domenica 12 ottobre 2008

Quaini non è un personaggio inventato


Ho avuto qualche problema con un post di agosto, che è rimasto non up-loaded a lungo: racconta della visita del mio amico Quaini, che è stato qui da noi una settimana e - ci tengo a sottolinearlo - è per ora il primo e unico che ci sia venuto a trovare, familiari inclusi (e qui si aprirebbe tutta una lunga riflessione, che per ora rimando).

Questo piccolo accidente informatico ha generato un divertente equivoco: un paio di lettori che non appartengono al "gruppo della Tunisia" mi hanno chiesto se Quaini esiste davvero o è un personaggio inventato. Trovo la cosa estremamente divertente e anche molto intensa.

Anzitutto, perché Andrea è anche uno a cui - tutto sommato - credo possa fare piacere essere stato scambiato per una specie di personaggio dei cartoni animati; cosa che, peraltro, anche io mi sono sentita dire spesso di me stessa in una certa fase della mia vita (epico resta uno scambio di battute col mio amico Fabri, al tempo remoto in cui preparavamo l'esame di Storia delle Relazioni internazionali).
In secondo luogo, perché questo mi riporta alla già citata questione del vero e del verosimile (il cane Subdolo ha guadagnato tanto alto riferimento letterario!), che rappresenta senza dubbio uno dei topoi centrali di tutta la mia personale riflessione, della mia occasionale scrittura e del modo stesso che ho di stare al mondo. Di vivere per raccontare, raccontarla, raccontarmela.
E, infine, perché significa che ci sono riuscita. A comunicare fuori di me quel senso stupito del mondo, delle straordinarie persone che mi stanno intorno, delle piccolissime cose che mi succedono, dei dettagli improbabili che ritaglio e colleziono e racconto.

Perché, in effetti, io non sono mai stata brava a inventare le storie: le racconto e basta. Osservo molto, e poi racconto. E se cose "vere" e qualunque e domestiche diventano storie che fanno sorridere, che catturano anche il lettore occasionale, che creano persino attesa per "la prossima puntata", mi sento immensamente onorata di essere diventata anche io una piccola cantastorie (contacuentos).
E se le persone vere che incontro e racconto (e ne avrei ...) sembrano a tratti inventate, è perché la vita è molto più colorata di quello che ci siamo abituati a pensare. Direi che tenerlo presente aiuta a sentirsi felici, strada facendo.


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1 commento:

Anonimo ha detto...

Sono certo che Quaini sta svolgendo, con la dedizione e la vis polemica che lo contraddistinguono, il suo lavoro di riabilitazione dell'immagine dell'Albania.
Anch'io cerco di contribuire. Anch'io sono convinto che ce la possano fare. Sapevo che questo paese mi aveva colpito. Sono però rimasto interdetto da un fatto che mi è successo qualche giorno fa.
Sul bus da Caltanissetta a Palermo osservavo il paesaggio, brullo e collinare, non dissimile da quello albanese, e mi è sembrato di scorgere un bunker! E per un attimo ho anche pensato "strano che ce ne sia uno solo e non le solite decine..."
Lo stesso giorno mi aspettavo che il manifesto pubblicitario di Ironman fosse del cinema dello Sheraton di Tirana. Ero a Palermo.
L'Albania mi segna più del previsto? O sono solo confuso dai miei troppi spostamenti?