venerdì 15 agosto 2008

ferragosto in montagna

Il posto ci piace. Ha quel qualcosa di leggermente incongruo e/o pacchiano che ci aspettavamo ma complessivamente si sta bene e soprattutto si sta freschi e c'è una gran pace, che è quello che stavamo davvero cercando. Gli albanesi di città, infatti, hanno questa socievolezza ad alta voce a ogni e qualsiasi ora del giorno e della notte che può riuscire abbastanza urtante ... Certo: niente in confronto alla temibile saison des mariages della Tunisia, per cui io mi sono adeguata rapidamente al vocio che viene dai tavolini del bar fino a tarda notte (e anzi che c'è solo un bar e non un'intera strada di locali alla moda!) e anche ai rumori di faccende domestiche e bricolage che spesso comincia all'alba. Vincenzo accusa un po' di più, e portarlo in montagna era l'unica soluzione per fargli recuperare il sonno perduto.

Questa mattina abbiamo cominciato una timida esplorazione dei dintorni. Come preannunciato da tutti quelli che mi hanno vista partire da Tirana con gli scarponcini da trekking, non sembra ci sia molto da camminare nei boschi. Il Llogarà sarebbe un parco nazionale, come si intuisce da alcuni cartelli arrugginiti che sopravvivono ai margini della strada con indicazione di importanti enti finanziatori (UNDP, GEF, Commissione europea ... a proposito di “sostenibilità” dei progetti ... ) e conteggio della fauna locale: tot caprioli, tot scoiattoli, tot cinghiali. C'è invece un gran numero di ristoranti che alle 12:00 erano già pienissimi di vacanzieri saliti in macchina dalla spiaggia e con la musica a tutto volume.

Complessivamente un paesaggio triste, come spesso mi capita di pensare. Perché posso trovare moderatamente divertente il fatto che il piano di sviluppo urbanistico di Tirana preveda sette nuovi grattacieli dal momento che, fatto salvo il boulevard con la sua “architettura scenografica” all'italiana, per il resto la città non aveva nulla di storico da conservare e ogni metro quadro che viene riqualificato la avvicina ad apparire - forse essere - una piccola, potenzialmente graziosa, capitale europea. La periferia di Tirana resta un enorme problema sociale e urbanistico che tutti per ora si ostinano a ignorare; ma questo sarebbe un altro discorso. Fuori Tirana, però, quello che succede è lo scempio, l'urbanizzazione anarchica, il mattone spinto dalle rimesse degli emigrati e con la consueta rincorsa alla casa più grossa, al porticato più pacchiano, ai colori più squillanti. Tutte cose che chi viene dal Sud Italia conosce bene. E l'industria turistica ugualmente senza guida, senza criteri, senza controllo, che si affanna a stare dietro a una domanda crescente e pressante da parte di una clientela molto specifica: gli emigrati che tornano per le vacanze, con quell'irresistibile tendenza allo show-off che pure è ben documentata in letteratura.

Triste perché il turismo sostenibile e ambientale qui sarebbe perfetto: il Paese è piccolo e montagnoso, si raggiunge facilmente dall'Europa e sarebbe la meta ideale per viaggiatori intelligenti, persone curiose che hanno voglia di scoprire e di ascoltare storie e luoghi ancora poco battuti, poco conosciuti, poco “souvenirizzati”. So di cosa parlo, perché col mio lavoro mi capita di vivere in questi “strani Paesi” e di vedere cose che ai turisti decisamente sfuggono; e lo considero un privilegio (oltre a essere la ragione fondamentale per cui mi tengo questo lavoro col bello e col cattivo tempo). E vengo da una terra che di questi - e altri correlati - problemi vive e muore, d'altronde.

Magari è solo che è ferragosto. Mi piacerebbe tornare qui fuori stagione, verso la fine dell'autunno, quando c'è già la prima neve.

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