Come preannunciato, sono partita giovedi pomeriggio da Tirana con l'intenzione di cercare tulipani. Seriamente.
Ho preso un aereo che fa scalo a Lubiana (capitale della Slovenia: devo assolutamente mettermi in pari con la storia e la geografia dei Balcani, oramai che sono qui...), quindi sono scesa a Bruxelles-capitale; il giorno dopo ero su un treno a destinazione Rotterdam, Olanda. L'Olanda, comunque, è solo una regione dei Paesi Bassi; quella che abbiamo visitato io e Vincenzo in questa gita è la Zuid-Holland. Rotterdam, quindi: Olanda del sud.
A Rotterdam mi sono sentita bene perché ho ritrovato l'aria di mare. La città in effetti è sul fiume Mosa e non direttamente sul mare, ma il vento che si sente, perenne e freddo, è salato. Questa è la mia altra malattia: l'aria di mare. Anche se sono nata e cresciuta sul mare, io non nuoto, non faccio vela e non progetto di possedere una barca. Anzi, mi stupisco sempre di come la gente si aspetti questo da me. Il mare per me è un'idea, è letteratura, è guardare le navi che scivolano via e non sapere verso dove; e questo mi basta. La voce del mare è la voce del mondo. E nelle città di mare c'è qualcosa nell'aria che fa la differenza. Questo è Mare del Nord, grigio come il suo cielo.
Rotterdam è, a tutt'oggi, il primo porto al mondo; le cifre sulla movimentazione di merci sono impressionanti. Il paesaggio urbano è moderno, quasi completamente riedificato dopo i bombardamenti degli anni Quaranta, e la sky-line è decisamente al di sopra della media. Il ponte "Erasmo da Rotterdam" ha un bellissimo pilone principale che, visto da una certa angolazione, sembra aprirsi come un grande compasso bianco, con alle spalle il profilo di un grattacielo inusualmente in forma di trapezio. Elegante, slanciato, metallico: "sfidante" ma con discrezione. A Rotterdam c'è anche la zona pedonale più antica del mondo, risalente agli anni Cinquanta, e un complesso residenziale di "case cubiche", una specie di scherzo architettonico che mi immagino molto bien placé nell'Olanda di fine anni Settanta - primi anni Ottanta (e mi asterrò qui da più dettagliate divagazioni su acidi e funghi).
Se rinasco di nuovo demografa, mi dedicherò solo alla pianificazione urbana e studierò qui in Olanda, che è dove hanno inventato le tecniche per recuperare terra coltivabile al mare, ottimizzare le vie d'acqua e gestire un incredibile traffico di biciclette.
Certo, a pensarci bene... come minimo quello che mi succede è che reincontro uno nato di nuovo giurista internazionalista che è venuto a studiare qui in Olanda perché è dove hanno inventato il giusnaturalismo, i diritti umani e il Trattato di Maastricht.
Perché forse anche il destino, in fondo, non è un concetto del tutto astratto...
(Rotterdam, 25-26/04)
Ho preso un aereo che fa scalo a Lubiana (capitale della Slovenia: devo assolutamente mettermi in pari con la storia e la geografia dei Balcani, oramai che sono qui...), quindi sono scesa a Bruxelles-capitale; il giorno dopo ero su un treno a destinazione Rotterdam, Olanda. L'Olanda, comunque, è solo una regione dei Paesi Bassi; quella che abbiamo visitato io e Vincenzo in questa gita è la Zuid-Holland. Rotterdam, quindi: Olanda del sud.
A Rotterdam mi sono sentita bene perché ho ritrovato l'aria di mare. La città in effetti è sul fiume Mosa e non direttamente sul mare, ma il vento che si sente, perenne e freddo, è salato. Questa è la mia altra malattia: l'aria di mare. Anche se sono nata e cresciuta sul mare, io non nuoto, non faccio vela e non progetto di possedere una barca. Anzi, mi stupisco sempre di come la gente si aspetti questo da me. Il mare per me è un'idea, è letteratura, è guardare le navi che scivolano via e non sapere verso dove; e questo mi basta. La voce del mare è la voce del mondo. E nelle città di mare c'è qualcosa nell'aria che fa la differenza. Questo è Mare del Nord, grigio come il suo cielo.
Rotterdam è, a tutt'oggi, il primo porto al mondo; le cifre sulla movimentazione di merci sono impressionanti. Il paesaggio urbano è moderno, quasi completamente riedificato dopo i bombardamenti degli anni Quaranta, e la sky-line è decisamente al di sopra della media. Il ponte "Erasmo da Rotterdam" ha un bellissimo pilone principale che, visto da una certa angolazione, sembra aprirsi come un grande compasso bianco, con alle spalle il profilo di un grattacielo inusualmente in forma di trapezio. Elegante, slanciato, metallico: "sfidante" ma con discrezione. A Rotterdam c'è anche la zona pedonale più antica del mondo, risalente agli anni Cinquanta, e un complesso residenziale di "case cubiche", una specie di scherzo architettonico che mi immagino molto bien placé nell'Olanda di fine anni Settanta - primi anni Ottanta (e mi asterrò qui da più dettagliate divagazioni su acidi e funghi).
Se rinasco di nuovo demografa, mi dedicherò solo alla pianificazione urbana e studierò qui in Olanda, che è dove hanno inventato le tecniche per recuperare terra coltivabile al mare, ottimizzare le vie d'acqua e gestire un incredibile traffico di biciclette.
Certo, a pensarci bene... come minimo quello che mi succede è che reincontro uno nato di nuovo giurista internazionalista che è venuto a studiare qui in Olanda perché è dove hanno inventato il giusnaturalismo, i diritti umani e il Trattato di Maastricht.
Perché forse anche il destino, in fondo, non è un concetto del tutto astratto...
(Rotterdam, 25-26/04)
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