Quando Vince non c'era, a Tunisi, avevo preso l'abitudine di dormire nella stanzetta degli ospiti, nel letto singolo. Qui ho scelto apposta una casa più piccola: per sentirmi meno sola quando sono sola; al massimo potrei spostarmi a dormire sul divano ma - come il mio amico Quaini ha potuto sperimentare - il frigo non è nuovo e fa un rumore pazzesco che non concilia il sonno.
Ho comprato degli altri libri di grammatica francese, come se per l'ennesima volta pretendessi che sto preparando il DALF. Mi ripeto che è perché "se eventualmente Bruxelles", ma so che non è vero. È invece che - confusamente - il francese fa parte della mia vita a Tunisi e laggiù avevo una specie di famiglia, che qui mi manca.
Lo so che succede. E questi post-it che incollo sullo schermo sono l'unico filo che ancora mi tiene lì. L'altra sera una collega che fino a pochi mesi fa era in Angola mi ha chiesto: "ti manca la Tunisia?". "No", ho risposto io. Ed è vero: non mi manca; mi piace stare qui, mi divertono i bunker, la pioggia, i profili delle montagne. Eppure quando Rym mi parla del "nostro quartiere" so che sinceramente apparterrò ancora a lungo a quel mondo immaginato/immaginario fatto di luce intensa, blu perfetto, il rumore delle onde, la campanella del métro léger che passa in centro, francesi e italiani impiantati a La Marsa senza quasi più ricordarsi perché.
Andrea mi ha portato una mini chicha in regalo, e ha anche lasciato qui - senza saperlo - questa specie di valigia piena di niente che aveva dietro, fatta di parole in tunisino che mi tornavano improvvisamente sulla lingua (come un codice segreto fra di noi: un farfallino per grandi!), abitudini private e insignificanti, volti che mi ricordo, toni di voce, momenti. Soprattutto momenti. Non so cosa darei, adesso come adesso, per mangiare un vero gelato ...
Ho comprato degli altri libri di grammatica francese, come se per l'ennesima volta pretendessi che sto preparando il DALF. Mi ripeto che è perché "se eventualmente Bruxelles", ma so che non è vero. È invece che - confusamente - il francese fa parte della mia vita a Tunisi e laggiù avevo una specie di famiglia, che qui mi manca.
Lo so che succede. E questi post-it che incollo sullo schermo sono l'unico filo che ancora mi tiene lì. L'altra sera una collega che fino a pochi mesi fa era in Angola mi ha chiesto: "ti manca la Tunisia?". "No", ho risposto io. Ed è vero: non mi manca; mi piace stare qui, mi divertono i bunker, la pioggia, i profili delle montagne. Eppure quando Rym mi parla del "nostro quartiere" so che sinceramente apparterrò ancora a lungo a quel mondo immaginato/immaginario fatto di luce intensa, blu perfetto, il rumore delle onde, la campanella del métro léger che passa in centro, francesi e italiani impiantati a La Marsa senza quasi più ricordarsi perché.
Andrea mi ha portato una mini chicha in regalo, e ha anche lasciato qui - senza saperlo - questa specie di valigia piena di niente che aveva dietro, fatta di parole in tunisino che mi tornavano improvvisamente sulla lingua (come un codice segreto fra di noi: un farfallino per grandi!), abitudini private e insignificanti, volti che mi ricordo, toni di voce, momenti. Soprattutto momenti. Non so cosa darei, adesso come adesso, per mangiare un vero gelato ...
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