venerdì 26 dicembre 2008

reporting from Bratislava #2

Bratislava è una città di insospettata bellezza. È una minuscola capitale europea che si visita tranquillamente a piedi in una giornata, nonostante il freddo; poterla vedere in questi giorni natalizi, con Slovacchi e i turisti tutti a casa, è stato un vero privilegio.

Il castello di Hrad soprattutto mi ha impressionata, per la vista sulla città. Il fiume (anche questo è Danubio, ma qui in inverno non è navigabile); i ponti modernissimi che si tuffano verso la parte nuova della città: superstrade a più corsie, grattacieli e centri commerciali; le montagne intorno, sullo sfondo, che danno all'aria quel colore leggermente bruno ... È solo una sfumatura, ma la distinguo chiaramente.

Per il resto: chiese e palazzi, teatri, molte cupole e tetti di tegole rosse. Niente di veramente rimarchevole, a parte la Chiesa dei Trinatari, con un trompe l'oeil totale sull'intera cupola, e la piccola "Chiesa Blu", minuto e leggermente bizzarro esempio di Jugendstil locale.

Il centro è pieno di locali: bar, caffé, ristoranti ... Se domani magari si decidessero ad aprire?

giovedì 25 dicembre 2008

reporting from Bratislava #1

Siamo arrivati a Bratislava alla vigilia di Natale: era tutto chiuso, buio pesto e nessuno per strada. Siamo riusciti a prendere l'unico taxi ancora parcheggiato vicino alla stazione; il tassista ci ha perentoriamente dichiarato il prezzo della corsa accompagnato da un "it's christmas" che non ammetteva contrattazioni; quindi ci ha condotti a preoccupante velocità - e ancora più preoccupante prossimità con un tram in curva - all'inizio della zona pedonale del centro storico, dove ci ha mollati senza ulteriori complimenti.

Il nostro lussuosissimo albergo (un'altra delle mie occasioni last minute: ne sono fierissima!) si trova in un antico palazzo restaurato in maniera stilosissima per ospitare anche una galleria di negozi di alta moda e vari localini iper chic. Tutto chiuso, compresi bar, caffé e ristorante dell'albergo.

Usciamo a fare una passeggiata. Le strade sono completamente deserte. Girato l'angolo ci ritroviamo nella piazza principale della città, con i palazzi e le chiese elegantemente illuminati. E ancora nessuno per strada. Forse in Slovacchia il Natale è una festa molto sentita e molto privata ... enormemente privata, direi.

La situazione assume contorni leggermente surreali, e comincio a prenderci gusto. È come camminare in una cartolina: Bratislava di notte, vuota e silenziosa. Mi piace.

mercoledì 24 dicembre 2008

interludio

Ho un messaggio nella bottiglia, per un lettore distratto.

Prendo un treno da Budapest a Bratislava. Sono in Europa dell'est, fa freddissimo, uso ancora la stessa guida e lo stesso zaino. Leggo un libro bilingue col testo a fronte (solo che questo è in francese e non in inglese).

Ho un déjà-vu? Ho già fatto questo viaggio? Ho già fatto un viaggio come questo ...

Mi manca un tizio che un giorno mi ha detto: "e se andassimo in Polonia a marzo?". E io: "ok, prendo il biglietto, ci troviamo a Berlino e passiamo insieme la frontiera". Come se fosse una cosa normale.
Ho delle foto in bianco e nero bellissime. Il piumino all'epoca ho dovuto prenderlo in prestito perché non ero mai stata in un posto così freddo. Il Mar Baltico me lo ricordo come un sogno coi colori strani ...

Voglia di rifarlo. A presto.

lunedì 22 dicembre 2008

reporting from Budapest #3

Il tram numero 2 percorre lentamente tutto il lungofiume dal lato di Pest. Altre linee modernissime collegano in continuazione un capo all'altro della città, lungo i viali radiali. Il braccio più corto della rete metropolitana - la linea M1 - è la più antica metro sotterranea del continente (seconda nel mondo solo a quella di Londra) ancora in funzione, deliziosamente decorata nelle varie stazioni con antiche affiches di spettacoli dell'opera. Le stazioni dei treni sono due (una verso est, una verso ovest) entrambe imponenti e di sapore decisamente ottocentesco.

Tutto si raggiunge facilmente, ogni cosa è ben collegata. E infine i sei ponti sul Danubio, che tengono insieme questa capitale riccamente europea. Ogni ponte ha un nome, uno stile, una sua storia e almeno due date: quella della prima costruzione e quella della ricostruzione dopo la fine della seconda guerra mondiale, dopo che le truppe naziste in ritirata lo avevano fatto saltare.

Amo l'urgenza di questo ripristinare collegamenti. Amo i ponti, in effetti, come elementi urbanistici, come oggetti artistici e anche come metafore semplici. Sono nata in una città di mare famosa per i suoi ponti.

La gita in barca sul Danubio è bella, come il fatto che le due rive siano patrimonio dell'umanità lascia immaginare. Tanto più preziosa se fatta alle 5:00 pm, quando è praticamente già notte fonda e ogni cosa è illuminata con moderna e discreta maestria, dal lato di Buda e da quello di Pest. Fa freddo, com'è giusto

domenica 21 dicembre 2008

reporting from Budapest #2

Si dice che delle due anime di questa città-congiunta, Buda sia quella splendida. Pare che esista persino un antico modo di dire secondo il quale l'unica bellezza di Pest consisterebbe nel fatto che permette di ammirare Buda dall'altra parte del fiume.
Mentre attraverso le strade di Pest - larghe, moderne, eleganti, affollate di un'architettura début de siècle perfettamente ripresa e valorizzata - capisco che questo adagio è ormai terribilmente anacronistico.

Per chi ama le città, Pest è un'euforia di storie: chiese, sinagoghe, palazzi, teatri, accademie, piazze, musei. Gli edifici civili sono neoclassici, romantici, neorinascimentali, art nouveau, neogotici e infine francamente eclettici; le cupole delle chiese si confondono con quelle delle sinagoghe e i campanili con i minareti e i colori sono vividi e fastosi contro il cielo sempre un po' grigio dell'inverno. Il neogotico ungherese, in specie, non tanto "tende verso l'alto" quanto scioglie impercettibilmente le forme, come se le minute decorazioni delle guglie fossero marmo colato e rappreso; ho visto altrove quest'intuizione portata ad estreme conseguenze, ma è in questo stadio che la trovo perfettamente affascinante: il Parlamento ungherese è di sicuro il più bello del mondo.

Annoto i due dettagli che preferisco alla fine della prima esplorazione di Pest; la mia competenza in storia dell'arte è troppo modesta per esprimere un giudizio di merito, ma queste sono due belle storie.

Belvarosi Templom è la chiesa parrocchiale del centro città, che oggi si ritrova infelicemente accanto a un parcheggio e a una sopraelevata. Edificata inizialmente nei secoli XII-XIII (in forme romaniche), ricostruita nei secoli XIV-XV (in stile gotico), trasformata dai Turchi in moschea, barocchizzata nel secolo XVIII, quindi restaurata a più riprese nel corso del Novecento, riassume efficacemente la vicenda storica e artistica di tutta la città. All'interno resta intatta la nicchia del mirhab, quella che indica la direzione della Mecca per la preghiera, spesso considerato il luogo più santo della moschea.

Il Vigado (il Ridotto) fu il ritrovo del bel mondo, rinomata sala da ballo e concerti. In quest'atmosfera di luci e voci di sottofondo che provengono dal corso affollato subito dietro al palazzo, viene facile immaginarsi la fine dell'Ottocento e la belle époque, quando questa città - la sua nobiltà, la sua alta borghesia - rivaleggiava con la scomoda vicina Vienna. E anche qui risuonavano note di valzer e si andava all'opera e nei caffé si cospirava per l'indipendenza e l'autodeterminazione dei popoli (attitudine che, all'uopo, tende a riproporsi) ...

sabato 20 dicembre 2008

reporting from Budapest #1

Budapest è, come prima cosa, un albergo a cinque stelle dove io incongruamente arrivo con lo zaino da campeggio che risale a quando viaggiavo per l'Europa in treno (perché quelli della mia generazione sono stati giovani subito prima dell'avvento delle low cost!). Pazienza per l'imbarazzo del concierge: d'altra parte siamo quelli che hanno prenotato la super offerta last minute con la quale una notte qui costa quanto in un pulcioso pensionato romano.

E' il nostro viaggio di nozze e magari potremmo osare di più, ma manteniamo un approccio oculato alla spesa, sperando che dopo l'ultima tappa prevista restino abbastanza soldi per un'altra capitale, forse due. Qui la stanza è uno "studio" (à la française) con angolo cottura, il che risolve enormemente il problema di fondo di essere vegetariana in un'area geografica nota per il gulash. Abbiamo anche il divano, il maxischermo con i canali tv internazionali e i dvd, piscina riscaldata con idromassaggio, jacuzzi piccola, sauna, palestra, lounge bar con servizio in camera.

Ho fatto un bagno bollente pieno di schiuma, mi sono avvolta in un accappatoio gigantesco e morbidissimo, una signorina molto gentile ha bussato alla porta con un cosmopolitan e un margarita. Tutto questo è sicuramente e definitivamente al di sopra delle nostre possibilità, il che lo rende tanto tanto tanto più romantico ...

GRAZIE VERAMENTE GRAZIE a tutti quelli/e che hanno contribuito a regalarci questo viaggio!

venerdì 19 dicembre 2008

NdA

Quasi un mese senza scrivere, lo so. Sembra strano anche a me; tanto più che non scrivere non implica affatto non pensare, né non sentirmi sola.

E' che ho avuto un'ultima settimana difficile al lavoro, piena di imprevisti, bilanci e sconfitte. Tutto il mese di dicembre è stato pesante: come spesso capita nelle comunità di espatriati, la fine dei contratti coincide con partenze senza biglietto di ritorno. Una parte importante di quel poco che conosco e frequento a Tirana, quindi, non sarà più lì a gennaio 2009.
Capisco che in fondo è un bene, che questo mi spingerà a uscire di più, a familiarizzare con quelli che sono rimasti, a cercare ancora, meglio, più a fondo. Ho bisogno di pensare che ci sono persone sulle quali, in un modo o in un altro, posso contare; ora che ho confermato la mia intenzione di restare, ho bisogno di avere degli amici che non abitino dall'altra parte del mare. E devo rinunciare a fare confronti ...

Tutto questo mi ha stordita e mi ha distratta. Quando volevo scrivere c'era sempre qualche stupida scadenza in ufficio che saltava fuori dal nulla e/o a casa mancava la connessione internet. Ho provato con angoscia la sensazione del tempo che passa inutilmente, del contorno di me stessa che perde consistenza e diventa sfocato mentre io non capisco più come e perché non so se sto bene dove sto. Se a Tirana (e ovunque nel mondo) trovassi un bar che vende birra Raffo, piangerei dall'emozione.

Oggi comunque - cascasse il cielo - prendo un aereo per Budapest. Ho prenotato solo alberghi con accesso internet incluso: sarò più SERENA e racconterò molte più storielle.

lunedì 8 dicembre 2008

brief from Verona


Per questo anticipo di viaggio di nozze abbiamo cercato una città italiana che fosse facilmente raggiungibile da Vince in treno e da me con BelleAir, che nessuno dei due avesse mai visitato e che fosse coerente col tema che abbiamo scelto delle "capitali dell'impero austro-ungarico"; così ci siamo trovati nella bellissima Trieste.

Per rientrare in Albania, però, ho dovuto cambiare aeroporto, perché BelleAir vola su molte destinazioni con pochi aerei e i collegamenti non sono giornalieri. Motivo per cui, seguendo la simpatica geografia commerciale della compagnia low-cost italo-albanese, ci siamo ritrovati a Verona.
Un gioiello di marmi rossi e mattoni, un fiume (Adige) sontuoso e fasti scaligeri che mi hanno riportata ad antiche letture liceali e alla mia sempre troppo povera frequentazione con la storia. Perché nessuno mi aveva avvisato che Verona è così bella? Perché nessuna stupida gita scolastica mi ha mai portata più a nord delle tombe etrusche? E perché la gente si fissa a fotografare un insulso balcone mentre tutto attorno è la corte di Cangrande della Scala?
Secondo la mia guida, peraltro, il nome "cangrande" deriva dal fatto che, grazie ai commerci sulla via della seta, si sapeva che i grandi re e condottieri mongoli si chiamavano Khan, come il Kublai Khan di Marco Polo. E noi oggi pensiamo di essere molto intelligenti perché abbiamo "scoperto" la globalizzazione ...

A mo' di chiosa: la geografia dei voli BelleAir risponde a una strategia commerciale precisa e geniale, che consiste nello scegliere aeroporti in corrispondenza di insediamenti importanti di immigrati albanesi. Altro che Alitalia e i suoi voli vuoti con destinazione vicino casa di qualche parlamentare ...

sabato 6 dicembre 2008

brief from Trieste

Trieste ha la piazza più bella che abbia mai visto: tre lati di scenografia urbana civile (non religiosa), imponente e lussuosa e un quarto lato completamente aperto sul mare. E dalla Guida Rossa del Touring Club apprendo che il piccolo teatro romano, oggi chiuso fra i palazzi, era concepito originariamente con lo stesso spirito: delle quinte fisse e dietro, come scenario, il mare.
Sono quelle occasioni in cui inevitabilmente mi domando cosa ne farò di una casa proprio a Pisa - l'antica Repubblica marinara senza più mare - e cerco di indovinare il senso remoto dei miei personali simbolismi.

Non spirava la bora in questi giorni, con mio inconfessabile disappunto. Ripenso a quanto profondamente e permanentemente mi abbia segnata il fatto di essere cresciuta in una città sul mare, con la sua mitopoietica liquida di arrivi e partenze e la sua gente insolente e bugiarda, sempre presa di nostalgia per il posto in cui non si trova in quel momento. Penso ai miti di fondazione e alle storie di santi marinai e alle madonne miracolose che deviano i maremoti. Penso all'unica lealtà che conta, che è quella sulla barca che vale la vita o la morte.
E mi chiedo: come deve essere, allora, crescere in una città dove tira un vento che ti porta via?


PS: Questo lungo fine settimana è un anticipo del viaggio di nozze !!!