Siamo usciti vestiti bene per fare anche noi, come i tiranesi, un po' di xhiro (che si legge /giro/!!!), cioè di "struscio".
Seguendo le indicazioni della guida, ci siamo avventurati a cena al Sarajet, già dimora della potente famiglia Toptani - ben tre strade dedicate a loro nei dintorni - e apparentemente "one of Tirana's finest examples of Ottoman urban architecture [...] with beautifully carved wooden ceilings whose workmanship and state of preservation must be unique in Tirana". Benché molto affollato di giorno, il posto è praticamente vuoto la sera, forse anche a causa della scarsa illuminazione che lo rende poco riconoscibile: gli unici avventori eravamo noi due e tre francesi muniti anche loro di guida turistica fuorviante. Di soffitti intarsiati nemmeno l'ombra, pare a causa di lavori di restauro (o così ci è sembrato di capire).
Mentre che c'eravamo siamo rimasti. Intendersi col cameriere è stato particolarmente laborioso, e il menu bilingue albanese/tedesco non era di grande aiuto. Fortunatamente a forza di fare la spesa e leggere ostinatamente qualsiasi parola albanese che riesco a distinguere, ce la siamo cavata riconoscendo peperoni con formaggio bianco, carpaccio di melanzane e due risotti. Non particolarmente buoni, ma bisogna dire che ci mettono tutta la buona volontà!
Seguendo le indicazioni della guida, ci siamo avventurati a cena al Sarajet, già dimora della potente famiglia Toptani - ben tre strade dedicate a loro nei dintorni - e apparentemente "one of Tirana's finest examples of Ottoman urban architecture [...] with beautifully carved wooden ceilings whose workmanship and state of preservation must be unique in Tirana". Benché molto affollato di giorno, il posto è praticamente vuoto la sera, forse anche a causa della scarsa illuminazione che lo rende poco riconoscibile: gli unici avventori eravamo noi due e tre francesi muniti anche loro di guida turistica fuorviante. Di soffitti intarsiati nemmeno l'ombra, pare a causa di lavori di restauro (o così ci è sembrato di capire).
Mentre che c'eravamo siamo rimasti. Intendersi col cameriere è stato particolarmente laborioso, e il menu bilingue albanese/tedesco non era di grande aiuto. Fortunatamente a forza di fare la spesa e leggere ostinatamente qualsiasi parola albanese che riesco a distinguere, ce la siamo cavata riconoscendo peperoni con formaggio bianco, carpaccio di melanzane e due risotti. Non particolarmente buoni, ma bisogna dire che ci mettono tutta la buona volontà!
Nessun commento:
Posta un commento