“Cosa ci faccio qui?” e “Come accidenti mi è venuto in mente?” sono domande ricorrenti mentre cammino da casa mia a Torre Drin - il building dell'ufficio - oppure da casa mia a quell'altro building dove c'è il Conad. A un certo punto ho scoperto che se ascolto l'iPod posso evitarmi un sacco di pensieri (e di domande ... ). Da allora mi sento più serena. Il problema è che sono circa 10 minuti a piedi in cui si attraversa lo smog come fosse nebbia, anche spessa certe volte. Tutte le auto rubate in Europa che circolano qui hanno motori euro -10 e tutti prendono l'auto anche per fare 100 metri (finestrini ermetici e clima accesso) proprio per evitare di respirare lo smog; il che ovviamente produce ulteriore inquinamento e un caos pazzesco. La cosa peggiore per i pedoni sono gli incroci con i semafori. Sto seriamente considerando l'opzione di circolare con una mascherina, come i giapponesi che si vedono nei cartoni animati...
Tirana non ha nulla di esotico, né forse di affascinante; venendo da Tunisi, la cosa mi crea una sorta di duplice spaesamento. Alla fine anche tutte le assurdità della nostra vita tunisina confluivano dolcemente verso il mare e non so ... non che acquistassero “senso”, ma comunque avevano un loro posto nel mio universo, nell'universo in cui mi ero abituata a vivere. Questo mi manca.
Qui le stranezze non hanno come sfondo né le palme né il mare né antiche medine; solo macerie sparse accanto a nuovi palazzoni, strade dissestate, tombini aperti (questa è la seconda cosa peggiore per i pedoni) e nuvole di gas di scarico. In effetti, non lo so cosa ci faccio qui e nemmeno come mi è venuto in mente.
Questa, comunque, è solo Tirana; anzi, è solo la prima impressione della pochissima Tirana che conosco. Fuori c'è altro, che per ora ho solo intravisto. Campagna verde, i famosi (famigerati?) bunker dell'epoca Hoxa, donne di età indefinibile vestite di nero col fazzoletto bianco sulla testa. Montagne, sullo sfondo: il paese delle aquile.
So che sono venuta qui in cerca di domande. E di nuovi paesaggi. E' la mia malattia, non posso farci niente. Tutto mi manca della mia vita in Tunisia. Specialmente le persone. Specialmente il mare sotto la finestra. Specialmente il deserto di sabbia finissima. Forse un giorno racconterò anche quella storia, ma per adesso sono qui. E ho bisogno di sentirmi felice, in viaggio.
Tirana, e le mie storielle albanesi.
Tirana non ha nulla di esotico, né forse di affascinante; venendo da Tunisi, la cosa mi crea una sorta di duplice spaesamento. Alla fine anche tutte le assurdità della nostra vita tunisina confluivano dolcemente verso il mare e non so ... non che acquistassero “senso”, ma comunque avevano un loro posto nel mio universo, nell'universo in cui mi ero abituata a vivere. Questo mi manca.
Qui le stranezze non hanno come sfondo né le palme né il mare né antiche medine; solo macerie sparse accanto a nuovi palazzoni, strade dissestate, tombini aperti (questa è la seconda cosa peggiore per i pedoni) e nuvole di gas di scarico. In effetti, non lo so cosa ci faccio qui e nemmeno come mi è venuto in mente.
Questa, comunque, è solo Tirana; anzi, è solo la prima impressione della pochissima Tirana che conosco. Fuori c'è altro, che per ora ho solo intravisto. Campagna verde, i famosi (famigerati?) bunker dell'epoca Hoxa, donne di età indefinibile vestite di nero col fazzoletto bianco sulla testa. Montagne, sullo sfondo: il paese delle aquile.
So che sono venuta qui in cerca di domande. E di nuovi paesaggi. E' la mia malattia, non posso farci niente. Tutto mi manca della mia vita in Tunisia. Specialmente le persone. Specialmente il mare sotto la finestra. Specialmente il deserto di sabbia finissima. Forse un giorno racconterò anche quella storia, ma per adesso sono qui. E ho bisogno di sentirmi felice, in viaggio.
Tirana, e le mie storielle albanesi.
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