sabato 21 giugno 2008

alfabet

Sabato mattina io e Vince abbiamo passato due ore all'Artist a fare colazione: tavolino all'aperto, santissima pace, cameriere sveglio, cose buone da mangiare: frappé di caffè superspumoso, omelette gigante al formaggio, sanduiç di pane nero con salame e insalatina fresca, brownies col gelato ... (e conto minimal). Ero uscita di casa munita di dizionario shqip-italisht, determinata a sfruttare il tempo della colazione per fare finalmente il primo passo: imparare l'alfabeto albanese!
Non è che Vincenzo fosse proprio entusiasta del mio piano, visto che è ancora scosso dal ricordo del mal di testa fulminante che gli scoppiava l'estate scorsa quando io e Valeria ripetevamo arabo (tecnicamente: Valeria mi dava ripetizioni) e io successivamente lo perseguitavo indicando oggetti in giro per la cucina e pronunciando più male che bene suoni incomprensibili (e in pratica intrascrivibili): felfel! kosksi! tmaten! musch 'hara! psal! barscha! djben! aslema! bislema! sbala'hir! Comunque, si è convinto intanto per l'alfabeto, così almeno possiamo leggere i cartelli; per il corso estivo oppone ancora resistenza, ma io non demordo.

Anche l'albanese è una lingua parecchio complicata, benché gli autoctoni si mostrino invariabilmente assai stupiti di questo commento, al quale rispondono che SEMBRA difficile ma in realtà basta farci l'orecchio, come fanno loro con qualsiasi altra lingua.
Ora, linguistica spicciola insegna che la facilità di apprendimento delle lingue straniere è direttamente proporzionale alla quantità di fonemi che si impara ad articolare durante la prima infanzia, in genere tramite la lingua materna (e la TV non doppiata aiuta parecchio); è per questo che gli slavi, gli arabi e anche gli albanesi imparano l'italiano in tre settimane, mentre noi italiani restiamo ciucci senza speranza. L'alfabeto albanese - tanto per capirsi - si compone di 36 lettere: 7 vocali, 20 consonanti semplici e 9 digrammi (che sono coppie di consonanti che corrispondono a un fonema unico e non a una doppia): questo indubbiamente agevola loro, ma mette noi in grossa difficoltà!

La cosa buona di questo stranissimo alfabeto è che i fonemi mi sono tutti già noti, fra italiano inglese spagnolo e francese, e non ci sono inarrivabili prodezze come in arabo: è già un pezzo avanti! Quella un po' tricky è la C, che si legge come la Z sorda italiana (in fonetica: /ts/), però si ricorda facilimente perché è quella di piCeri: pizzeria. Poi hanno tutti i digrammi possibili con l'h: TH, DH, SH, XH e ZH. XH si legge come la g(i) italiana di giorno (in fonetica: /dʒ/), come sanno tutti quelli della mia generazione che hanno studiato Politica Internazionale alla fine degli anni Novanta. Ma il mio preferito è ZH, che si legge come la g francese di stage, un po' strascicata (in fonetica: /ʒ/).

La prima parola albanese che ho imparato, perché l'ho vista scritta su un sacco di cartelloni sulla strada dall'aeroporto in città, è stata LAVAZH. Che io leggevo tipo /lavazz/ e pensavo significasse che lì c'era un bar dove si poteva bere NIENTE DI MENO CHE caffè Lavazza! A ripensarci ci muoio dalle risate, ma mi rendo conto che un anno e mezzo di Tunisia su certe cose (tipo trovare del vero caffè) mi aveva proprio segnata: lavazh, che si legge /lavaʒ/, indica giustamente l'autolavaggio ...

Sia gli albanesi che gli italiani mi segnalano l'inutilità di imparare la lingua locale, visto che lavoro in italiano (raramente in inglese) e quasi ovunque la gente parla italiano e lo fa bene e con grande piacere. Io però sono determinata, perché questa lingua mi fa simpatia, anche perché è forse l'unica al mondo in cui ci sono un sacco di parole riprese dall'italiano. E poi, sarà che io sono figlia di un'epoca già ampiamente post coloniale, ma resto convinta che in un Paese in cui sono ospite devo riuscire a dire quantomeno buongiorno, buonasera e grazie alle persone che incontro, invece di aspettarmi sempre (o addirittura pretendere, come pure vedo fare) che tutti mi capiscano quando parlo nella mia lingua.

“Grazie”, per esempio, si dice faleminderit. Queste parole che non mi somigliano a niente mi affascinano irresistibilmente!

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ahah che torsolo, dimenticavo che la capitale è Ankara ... chissà se te ne saresti accorta?