domenica 3 agosto 2008

pazari i ri

Ho convinto Vincenzo a fare una passeggiata per la città, cominciando con una destinazione non specialmente avventurosa: il mercato centrale. Non ho mai conosciuto una persona meno dotata di senso dell'orientamento, per cui siamo usciti muniti di mappe della città e abbiamo percorso solo strade principali, tracciando contemporaneamente il percorso sulla cartina, controllando i nomi delle strade, scegliendo punti di riferimento chiari e ben visibili anche da lontano.

Al mercato centrale - che sia chiama pazari i ri: mercato nuovo - ci siamo intrattenuti per circa 20 minuti con un venditore di frutta secca che ci parlava solo in albanese, poi abbiamo comprato (sospetto con un deciso sovrapprezzo turistico) una gran quantità di una strana bacca rossa: una specie di ribes però massiccio e allungato, che secondo la venditrice sarebbe tipik. C'erano anche le more, che donnine scese dalla montagna in questa stagione vendono a ogni angolo di strada, già comodamente sporzionate in bicchieri di plastica. Noi invece, incapaci di dire in albanese “di meno, di meno”, abbiamo finito per comprarne al mercato una quantità adatta a farci la marmellata; la fruttivendola sosteneva che anche le more sono “tipiche albanesi”, al che sono stata seriamente tentata di rispondere: “va bene che sono vestita da turista, ma ti sembro per caso, che so io, SVEDESE che non conosco le more?!?” (ma non l'ho fatto).

C'erano anche molte varietà di olive conce, ortaggi sottaceto e le piccole melanzane che si trovano qui, in una pittoresca preparazione ripiene di peperoni (!) e formaggio locale, una specie di feta molliccia che si ricava - a quanto ho decifrato - dal caglio dello yogurt. Vincenzo però si è opposto all'acquisto, con la ragionevole argomentazione che c'erano almeno 38 gradi e niente che lasciasse immaginare che il formaggio fosse stato conservato al fresco prima di essere esposto per la strada. Per questa volta ho lasciato correre ...

Questo primo giro è stato divertente, limitatamente esplorativo ma utile per cominciare ad appropriarsi della mappa della città, ampliando quello che i sociologi - nel loro consueto esercizio di attribuire nomi affascinanti a concetti di senso comune - chiamano “lo spazio vissuto”. Ho anche comprato alcune delle bamboline di terracotta in abiti tradizionali che avevo visto e ho trovato la toppa albanese per il mio zaino da campeggio (un'altra delle mie piccole fissazioni da viaggio). Sfortunatamente c'erano davvero 38°, la scelta dell'orario non è stata felice e, per come mi sento, credo di averne ricavato un colpo di calore.

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