mercoledì 25 giugno 2008

reporting from Piazza Barberini

Sono in un albergo a 4 stelle nel pieno centro di Roma capitale, precisamente in Piazza Barberini. Per una fortuita serie di coincidenze mi trovo qui per lavoro, per presenziare ad una conferenza che si è tenuta nella “Sala del Cenacolo”, una pertinenza di Montecitorio di antica e assoluta bellezza, all'interno di un chiostro. Perché l'Italia è un Paese così: può permettersi con non chalance di ospitare le delegazioni internazionali in luoghi impressionanti di arte e cultura e al tempo stesso spedire in giro per il mondo una Ministra-velina e un Presidente del Consiglio che fa delle gran battutone nei consessi europei.

Comunque. Il punto è che fino a pochissimo tempo fa non mi sarei potuta nemmeno permettere due notti in un posto come questo, e a tutt'oggi ci penserei attentamente prima di regalarmi lo sfizio. Mi piace questo leggero brivido che ancora mi capita di provare, questo vivere un po' al di sopra delle mie possibilità. Come quando GP aveva l'appartamento ai Parioli pagato dalla casa di produzione, ma non per questo la Vespa meno scassata. O come quando a Mahdia abbiamo preso l'aperitivo al bar IN piscina (che è diverso da A BORDO piscina...) ma ci siamo ugualmente applicati a risparmiare sulla tessera-drink. O al Carthage Palace ci davamo tante arie e poi entravamo in 12 con un solo abbonamento ...

Mi piace conservare il senso della misura e non dare niente per scontato: lo trovo un privilegio. Ho scoperto che in questi alberghi appena lasci la stanza, anche solo per andare a prendere un gelato, passa fulminea la cameriera a rifartela e cambiarti gli asciugamani ... lo trovo persino un po' invadente! Ma se per qualsiasi ragione c'è da dormire nella maison de passage con la zanzariera e un occhio agli scarafaggi, io mi adatto. Perché sono quella che sono (un po' cialtrona), e devo dire che mi piace.

occasioni perdute

questa è una breve ballata delle occasioni perdute.
che: "sempre meglio avere rimorsi che rimpianti", diceva una frase di non so chi che mi ricordo di avere ricopiato in uno dei miei diari quando ero ragazzina, e che mi impressionò molto (all'epoca in cui ero impressionabile, e un po' anche adesso). ma a volte ci sono delle occasioni che vanno perdute, nonostante tutta la buona volontà. forse sono una ragazza distratta, per perderne così tante.
e nemmeno tutte me le ricordo: queste sono, in ordine sparso, solo alcune delle più belle:

l'occasione perduta di passare del tempo con un amico, che poi comunque a distanza di anni sto per sposarlo
l'occasione perduta di avere un figlio quando ero abbastanza incosciente da tenerlo
l'occasione perduta per avere una vita qualunque, le molte volte che l'ho desiderato perché ero troppo, davvero troppo stanca
l'occasione perduta di avere una promozione perché no, mi dispiace: ho già preso un altro impegno, e mi trasferisco in un ufficio dove della gente si sentirà legittimata a trattarmi come una segretaria
l'occasione perduta per vedere un libro "a cura di" e poi il mio nome, invece di quello di qualche moglie di secondo letto di direttore di dipartimento
l'occasione perduta di insegnare che la demografia è una scienza politica, perché non mi bastava proprio la pazienza
l'occasione perduta di uscire indenne da una nottata memorabile con delle persone speciali (che mi mancano)
l'occasione perduta di non fare del male a qualcuno che mi ha amato per anni e poi è scomparsa dalla mia vita
l'occasione perduta di dare un bacio come un piccolo equivoco senza importanza, con o senza divano
l'occasione perduta di quando fai un sogno e per settimane continui a chiederti in che senso

ho un ricordo preferito: fine novembre 1999, pisa, sole d'inverno. ho appena finito di laurearmi e per quello che ne so la mia vita è e resterà perfetta. io e alessio abbiamo un piano (anche se ci scommetto che lui non se lo ricorda): mentre tutti brindano al bar noi sgattaioliamo fuori, ci sediamo sulle spallette dell'arno, nel sole, a fumare. io sarò scema, ma lui non è da meno ... ho 23 anni appena compiuti e il mondo non esiste fuori di me.

un giorno farò un repertorio di questi ricordi preferiti; perché di occasioni ne ho perdute, certo, ma quelle che ho colto sono enormente di più, oltre che onestamente strepitose.
e questo basta per dormire bene, stanotte, in fondo all'ultimo bicchiere ...

domenica 22 giugno 2008

devastuar

L'albanese ha anche una grammatica complicata: i sostantivi, ad esempio, hanno tutti e tre i generi, hanno i casi ma anche gli articoli, i verbi hanno tre coniugazioni regolari più quelle irregolari e dei modi stranissimi, tipo l'ottativo (come in greco antico) e l'ammirativo. Per ora, mentre ancora non ci capisco niente, il mio cervello ha cominciato a orientarsi isolando alcuni suffissi ricorrenti: ad esempio -tim, che deve essere come -zione, o -tuar, che indica participio passato.

Qualche giorno fa eravamo a cena in un locale durante la partita; il commentatore a un certo punto segue un'azione che va male e esclama: DEVASTUAR! Nessuno di noi stava seguendo la partita, ci guardiamo e scoppiamo a ridere: devastuar ?!? Ma che parola fantastica !!! Decido immediatamente che farà parte del mio personale elenco di parole preferite che prendo da varie lingue; anzi: devastuar è TROPPO bella, devo subito diffonderla fra i miei amici italiani e farla diventare un modo di dire imprescindibile!

A dire la verità, ora sul dizionario non la ritrovo: pare che “devastato” si dica rrënuar; però a tavola eravamo in 6 e l'abbiamo capita tutti nello stesso modo ... Quindi non lo so se esiste davvero, ma voglio pensare di sì, perché non mi riesco a immaginare un'altra parola che esprima così perfettamente il concetto.

Tutto questo per dire che Vincenzo è partito stamattina. LO SO che starà via solo una settimana e che forse anche io mancherò qualche giorno per un convegno, però il mio cuoricino non è ancora abituato all'idea che lui torni presto per davvero, che non sarà più come a Tunisi che sta via un'infinità di tempo e io in culo al mondo ci devo abitare da sola come se non fossimo una vera famiglia.
Quindi ecco ... diciamo che, in attesa di conferma, per il momento mi sento abbastanza devastuar.

sabato 21 giugno 2008

alfabet

Sabato mattina io e Vince abbiamo passato due ore all'Artist a fare colazione: tavolino all'aperto, santissima pace, cameriere sveglio, cose buone da mangiare: frappé di caffè superspumoso, omelette gigante al formaggio, sanduiç di pane nero con salame e insalatina fresca, brownies col gelato ... (e conto minimal). Ero uscita di casa munita di dizionario shqip-italisht, determinata a sfruttare il tempo della colazione per fare finalmente il primo passo: imparare l'alfabeto albanese!
Non è che Vincenzo fosse proprio entusiasta del mio piano, visto che è ancora scosso dal ricordo del mal di testa fulminante che gli scoppiava l'estate scorsa quando io e Valeria ripetevamo arabo (tecnicamente: Valeria mi dava ripetizioni) e io successivamente lo perseguitavo indicando oggetti in giro per la cucina e pronunciando più male che bene suoni incomprensibili (e in pratica intrascrivibili): felfel! kosksi! tmaten! musch 'hara! psal! barscha! djben! aslema! bislema! sbala'hir! Comunque, si è convinto intanto per l'alfabeto, così almeno possiamo leggere i cartelli; per il corso estivo oppone ancora resistenza, ma io non demordo.

Anche l'albanese è una lingua parecchio complicata, benché gli autoctoni si mostrino invariabilmente assai stupiti di questo commento, al quale rispondono che SEMBRA difficile ma in realtà basta farci l'orecchio, come fanno loro con qualsiasi altra lingua.
Ora, linguistica spicciola insegna che la facilità di apprendimento delle lingue straniere è direttamente proporzionale alla quantità di fonemi che si impara ad articolare durante la prima infanzia, in genere tramite la lingua materna (e la TV non doppiata aiuta parecchio); è per questo che gli slavi, gli arabi e anche gli albanesi imparano l'italiano in tre settimane, mentre noi italiani restiamo ciucci senza speranza. L'alfabeto albanese - tanto per capirsi - si compone di 36 lettere: 7 vocali, 20 consonanti semplici e 9 digrammi (che sono coppie di consonanti che corrispondono a un fonema unico e non a una doppia): questo indubbiamente agevola loro, ma mette noi in grossa difficoltà!

La cosa buona di questo stranissimo alfabeto è che i fonemi mi sono tutti già noti, fra italiano inglese spagnolo e francese, e non ci sono inarrivabili prodezze come in arabo: è già un pezzo avanti! Quella un po' tricky è la C, che si legge come la Z sorda italiana (in fonetica: /ts/), però si ricorda facilimente perché è quella di piCeri: pizzeria. Poi hanno tutti i digrammi possibili con l'h: TH, DH, SH, XH e ZH. XH si legge come la g(i) italiana di giorno (in fonetica: /dʒ/), come sanno tutti quelli della mia generazione che hanno studiato Politica Internazionale alla fine degli anni Novanta. Ma il mio preferito è ZH, che si legge come la g francese di stage, un po' strascicata (in fonetica: /ʒ/).

La prima parola albanese che ho imparato, perché l'ho vista scritta su un sacco di cartelloni sulla strada dall'aeroporto in città, è stata LAVAZH. Che io leggevo tipo /lavazz/ e pensavo significasse che lì c'era un bar dove si poteva bere NIENTE DI MENO CHE caffè Lavazza! A ripensarci ci muoio dalle risate, ma mi rendo conto che un anno e mezzo di Tunisia su certe cose (tipo trovare del vero caffè) mi aveva proprio segnata: lavazh, che si legge /lavaʒ/, indica giustamente l'autolavaggio ...

Sia gli albanesi che gli italiani mi segnalano l'inutilità di imparare la lingua locale, visto che lavoro in italiano (raramente in inglese) e quasi ovunque la gente parla italiano e lo fa bene e con grande piacere. Io però sono determinata, perché questa lingua mi fa simpatia, anche perché è forse l'unica al mondo in cui ci sono un sacco di parole riprese dall'italiano. E poi, sarà che io sono figlia di un'epoca già ampiamente post coloniale, ma resto convinta che in un Paese in cui sono ospite devo riuscire a dire quantomeno buongiorno, buonasera e grazie alle persone che incontro, invece di aspettarmi sempre (o addirittura pretendere, come pure vedo fare) che tutti mi capiscano quando parlo nella mia lingua.

“Grazie”, per esempio, si dice faleminderit. Queste parole che non mi somigliano a niente mi affascinano irresistibilmente!

venerdì 20 giugno 2008

hard to believe

I KNOW everybody will find this hard to believe ... THIS NOTWITHSTANDING: sto andando in palestra! E non in una palestra qualunque, bensì nella palestra più esclusiva di Tirana, che è quella dello Sheraton.

C'è poco da sghignazzare: ho dovuto compilare moduli, rilasciare dichiarazioni, procurarmi una raccomandazione, allegare fototessere, e poi comunque aspettare due giorni per conoscere l'esito della mia domanda di ammissione. Complicato come ottenere il visto per un Paese africano, nonché complessivamente parecchio più costoso. Ma ne è valsa la pena: la palestra è piccola, pulita, air-conditioned, le macchine sono tutte nuove e perfettamente funzionanti, c'è una piccola piscina coperta riscaldata e una più grande all'aperto dove prevedo di passare i prossimi fine settimana; e poi docce, sauna, asciugamani puliti, frutta fresca all'ingresso. Insomma, "esclusiva" per davvero.

La cosa incredibile è che ci posso passare un'ora al giorno in assoluta pace e senza stancarmi particolarmente (perché sono MENO mezza sega di quello che sembro!!!), ascoltando a tutto volume delle trasmissioni imperdibili che BBC radio world service mette gentilmente a disposizione in versione podcasting.

Dovesse essere la volta buona che giusto a Tirana conduco una vita healthy? Con quello che è costato l'abbonamento semestrale, comunque, è sicuro che non salterò nemmeno un giorno! E poi, vuoi mettere la soddisfazione di entrare e uscire dallo Sheraton come se fossi di casa ...







giovedì 19 giugno 2008

varëse

La signora delle pulizie è passata da me in ufficio stamattina, ad avvisarmi che mancherà due settimane a luglio: va dal figlio che si laurea a Siena, ed è comprensibilmente fierissima.

La signora Luli lavora fissa per lo studio legale al secondo piano di Torre Drin; il lavoro da Giorgio e da me è un extra e "di nascosto", perché pare che lì allo studio abbiano fatto sapere che licenziano le signore che lavorano anche fuori: questa non l'ho ben capita, ma mi sono adeguata. La signora quindi passa "in incognito" (?!?) per ricordarci lo stipendio o avvisarci che manca qualcosa in casa e che lo prende lei; io in genere capisco la metà di quello che mi dice, nonostante la traduzione, ma apprezzo moltissimo lo sforzo che fa per coinvolgermi nella gestione della mia casa!
Almeno in queste ultime due settimane ci ha trovato Vincenzo, circostanza che le deve sembrare stranissima ma che è stata determinante perché lei scoprisse: 1) come funzionano le avvolgibili delle finestre, vale a dire NON spingendole e tirandole con le mani BENSÌ con l'apposita cinghiolina (le tapparelle sono una soluzione assai moderna, quasi avveneristica, qui a Tirana); 2) per stirare al vapore bisogna PRIMA mettere l'acqua nel ferro da stiro.
La signora e Vincenzo si intendono benissimo - anche se non so in che lingua - e lei quando lo sente nominare mi fa sempre «ah, marito serena: mirë mirë!» (tutte le signore lo trovano adorabile).

A parte le ferie la signora mi parla di comprare varëse: appendiabiti.
Appendiabiti? È vero che appendo sempre la felpa e il pigiama direttamente all'angolo della porta della stanza da letto e che lascio di tutto sullo schienale del divano ... Deve aver capito che sono troppo impegnata o troppo distratta o troppo sperduta per risolvere da sola questo grave problema di vivere in una casa senza appendiabiti ... Ma poi, di che tipo di appendiabiti starà parlando? Un porte-manteaux tipo piantana? (li detesto); un appendino di plastica color caramello che poi ci vuole il trapano per metterlo al muro? (non ho il trapano e non lo so nemmeno usare).
E comunque è vero: SONO troppo impegnata, devo preparare una riunione, istruire una missione, chiudere della corrispondenza urgente. Va bene, signora Luli: compri quello che vuole che poi le ridò i soldi; anzi se li fa dare direttamente da mio marito che lo trova a casa.

Quando rientro si svolge un dialogo del tipo:
- ottimo quell'appendino che hai fatto comprare alla signora
- io? veramente ha fatto tutto da sola!
- ma come, le ho dato i soldi, mi ha detto che glielo avevi chiesto tu
- non glielo avevo proprio CHIESTO io: lo ha deciso lei [vedi post precedente] ... ma insomma, dov'è? com'è?
L'appendiabiti è, in effetti, perfetto: grazioso, discreto, funzionale, si appende alla porta senza fare buchi e senza impedirle di chiudersi; costo intorno ai 3 euro, ora me ne faccio comprare altri due.

Questa signora è un genio: se rimpatrio la faccio emigrare in Italia come badante regolare e le affido la casa di Pisa per il resto della vita!

mercoledì 18 giugno 2008

... e donne

Sono stanca, stanchissima ... "Ho le mie cose", come ci insegnavano a dire quando eravamo piccole (un interessante rimosso antropologico) e come ci dicono i maschi, con quel tono sempre un po' fra il curioso e lo spaventato! Ammetto che starei volentieri a casa e che non mi piace dover andare in ufficio; che poi non è che sono nervosa: sono solo fisicamente stremata da questa ciclica ineluttabilità.

Forse per questo sono particolarmente accondiscendente con le donne che, in un modo o in un altro, si occupano di me.
«Diana, facciamole corte stavolta le unghie perché mi sembrano un po' troppo aggressive ... anzi, magari le facciamo arrotondate?»; «No no, rifacciamo la french che è più elegante per l'ufficio, e poi ti sta meglio questa lunghezza che dico io» (l'estetista).
«Frida scusa, tagliali solo dietro che non mi piacciono queste codine di ricrescita, no?»; «No, meglio un po' lunghetti dietro, fa più femminile, e sopra belli gonfi» (la parrucchiera).
«Signora Luli, questo detersivo va bene sia per lavare per terra che per lavare il bagno»; «Jo jo, meglio due diversi, io comprare» (la signora delle pulizie).
«Signora Alma, i pantaloni nuovi facciamoli senza tasche, così sono più facili e non li rovino mettendoci le mani»; «No tasche? No no, ci vogliono tasche, più bello, non preoccupare» (la sarta).

Mi arrendo. Un po' perché è inutile opporsi (!), un po' perché in realtà anche questo è un modo per esplorare il paese, osservare, imparare. Un po' anche perché mi diverte accorgermi di che genere di immagine proietto di me stessa se ognuna di queste donne sente di dovermi spiegare lei cosa è meglio per me!
SO che il giorno che abiterò in Africa (o a Bruxelles) e avrò una bonne che pensa a tutto lei mentre io scrivo e/o lavoro, sarò definitivamente riconciliata con la mia personale femminilità ...


Judy GRAHN, Blood, bread and roses: How menstruation created the world, Beacon Press, c1993, e tutte le pubblicazioni più recenti che i motori di ricerca dei grandi e-bookshop (anglosassoni) associano a questo!

lunedì 16 giugno 2008

just in case

Just in case you might think I am kind of overtelling Albanian natural wild-wild beauty ...


www.guardian.co.uk/travel/2008/may/22/albania.beach?page=all

www.independent.co.uk/travel/europe/ the-beaches-are-clean-in-albania-and-theyre-almost-empty-847255.html

cocktail nel fine settimana

Il venerdi estremamente piovoso ha fatto rapidamente desistere da una possibile gita nel vicino Montenegro (visto mai lo spot turistico che danno su Euronews? Montenegro: bellezza selvaggia!).

Il sabato allora, approfittando del tempo incerto, mi sono convinta a celebrare finalmente la casetta tiranese, in cui non avevo ancora ricevuto nessuno; anzi, che proprio nessuno aveva ancora mai visto, tranne Flavio quando abbiamo portato qui le valige (ma c'erano ancora i lavori da finire in cucina) e Andrea quella volta che mi ha chiuso il gas...
Volevo assolutamente che ci fosse Vincenzo, che è qui da martedi notte, armi e bagagli come si dice. Perché Tirana non è come Tunisi, dove solo io avevo una "vita sdoppiata": l'altra casa, l'altra lingua, gli altri nuovi amici, e lui sempre un po' di passaggio che cercava ogni mese di recuperare sul tempo perso della nostra lontanaza. Tirana invece è vivere di nuovo insieme, proprio come a Pisa, e provare entrambi alla pari questo bizzarro, complicato, avvincente privilegio della vita da espatriati.

Quindi, inaugurazione della casa. Temevo fosse troppo piccola, ma ho anzi verificato che un'altra volta posso invitare qualche persona in più. Abbiamo organizzato giusto una piccola cena buffet con gli altri espatriati dell'ufficio; però mi sono distratta a sporzionare le lasagne (!!!) e non ho fatto nemmeno una foto.

Domenica pensavo che mi manca degli apéro a Tunisi (a parte la vista sul mare) il fatto che erano, appunto, l'occasione per vedere e frequentare persone diverse da quelle dell'ufficio e che mescolavo con una certa incongruità. Mi divertiva impegnarmici quel minimo a spostarmi da un gruppetto all'altro, presentare ognuno a tutti quanti, infilarmi e sfilarmi dalle conversazioni; certo, poi bisogna dire che il negroni sbagliato aiutava ... specie col mio francese!

Un collega milanese-acquisito, in effetti, ha gentilmente offerto il prosecco (non è adorabile?!?), ma a me colpevolmente mancavano martini rosso e campari ... Magari per la prossima mi organizzo meglio. Magari qualcuno mi viene a trovare?

http://it.wikipedia.org/wiki/negroni_sbagliato

venerdì 13 giugno 2008

kolonat

In Albania non ci sono McDonalds', che già mi sembra un buon segnale di civiltà. E non deve essere nemmeno un problema di antiamericanismo, come in certi Paesi arabi (che comunque pure mi troverebbe d'accordo), ché qui di bandiere a stelle e strisce ne sventolano in gran quantità.

Loro, gli albanesi, hanno la loro catena di fast food, dove entri, ordini guardando le foto sui cartelloni, fai le combinazioni "menu" panino/trancio di pizza/hamburger + patatine + bibita piccola/media/grande, prendi il vassoio e poi sparecchi, tutto come d'abitudine. Si chiama KOLONAT ed è molto più simpatico del McDo.

Uno, perché la gente è carina e parla italiano. Due, perché ordini un trancio piccolo di pizza e te ne danno praticamente due (in Albania usano porzioni belle grandi). Tre, perché c'è un panine greqi che è vegetariano e anche saporito. Quattro, e più importante di tutti, perché puoi comporre un menu Amstel o un menu Heineken in cui ti danno la birra al posto della bibita gassata. Panino, patatine e birra per un massimo di 390 leke, che sono circa 3 euro: una svolta. Ovviamente hanno anche un baby-menu con pupazzetto allegato al cestino. IN PIU' fanno il servizio di delivery (kolonat taksi) fino a mezzanotte, che mi preoccuperò di testare quanto prima.

Ma la cosa veramente veramente divertente, in tutto ciò, è che il logo del Kolonat è una buffa K gialla su fondo rosso che somiglia incredibilmente alla famigerata M!!! Dovete credermi: gli albanesi SONO più avanti di quello che uno si potrebbe immaginare ...

martedì 10 giugno 2008

uomini

Ho sempre avuto degli uomini come capi. A volte deludenti, immaturi, arroganti, francamente psicopatici, umanamente difficili da gestire o anche semplicemente distratti; il mio ex capo preferito è anzi quasi quasi fuori di testa, ma deve essere per questo che mi piace lavorare per lui.
Comunque uomini, e non è che io sia ingegnere meccanico o fisico nucleare o non so bene quale altra specialità fortemente "maschilizzata" (è un termine tecnico dei gender studies: don't bother): alla fine dei conti ho studiato "solo" scienze politiche ... Anche se, pensandoci bene, mi ricordo precisamente molte volte in cui, mentre facevo la specializzazione in politica internazionale, mi sono sentita dire "però, Serena, accidenti ... con te si può parlare (sottinteso: di politica estera) come se fossi un uomo", e altri ameni commenti consimili.
Poi per quattro anni che ho fatto ricerca a tempo pieno ho dovuto difendere che i women's/gender studies non sono un (mio) capriccio ma una branca legittima delle scienze sociali e di quelle politiche; nel giudizio con cui sono stata ammessa a discutere la mia tesi dottorale (che comunque nessuno aveva letto) è consegnato agli atti che si trattava di un buon lavoro, nonostante "una certa impostazione un po' vetero-femminista".
ODIO quando mi danno della vetero-femminista a sproposito !

Oltre a capi uomini, tendo ad avere colleghi e amici maschi. Trovo quelli della mia generazione abbastanza sopportabili, o forse io col tempo sono diventata più paziente: quando mi accorgo che uno è fondamentalmente cretino mi disconnetto dalla relazione, senza più pretendere di mangiarmelo vivo. E poi, sto scoprendo che i trentenni sono insospettatamente interessanti: hanno dei dubbi, si sentono a volte fragili, sanno che non necessariamente avrebbero la meglio a scontrarsi con una donna e non per forza nutrono rancore.
Mi rendo conto che frequento un gruppo molto selezionato e statisticamente poco significativo, ma questa sensazione mi lascia sperare che le cose possano andare meglio, che possa finire la stagione del "non posso più darti ordini, puttana, per cui ti do una badilata in testa e poi trovo anche un avvocato che ha la faccia come il culo di difendermi in tribunale" (storia vera, purtroppo). Forse la mia generazione può essere quella che "parliamone alla pari", e la generazione dopo la mia meglio ancora.

Indipendentemte dal mio più o meno vetero femminismo, è che oggi ho partecipato a un seminario internazionale sulla tratta delle donne. Gli anni che ci sono voluti, in Italia, per tirare fuori dal cilindro una fattispecie di reato simile alla riduzione in schiavitù. I secoli che ci vorranno perché gli uomini si rendano conto di cosa c'è dietro i loro puttan-tour. Nel Paese in cui erano gli anni Novanta del secolo XX quando è stato infine messo nero su bianco che lo stupro, nel nostro ordinamento, è un reato contro la persona e non contro la morale. E in cui ancora recentemente mi sono sentita dire che il limite di età sotto il quale non si ammette rapporto sessuale consenziente è stata un'esagerazione delle solite femministe (il rapporto con una minorenne è stupro solo se l'uomo è più di tre anni maggiore di lei, in realtà).

Quando smetterò di lavorare perché sarò definitivamente stanca dell'ufficio, credo che per un po' farò la volontaria; forse non sono abbastanza brava col sostegno psicologico ma credo di poter scrivere progetti e fare fund raising, che comunque serve per andare avanti. Mi piace avere degli obiettivi, mi piace sapere che posso fare delle cose che hanno un senso. Presto, direi.

lunedì 9 giugno 2008

back from the South

Sono talmente stanca che ho quasi la nausea e una discreta fitta sopra la tempia destra; mi succede quando dormo poco e male per molti giorni, come durante questo fine settimana.

Siamo stati in un posto spettacolare: mare blu scuro e turchese, calette di grossi ciottoli levigati e scogli che ricordano Gaudì, montagne piene di verde con le cime nascoste dentro grosse nubi filacciose. Eravamo in pratica di fronte a Corfù (però con meno infrastrutture e meno turismo, almeno per il momento). Ha piovuto enormemente i primi due giorni e c'è stato il sole solo domenica mattina, come da BBC Weather Forecasting. A me piace la pioggia sul mare, solo che poi ci vorrebbe un bel camino acceso e un fuoco di legna profumata per asciugare l'umido, e anche - possibilmente - una persona vicino. Mare d'inverno, insomma; tranne che siamo in giugno...
Invece faceva freddissimo, io non avevo un pigiama lungo, le coperte del bungalow erano troppo pulciose per usarle e al fin y al cabo la mattina mi facevano male le spalle dall'aver cercato di dormire contratta per il freddo. Ho anche avuto di nuovo dei sogni affollati, che è un'esperienza che mi stanca moltissimo, per via di quel mio leggero disturbo del sonno che non distinguo bene i ricordi sognati da quelli da sveglia, quindi mi sento spossata come se avessi ragionato per davvero con la gente fino all'alba. Conseguentemente mi sono tornati anche i déjà-vu, altro chiaro segno di temperamento creativo e/o di cervelletto andato a male.

Sento l'elettricità che mi gira nel cervello e si appunta alla tempia destra, mi scava le occhiaie e mi tocca la bocca dello stomaco. Odio essere in ufficio e vegetare mentre avrei potuto dormire profondamente ancora un paio d'ore e arrivare qui tardi ma lucida. Non so quando farò di nuovo una gita come questa perché ho davvero desiderio di visitare il Paese, però non potendo guidare mi innervosisco. Vorrei fermarmi anche sul monte una volta, perché per me è un paesaggio impressionante (sono pur sempre nata in Puglia ...) e perché mi ricordo distintamente che "ho voglia di montagna" era una delle stupide risposte che davo a chi mi chiedeva come mi era saltato in mente di lasciare Tunisi per Tirana (l'altra risposta essendo: mi piace vivere nelle città che iniziano con la T).

Comunque, vorrei fare un giro in macchina come questo al sud ma più in solitaria, oppure più con degli amici; e per inenarrabili associazioni mentali con della musica che ho ascoltato in macchina mentre salivamo sul Logarà, direi che mi piacerebbe soprattutto che ci fosse il Manfro alla guida. Con l'età si diventa nostalgici ...

venerdì 6 giugno 2008

lavori in corso

Piove. Pioveva a Pisa e piove anche a Tirana. Starei a casa a scrivere e studiare, diligentemente. E invece ho deciso di prendere una pausa e fare un'altra cosa che amo moltissimo: leggere.

Ho letto Lucia Etxevarria, ora sto leggendo Carmen Rico-Godoy. Leggo fino a che non mi si chiudono gli occhi, mi dimentico di cenare, di lavare i piatti, di mettere la lavatrice. Leggo e nella mia testa ritorna la Spagna e tutto quello che ha significato per me viverci, tornarci, passarci. La Spagna e le sue donne, le mie donne, quel tatuaggio rimasto in sospeso che credo farò qui. Perché è strano come certi fili sparsi ti ricapitino fra le dita quando meno te lo aspetti e nelle occasioni e nei posti meno probabili. Soprattutto nei posti.

Inoltre, a pesar de la lluvia, nella pausa pranzo farò un salto a casa a preparare lo zaino e prendo un passaggio su una macchina di amici e colleghi diretti a sud. Mantengo l'impegno a vedere questo paese, scoprirlo, raccontarlo: prometto che prenderò appunti per i prossimi post.

Dovrei infilare fra la fouta del mare e il giacchetto impermeabile anche il mio EU text book ... ma potrei anche dimenticarmelo all'ultimo momento, no?