mercoledì 15 ottobre 2008

ci sposiamo #1

Io e Vincenzo ci sposiamo fra un mese. Sono grata al mio lavoro che mi tiene lontana dall'Italia, al riparo da fornitori, parenti, aggressive sollecitazioni di un intero smisurato segmento di mercato wedding-related (ho visto cose che voi umani non potete immaginare ... ). Sono anche beatamente aliena alla strana, incomprensibile euforia che agita le donne - mamme, amiche, conoscenti, sorelle - nell'imminenza dell'evento matrimonio.
Sì, mi sposo. Ma, onestamente, DOPO CINQUE ANNI DI CONVIVENZA ... I would hardly say it is big news. Motivo per cui tendo a dissociarmi, facendo un grosso sforzo di concentrazione solo per specifici task organizzativi, come nei 10 giorni che abbiamo passato a Pisa alla fine di settembre. Perché quello che vedo io del matrimonio è essenzialmente la festa, e mi importa che sia bella, che tutti siano felici come lo siamo noi.

Mi sono fermata a pensare e mi sono annotata alcune cose.

Non mi sposo perché sono "cresciuta", non sono diventata una "donna matura" e non ho "messo la testa a posto". Non mi sposo perché ho cambiato idea sul matrimonio e non rinnego l'accezione liberata e libertaria che ho delle relazioni fra persone. Non mi sposo perché ho già compiuto 32 anni e l'alternativa è essere "la zia zitella" (fenomeno ricorrente in un ramo della mia famiglia). Giuro che non nascondo nel profondo dell'armadio - meno che mai dei miei sogni - nessun costosissimo abito bianco. Ovviamente non mi serve la lista di nozze per arredarmi la casa e il viaggio di nozze non è l'unica occasione che ho nella vita per visitare un paese straniero. Non mi sposo per farmi mantenere, non per avere un tetto sopra la testa, nemmeno per "promozione sociale". E soprattutto non mi sposo per "tenermelo stretto che un ragazzo d'oro così quando mai lo ritrovo" (e che in più mi sopporti). Niente di tutto questo. Il matrimonio NON E' il momento cruciale della mia esistenza.

Ci sposiamo perché in questi cinque anni siamo stati felici e pensiamo di continuare ad esserlo. Perché noi due formiamo una squadra e insieme ci divertiamo moltissimo. Perché il sabato mattina a colazione discutiamo di grandi temi di sociologia, letteratura e politica internazionale e poi guardiamo i cartoni animati. Perché lui vive serenamente a Tirana e io mi abituo a Bruxelles. Perché ci conosciamo dal 1994 e abbiamo fatto insieme tutta l'Università, che è quando eravamo vergognosamente giovani. Perché i primi tempi che vivevamo insieme ho compilato una lista di differenze insuperabili e abbiamo scelto di andare avanti lo stesso, di vedere come andava a finire. Quando lui ha lasciato la casa di via Roma e ha preso la residenza a casa mia, QUELLO SI' è stato un momento cruciale della mia esistenza.

Ci sposiamo per celebrare questa alliançe (come si dice in francese) che non ci lega affatto ma ci tiene insieme, con la voglia ogni sera di tornare a casa per ritrovarsi. Da cinque anni, trecentosessantacinque giorni in un anno, due bisestili, fa ad oggi diciamo milleottocento sere. Il 15 novembre non è una data a caso: è il quinto anniversario di quella prima sera, quella cominciata con la nostra improbabile partecipazione a una festa degli skonvolts e finita al d'note. Qualcuno c'era e se ne ricorderà.

Per questo ci sposiamo così: senza cravatta, senza abito da sogno, senza cascate di fiori, senza decorazioni sulla torta, senza bomboniere. Però con molte persone e molta birra, che è come a noi piace passare la vita!

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