Si dice che delle due anime di questa città-congiunta, Buda sia quella splendida. Pare che esista persino un antico modo di dire secondo il quale l'unica bellezza di Pest consisterebbe nel fatto che permette di ammirare Buda dall'altra parte del fiume.
Mentre attraverso le strade di Pest - larghe, moderne, eleganti, affollate di un'architettura début de siècle perfettamente ripresa e valorizzata - capisco che questo adagio è ormai terribilmente anacronistico.
Per chi ama le città, Pest è un'euforia di storie: chiese, sinagoghe, palazzi, teatri, accademie, piazze, musei. Gli edifici civili sono neoclassici, romantici, neorinascimentali, art nouveau, neogotici e infine francamente eclettici; le cupole delle chiese si confondono con quelle delle sinagoghe e i campanili con i minareti e i colori sono vividi e fastosi contro il cielo sempre un po' grigio dell'inverno. Il neogotico ungherese, in specie, non tanto "tende verso l'alto" quanto scioglie impercettibilmente le forme, come se le minute decorazioni delle guglie fossero marmo colato e rappreso; ho visto altrove quest'intuizione portata ad estreme conseguenze, ma è in questo stadio che la trovo perfettamente affascinante: il Parlamento ungherese è di sicuro il più bello del mondo.
Annoto i due dettagli che preferisco alla fine della prima esplorazione di Pest; la mia competenza in storia dell'arte è troppo modesta per esprimere un giudizio di merito, ma queste sono due belle storie.
Belvarosi Templom è la chiesa parrocchiale del centro città, che oggi si ritrova infelicemente accanto a un parcheggio e a una sopraelevata. Edificata inizialmente nei secoli XII-XIII (in forme romaniche), ricostruita nei secoli XIV-XV (in stile gotico), trasformata dai Turchi in moschea, barocchizzata nel secolo XVIII, quindi restaurata a più riprese nel corso del Novecento, riassume efficacemente la vicenda storica e artistica di tutta la città. All'interno resta intatta la nicchia del mirhab, quella che indica la direzione della Mecca per la preghiera, spesso considerato il luogo più santo della moschea.
Il Vigado (il Ridotto) fu il ritrovo del bel mondo, rinomata sala da ballo e concerti. In quest'atmosfera di luci e voci di sottofondo che provengono dal corso affollato subito dietro al palazzo, viene facile immaginarsi la fine dell'Ottocento e la belle époque, quando questa città - la sua nobiltà, la sua alta borghesia - rivaleggiava con la scomoda vicina Vienna. E anche qui risuonavano note di valzer e si andava all'opera e nei caffé si cospirava per l'indipendenza e l'autodeterminazione dei popoli (attitudine che, all'uopo, tende a riproporsi) ...
Mentre attraverso le strade di Pest - larghe, moderne, eleganti, affollate di un'architettura début de siècle perfettamente ripresa e valorizzata - capisco che questo adagio è ormai terribilmente anacronistico.
Per chi ama le città, Pest è un'euforia di storie: chiese, sinagoghe, palazzi, teatri, accademie, piazze, musei. Gli edifici civili sono neoclassici, romantici, neorinascimentali, art nouveau, neogotici e infine francamente eclettici; le cupole delle chiese si confondono con quelle delle sinagoghe e i campanili con i minareti e i colori sono vividi e fastosi contro il cielo sempre un po' grigio dell'inverno. Il neogotico ungherese, in specie, non tanto "tende verso l'alto" quanto scioglie impercettibilmente le forme, come se le minute decorazioni delle guglie fossero marmo colato e rappreso; ho visto altrove quest'intuizione portata ad estreme conseguenze, ma è in questo stadio che la trovo perfettamente affascinante: il Parlamento ungherese è di sicuro il più bello del mondo.
Annoto i due dettagli che preferisco alla fine della prima esplorazione di Pest; la mia competenza in storia dell'arte è troppo modesta per esprimere un giudizio di merito, ma queste sono due belle storie.
Belvarosi Templom è la chiesa parrocchiale del centro città, che oggi si ritrova infelicemente accanto a un parcheggio e a una sopraelevata. Edificata inizialmente nei secoli XII-XIII (in forme romaniche), ricostruita nei secoli XIV-XV (in stile gotico), trasformata dai Turchi in moschea, barocchizzata nel secolo XVIII, quindi restaurata a più riprese nel corso del Novecento, riassume efficacemente la vicenda storica e artistica di tutta la città. All'interno resta intatta la nicchia del mirhab, quella che indica la direzione della Mecca per la preghiera, spesso considerato il luogo più santo della moschea.
Il Vigado (il Ridotto) fu il ritrovo del bel mondo, rinomata sala da ballo e concerti. In quest'atmosfera di luci e voci di sottofondo che provengono dal corso affollato subito dietro al palazzo, viene facile immaginarsi la fine dell'Ottocento e la belle époque, quando questa città - la sua nobiltà, la sua alta borghesia - rivaleggiava con la scomoda vicina Vienna. E anche qui risuonavano note di valzer e si andava all'opera e nei caffé si cospirava per l'indipendenza e l'autodeterminazione dei popoli (attitudine che, all'uopo, tende a riproporsi) ...
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