
Siamo stati in gita a Durazzo. Siamo partiti all'avventura, determinati a visitare la Durazzo culturale, con le sue rovine di epoche sovrapposte: i Romani, i Veneziani, gli Ottomani, il Risorgimento, poi il regime; in quella che è rimasta fino agli anni Trenta la capitale del Paese.
Non abbiamo trovato nessuno che condividesse il nostro entusiasmo; Durazzo in estate è piena di turisti spalmati di crema solare e al massimo ci si va da Tirana la sera per prendere il fresco e mangiare il pesce. Entrambe le cose mi lasciano perplessa, dal momento che il mare di Durazzo è noto per essere quello più inquinato dell'Adriatico. So I stick to ruins ... e anche l'argomento molto diffuso fra i miei colleghi che "tanto guarda che sono giusto 4 sassi" su me e Vincenzo non fa presa: dopo un anno e mezzo sulle coste di Cartagine (e dopo essere nata e cresciuta a Taranto) so bene che l'immaginazione è la chiave del turismo culturale e che bisogna rassegnarsi a trovare affascinante la "stratificazione urbanistica".
Avevamo persino deciso di prendere il treno, pur consapevoli che ci sarebbero volute tre ore per un percorso che si fa in macchina in 30 minuti. Quindi il giorno prima siamo partiti in avanscoperta, ma la situazione della stazione di Tirana (la principale del Paese, direi) ci ha scoraggiati definitivamente. Allora abbiamo cercato la stazione dei "furgoni", che sono in pratica l'equivalente dei louages. Infine abbiamo deciso che potevamo permetterci di andarci in taxi e viaggiare comodi puliti e veloci: s'ka problem. La tariffa è fissa e applicata da tutti i taxisti, che poi in genere ti aiutano anche a cercare il posto preciso in cui vuoi scendere e sono molto cortesi; questo risolve in prospettiva molti dei nostri problemi di mobilità per le gite fuori porta.
Durazzo è effettivamente una città di rara bruttezza: una temibile via di mezzo fra Brindisi e Follonica. Ciononostante, abbiamo visitato il più grande anfiteatro dei Balcani (praticamente una miniatura) e il più grande museo archeologico del Paese (ugualmente una miniatura, ma molto ben organizzato), oltre a ritrovare vari altri pezzetti di antichità lungo le vie principali. Ovviamente attorno all'anfiteatro è tutto edificato: una casa spicca in particolare (non ho avuto il coraggio di fotografarla) per il caratteristico intonaco rosa "fotonico" che tanto aveva colpito Andrea.
La cosa buffa per noi era ritracciare l'idea della colonizzazione romana anche qui, dopo tanta Africa romana di ben più significativa imponenza. Mi sono accorta che per qualche strana ragione associo la presenza (incongrua) di palme a quella delle rovine romane: e spesso ci piglio.
La cosa più interessante (sapevatelo!) è che Durrachium era per gli antichi Romani l'inizio della via Egnatia, considerata la naturale continuazione della via Appia e quindi in pratica il collegamento fra Roma e Bisanzio (poi Costantinopoli, oggi Istanbul). Come se su quel braccio di mare ci fosse - che so - un ponte. La cartina storica con il tracciato della via Egnatia è piuttosto impressionante, specie se si confronta con la cartina dell'attuale processo di pre-adesione all'Unione europea (Balcani e Turchia). Mi piacerebbe percorrere un giorno quello che ne resta, nel bene e nel male: le storie poco raccontate sono sempre quelle che preferisco.
In un panificio in cui siamo entrati per caso ho trovato il pane del Ramazan (qui si chiama così, con la zeta) e mi sentivo felice come una bimba a portarmelo a casa.
Non abbiamo trovato nessuno che condividesse il nostro entusiasmo; Durazzo in estate è piena di turisti spalmati di crema solare e al massimo ci si va da Tirana la sera per prendere il fresco e mangiare il pesce. Entrambe le cose mi lasciano perplessa, dal momento che il mare di Durazzo è noto per essere quello più inquinato dell'Adriatico. So I stick to ruins ... e anche l'argomento molto diffuso fra i miei colleghi che "tanto guarda che sono giusto 4 sassi" su me e Vincenzo non fa presa: dopo un anno e mezzo sulle coste di Cartagine (e dopo essere nata e cresciuta a Taranto) so bene che l'immaginazione è la chiave del turismo culturale e che bisogna rassegnarsi a trovare affascinante la "stratificazione urbanistica".
Avevamo persino deciso di prendere il treno, pur consapevoli che ci sarebbero volute tre ore per un percorso che si fa in macchina in 30 minuti. Quindi il giorno prima siamo partiti in avanscoperta, ma la situazione della stazione di Tirana (la principale del Paese, direi) ci ha scoraggiati definitivamente. Allora abbiamo cercato la stazione dei "furgoni", che sono in pratica l'equivalente dei louages. Infine abbiamo deciso che potevamo permetterci di andarci in taxi e viaggiare comodi puliti e veloci: s'ka problem. La tariffa è fissa e applicata da tutti i taxisti, che poi in genere ti aiutano anche a cercare il posto preciso in cui vuoi scendere e sono molto cortesi; questo risolve in prospettiva molti dei nostri problemi di mobilità per le gite fuori porta.
Durazzo è effettivamente una città di rara bruttezza: una temibile via di mezzo fra Brindisi e Follonica. Ciononostante, abbiamo visitato il più grande anfiteatro dei Balcani (praticamente una miniatura) e il più grande museo archeologico del Paese (ugualmente una miniatura, ma molto ben organizzato), oltre a ritrovare vari altri pezzetti di antichità lungo le vie principali. Ovviamente attorno all'anfiteatro è tutto edificato: una casa spicca in particolare (non ho avuto il coraggio di fotografarla) per il caratteristico intonaco rosa "fotonico" che tanto aveva colpito Andrea.
La cosa buffa per noi era ritracciare l'idea della colonizzazione romana anche qui, dopo tanta Africa romana di ben più significativa imponenza. Mi sono accorta che per qualche strana ragione associo la presenza (incongrua) di palme a quella delle rovine romane: e spesso ci piglio.
La cosa più interessante (sapevatelo!) è che Durrachium era per gli antichi Romani l'inizio della via Egnatia, considerata la naturale continuazione della via Appia e quindi in pratica il collegamento fra Roma e Bisanzio (poi Costantinopoli, oggi Istanbul). Come se su quel braccio di mare ci fosse - che so - un ponte. La cartina storica con il tracciato della via Egnatia è piuttosto impressionante, specie se si confronta con la cartina dell'attuale processo di pre-adesione all'Unione europea (Balcani e Turchia). Mi piacerebbe percorrere un giorno quello che ne resta, nel bene e nel male: le storie poco raccontate sono sempre quelle che preferisco.
In un panificio in cui siamo entrati per caso ho trovato il pane del Ramazan (qui si chiama così, con la zeta) e mi sentivo felice come una bimba a portarmelo a casa.
1 commento:
Cara, in nome dell'obliquità ti scrivo che per oscuri motivi il nome della capitale turca sfugge alle regole grammaticali italiane.
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