martedì 22 aprile 2008

cable TV

Sono stanca, “emozionalmente” stanca. E stasera non c'entrano né ricordi né paesaggi né suggestioni. Solo l'umanità che mi circonda, che mi attraversa da parte a parte, che capisco più di quanto e loro e io possiamo o vogliamo o siamo disposti ad ammettere. Oggi è una di quelle giornate asfittiche che contemplano una sola soluzione possibile: finire in birra e cibo spazzatura. D'altra parte, come ho ripetutamente segnalato in questi ultimi tempi: drinking works (d). E inoltre, se il vice primo ministro britannico può dichiarare pubblicamente nelle sue memorie che soffre di bulimia da 10 anni... a me 4 sofficini doppio ripieno formaggio che vuoi che mi facciano? E ho comprato anche un "triple chocolate" (che è diverso dal "chocolate orgy", sia chiaro) ma non lo mangerò; per ora. Domani, comunque, è un altro giorno.

Nel mio miniappartamento di Tirana ho fatto installare la cable tv; con pochi euro in più al mese posso avere anche la connessione internet che pare sia molto più veloce di quella via telefono (però più instabile quando andremo verso le interruzioni di corrente... ma tanto a quel punto non va nemmeno il computer, quindi il problema è relativo). Qui “cable tv” significa letteralmente che hanno lanciato un cavo dal mio balcone che si attorciglia attorno al primo palo disponibile e poi si dirige verso non so bene dove. Usa così. In effetti io abito in un building appena costruito e i cavi tesi sono ancora relativamente pochi, ma ci sono zone della città che fanno molta più impressione. Ai tecnici ho posto la seguente ingenua domanda: “Ma, è normale che il cavo penda così dal mio balcone?”; alla quale ho ricevuto l'inoppugnabile risposta: “Siamo in Albania: qui tutto è normale”. Questo per dire che, comunque, dopo pochi giorni ho perso FoxLife con tutte le serie tv made in USA adeguate alle serate come questa. Recentemente, inoltre, il canale su cui è sintonizzata la mia preziosa BBC World trasmette invece una specie di MTV albanese (?!?). Euronews parla in italiano e su Rai3 spesso manca l'audio. Forse era meglio la parabola? O forse è un segno che senza tv la qualità della mia vita aumenta.
Prima o poi scriverò qualcosa anche su come hanno montato il forno, la cappa della cucina e i condizionatori. Però devo dire che sono ottimista: secondo me ce la possono fare; io non sarò sicuramente qui, ma loro ce la possono fare.

Ho letto un racconto che parla un po' della diaspora somala. Proprio in questi giorni che sono alla ribalta delle cronache i pirati al largo della Somalia. E' una bella storia, di quelle che fanno venire voglia di saperne di più. Dopo la Tunisia e l'Albania, sospetto che potrei interessarmi, in effetti, all'eredità coloniale italiana (mi appassionano i tabu della storia). Ma la cosa veramente divertente è che mi sono trovata questo libro nella borsa passando per traiettorie imprevedibili (passando, in un certo senso, da Rjim Maatoug). Questo mi fa riflettere. Sugli incontri, sulle persone distratte, sui dettagli, sulla tentazione di perdersi. Sulle identità complesse. Magari è l'Adelscott, ma davvero mi sento ottimista.

Solo, penso che mi piacerebbe poter uscire da questa porta e prendere un taxi e farmi portare a casa di un amico che ha un divano sul mare.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

l'albania è un posto come un altro, si sta dove si sceglie di stare,si apprezza vedendola, si detesta vivendola. Anima irrequieta ha i poi preso quel taxi?

Leda ha detto...

bella sorelletta in un paese sperduto! ho molta voglia di venirti a trovare, anche se dici di Tirana che non potrà mai avere il fascino di Tunisi. verrò con lo stesso entusiamo con cui ho preso uno dei voli della Tunisair, felice di rivederti dopo tanto tempo e di avere l'oppurtunità (e la scusa) di vivere per qualche giorno un posto nuovo. poi, se si mangia pure bene...!!!

Anonimo ha detto...

.... io avevo fatto una scommessa che ho (comme d'habitude) perso !!! :)