Il mio amico Quaini è più che un mito: è UN EROE. Perché solo un eroe compra, nel culmine dell'alta stagione, un biglietto aereo Tunisi-Tirana (via Roma) per passare una settimana di ferie in Albania. Inutile aggiungere che si è esposto a facili e gratuite ironie da parte di chiunque e che, ciononostante, non ha desistito dal suo eroico intento. Corre invece l'obbligo di precisare che il mio amico Quaini, pur vivendo nella super turistica Tunisi, passa la maggior parte del suo tempo spostandosi in macchina per chilometri in mezzo al nulla lungo la linea del gasdotto tunisino; il che - in genere - produce il sano desiderio di usare le ferie per riconciliarsi col mondo europeo civilizzato (quello, per intenderci, con le strade e i ristoranti) invece che per visitare un paese che nell'immaginario italiano resta ancora oggi una specie di punto non meglio identificato sulla carta geografica, ma sicuramente sfigato. Insomma: c'è dell'eroismo, senza dubbio.
Andrea mi ha ricordato un evento significativo che segnò in effetti - a ripensarci - l'inizio della nostra amicizia. Ad agosto dello scorso anno io avevo praticamente già deciso che mi sarei trasferita a Tirana; detta così, la cosa risultava talmente poco sensata che mi sembrò opportuno verificare la reazione degli altri (sì: ho un atteggiamento molto scientifico e sono una seguace del metodo sperimentale). Cominciai col testare la reazione dei numerosi ospiti della nostra estate, tutte persone però che mi conoscono da una vita, condizionate dal fatto di sapere che l'Albania era una mia antica e ricorrente fissazione.
Poi io e Vince siamo partiti per un bellissimo fine settimana a Mahdia, una di quelle situazioni in cui ti ritrovi con gli amici degli amici che ancora non sono tuoi amici: praticamente fra estranei. Ci diamo appuntamento sul pianerottolo dell'hotel, dove in pratica più o meno ci presentiamo per la prima volta, soprattutto con questo Quaini, che a me già mi fa ridere dal primo momento perché - essendo genovese - usa l'intercalare belin (che io associo a un gruppo di amici miei liguri dell'università che meriterebbero un approfondimento a parte).
Non so bene come, fatto sta che il discorso cade su possibili altre destinazioni dopo la Tunisia e io non perdo l'occasione per buttare lì il mio: "io sto pensando di chiedere il trasferimento in Albania". Segue un momento di imbarazzato silenzio. Quaini lo rompe col suo: "Massimo rispetto", battendosi il petto. Tutti ridono.
Molti mesi dopo verrà il mio viaggio esplorativo a Tirana (perché io sono stata la prima a inaugurare la strana tratta Tunisi/Roma/Tirana andata e ritorno!). Poi le moltissime questioni su come e quando e perché e a che condizioni e l'ottima e definitiva osservazione da parte di Federica che "tanto Serena nel suo cuore è un pezzo che ha già deciso". Poi il colpo di scena della controfferta, il dolore misterioso della partenza, il mare come non l'avevamo mai visto.
Ma prima di tutto questo c'è Quaini, ancora un estraneo, che mi sente annunciare il mio progetto di lasciare Tunisi per Tirana e, senza ulteriori indagini speculative, mi risponde "massimo rispetto".
Quel viaggio a Mahdia ha cambiato la mia vita tunisina, regalandomi l'accesso ad un gruppo di persone con cui era divertente passare il mio tempo e che condividevano il mio stesso approccio stupito e ironico al nostro mondo di espatriati confusi precari sperduti innamorati testardi. Se quel viaggio fosse avvenuto prima della mia decisione, forse ora non sarei qui. Ma ogni cosa ha la sua ragione, e niente avviene per caso. Senza quel viaggio non esisterebbero nemmeno queste righe, che scrivo soprattutto per loro, per restare lì come parte della stessa storia.
E il mio amico Quaini si è materializzato alla mia porta accompagnato da Vincenzo, e tutto ci sembrava normale. Ovviamente ha beccato subito un black out (ci tenva tanto); si è appassionato in maniera compulsivo-ossessiva alla storia di Skanderbeg; ha dichiarato di preferire Fan Noli ai fratelli Frasheri (ma solo per darmi noia); ha decisamente ravvivato le nostre gite con l'improbabile gruppo di turisti fai-da-te di Vivalbania; ha sostenuto di parlare albanese meglio di me; è diventato un fan sfegatato della korça e della qofta; ha condiviso la mia indignazione anticlericale; ha riempito il frigo di birrini di varie marche che non siano la Celtia. Credo sia oggi anche lui un ambasciatore della riabilitazione dell'immagine dell'Albania (soprattutto dei camerieri albanesi) nel mondo, specialmente in Italia.
Il divano senza di lui mi sembra irrimediabilmente vuoto.
see u in pisa
Andrea mi ha ricordato un evento significativo che segnò in effetti - a ripensarci - l'inizio della nostra amicizia. Ad agosto dello scorso anno io avevo praticamente già deciso che mi sarei trasferita a Tirana; detta così, la cosa risultava talmente poco sensata che mi sembrò opportuno verificare la reazione degli altri (sì: ho un atteggiamento molto scientifico e sono una seguace del metodo sperimentale). Cominciai col testare la reazione dei numerosi ospiti della nostra estate, tutte persone però che mi conoscono da una vita, condizionate dal fatto di sapere che l'Albania era una mia antica e ricorrente fissazione.
Poi io e Vince siamo partiti per un bellissimo fine settimana a Mahdia, una di quelle situazioni in cui ti ritrovi con gli amici degli amici che ancora non sono tuoi amici: praticamente fra estranei. Ci diamo appuntamento sul pianerottolo dell'hotel, dove in pratica più o meno ci presentiamo per la prima volta, soprattutto con questo Quaini, che a me già mi fa ridere dal primo momento perché - essendo genovese - usa l'intercalare belin (che io associo a un gruppo di amici miei liguri dell'università che meriterebbero un approfondimento a parte).
Non so bene come, fatto sta che il discorso cade su possibili altre destinazioni dopo la Tunisia e io non perdo l'occasione per buttare lì il mio: "io sto pensando di chiedere il trasferimento in Albania". Segue un momento di imbarazzato silenzio. Quaini lo rompe col suo: "Massimo rispetto", battendosi il petto. Tutti ridono.
Molti mesi dopo verrà il mio viaggio esplorativo a Tirana (perché io sono stata la prima a inaugurare la strana tratta Tunisi/Roma/Tirana andata e ritorno!). Poi le moltissime questioni su come e quando e perché e a che condizioni e l'ottima e definitiva osservazione da parte di Federica che "tanto Serena nel suo cuore è un pezzo che ha già deciso". Poi il colpo di scena della controfferta, il dolore misterioso della partenza, il mare come non l'avevamo mai visto.
Ma prima di tutto questo c'è Quaini, ancora un estraneo, che mi sente annunciare il mio progetto di lasciare Tunisi per Tirana e, senza ulteriori indagini speculative, mi risponde "massimo rispetto".
Quel viaggio a Mahdia ha cambiato la mia vita tunisina, regalandomi l'accesso ad un gruppo di persone con cui era divertente passare il mio tempo e che condividevano il mio stesso approccio stupito e ironico al nostro mondo di espatriati confusi precari sperduti innamorati testardi. Se quel viaggio fosse avvenuto prima della mia decisione, forse ora non sarei qui. Ma ogni cosa ha la sua ragione, e niente avviene per caso. Senza quel viaggio non esisterebbero nemmeno queste righe, che scrivo soprattutto per loro, per restare lì come parte della stessa storia.
E il mio amico Quaini si è materializzato alla mia porta accompagnato da Vincenzo, e tutto ci sembrava normale. Ovviamente ha beccato subito un black out (ci tenva tanto); si è appassionato in maniera compulsivo-ossessiva alla storia di Skanderbeg; ha dichiarato di preferire Fan Noli ai fratelli Frasheri (ma solo per darmi noia); ha decisamente ravvivato le nostre gite con l'improbabile gruppo di turisti fai-da-te di Vivalbania; ha sostenuto di parlare albanese meglio di me; è diventato un fan sfegatato della korça e della qofta; ha condiviso la mia indignazione anticlericale; ha riempito il frigo di birrini di varie marche che non siano la Celtia. Credo sia oggi anche lui un ambasciatore della riabilitazione dell'immagine dell'Albania (soprattutto dei camerieri albanesi) nel mondo, specialmente in Italia.
Il divano senza di lui mi sembra irrimediabilmente vuoto.
see u in pisa
1 commento:
questo post si era perso in un interstizio incontrollato fra il cyberspazio e il fatto che pubblico da computer diversi e sono stranamente disordinata con i miei appunti e i miei file. la cosa più divertente è che, conoscendo quaini, capace che ha pensato che il post vuoto fosse una metafora di come ho vissuto la sua visita!
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