Ci abbiamo messo oltre 7 ore per uscire dall'Albania, raggiungere Mavrovo, il paesino verso cui eravamo diretti, e - soprattutto - trovare il nostro hotel, autoproclamato “number 1 in Macedonia”.
Il macedone si scrive in caratteri cirillici, il che rende particolarmente difficile orientarsi con i segnali stradali; uno del gruppo fortunatamente ha studiato il russo all'università e un altro parla abbastanza albanese da chiedere indicazioni nella zona di confine. Mi sono resa conto che l'alfabeto cirillico (che si usa anche per il bulgaro) ormai fa parte, per così dire, dell'acquis communautaire “culturale”, come quello greco, quindi bisognerà impararlo ...
Fra una cosa e un'altra, in ogni caso, la bambina di due anni in macchina con noi era giustamente stremata dal viaggio, il suo papà da 7 ore di guida per tornanti, io e la mamma dai tornanti stessi e Vince dalla pazienza che l'oggetto “bambina” richiede. Una volta arrivati sono stata risucchiata dal letto king-size più grosso in cui abbia mai dormito e mi sono teletrasportata al giorno seguente.
Mavrovo è una località sciistica, ma in questi giorni non c'è neve, con significativa delusione degli intrepidi e mattinieri amanti delle piste (uno dei quali pervenuto con tanto di snow-board). Noi altri non sciatori del gruppo ci siamo goduti al 100% una piacevole camminata nell'aria pulita, un paesaggio tutto sommato ancora abbastanza integro e un tempo clemente. Il pomeriggio è stato interamente occupato dalla vera attrazione dell'hotel: una SPA con piscina riscaldata, piscinetta esterna, vasche jacuzzi, vasca termale con acque del mar morto, sauna, bagno turco, poltrone riscaldate, sala fitness e centro massaggi. Come dire ... una di quelle situazioni da “arrogantometro very high” che ci facevano tanto ridere in Tunisia!
Premesso che niente mi risulta più piacevole e rilassante che addormentarmi col rumore dell'acqua nelle orecchie, penso che una giornata così rimetterebbe al mondo chiunque. La manager dell'hotel (che, realizzato che non eravamo albanesi come le targhe delle nostre auto, ci ha tenuto a intrattenersi con noi la sera) ci ha chiesto se eravamo lì per un team-bulding workshop, una di queste cose molto in voga nella gestione delle risorse umane delle grandi multinazionali e delle organizzazioni internazionali.
“In un certo senso ...”, abbiamo risposto. In un certo senso perché la cosa è informale e disorganizzata, ma sì: alla fine dei conti siamo qui per impararci meglio, e per me questa cosa è tanto più importante quanto più mi è mancata - per un certo numero di circostanze - l'anno passato. Perché magari si comincia con un'improbabile associazione di persone in gita e poi si finisce a prendere l'aereo da Tunisi per partecipare a un matrimonio, no?
Limitandomi per ora a questa minuscola escursione, il più bel ricordo che conserverò della Macedonia è quello di sbucare dal passaggio sott'acqua che collega la piscina riscaldata interna alla piscinetta esterna, da dove abbiamo guardato il paesaggio all'imbrunire, circondati dal vapore e immersi fino alle orecchie per non gelare. Ma non intendo sottrarmi alla necessaria e dovuta domanda: i macedoni, ce la possono o non ce la possono fare?
Devo dire onestamente che non mi sento ancora di esprimere un giudizio. Come giustamente ci faceva osservare la manager, questo è un Paese che è passato dalla dominazione turca al comunismo alla guerra balcanica e l'idea stessa del lavoro come etica (e anche proprio del lavoro in quanto tale!) è piuttosto nuova. Lei ha tenuto a precisarci che è sicura di avere lo staff migliore disponibile sul mercato, nonostante tutte le lacune di cui è ben consapevole. Noi ci siamo astenuti dal segnalare le svariate disavventure con le ordinazioni che abbiamo accumulato in appena due giorni di permanenza; forse per implicita riconoscenza - oltre che per marketing mirato sul'inatteso target “espatriati italiani che vivono a Tirana” - lei ci ha assicurato che ovviamente la regola del check-out a mezzogiorno per noi non vale e ci ha offerto il brunch della domenica. Il bilancio del fine settimana, quindi, è complessivamente positivo, anche se l'osservazione mi pare troppo condizionata dalle cinque stelle lampeggianti sotto il nome dell'hotel.
La birra locale, infine, è buona e abbastanza corposa, il che non guasta, e quando gliela ordini ti fanno dei gran sorrisi come se gli stessi giurando che il loro Paese è stupendo. Ancora non so se ce la possono fare, ma direi che ci provano e io per questo porto rispetto e, soprattutto, tanta tanta tanta pazienza.
Questa era un'altra tappa del nostro viaggio di nozze, ma mi riprometto di arrivare fino a Skopje alla prossima occasione!
Il macedone si scrive in caratteri cirillici, il che rende particolarmente difficile orientarsi con i segnali stradali; uno del gruppo fortunatamente ha studiato il russo all'università e un altro parla abbastanza albanese da chiedere indicazioni nella zona di confine. Mi sono resa conto che l'alfabeto cirillico (che si usa anche per il bulgaro) ormai fa parte, per così dire, dell'acquis communautaire “culturale”, come quello greco, quindi bisognerà impararlo ...
Fra una cosa e un'altra, in ogni caso, la bambina di due anni in macchina con noi era giustamente stremata dal viaggio, il suo papà da 7 ore di guida per tornanti, io e la mamma dai tornanti stessi e Vince dalla pazienza che l'oggetto “bambina” richiede. Una volta arrivati sono stata risucchiata dal letto king-size più grosso in cui abbia mai dormito e mi sono teletrasportata al giorno seguente.
Mavrovo è una località sciistica, ma in questi giorni non c'è neve, con significativa delusione degli intrepidi e mattinieri amanti delle piste (uno dei quali pervenuto con tanto di snow-board). Noi altri non sciatori del gruppo ci siamo goduti al 100% una piacevole camminata nell'aria pulita, un paesaggio tutto sommato ancora abbastanza integro e un tempo clemente. Il pomeriggio è stato interamente occupato dalla vera attrazione dell'hotel: una SPA con piscina riscaldata, piscinetta esterna, vasche jacuzzi, vasca termale con acque del mar morto, sauna, bagno turco, poltrone riscaldate, sala fitness e centro massaggi. Come dire ... una di quelle situazioni da “arrogantometro very high” che ci facevano tanto ridere in Tunisia!
Premesso che niente mi risulta più piacevole e rilassante che addormentarmi col rumore dell'acqua nelle orecchie, penso che una giornata così rimetterebbe al mondo chiunque. La manager dell'hotel (che, realizzato che non eravamo albanesi come le targhe delle nostre auto, ci ha tenuto a intrattenersi con noi la sera) ci ha chiesto se eravamo lì per un team-bulding workshop, una di queste cose molto in voga nella gestione delle risorse umane delle grandi multinazionali e delle organizzazioni internazionali.
“In un certo senso ...”, abbiamo risposto. In un certo senso perché la cosa è informale e disorganizzata, ma sì: alla fine dei conti siamo qui per impararci meglio, e per me questa cosa è tanto più importante quanto più mi è mancata - per un certo numero di circostanze - l'anno passato. Perché magari si comincia con un'improbabile associazione di persone in gita e poi si finisce a prendere l'aereo da Tunisi per partecipare a un matrimonio, no?
Limitandomi per ora a questa minuscola escursione, il più bel ricordo che conserverò della Macedonia è quello di sbucare dal passaggio sott'acqua che collega la piscina riscaldata interna alla piscinetta esterna, da dove abbiamo guardato il paesaggio all'imbrunire, circondati dal vapore e immersi fino alle orecchie per non gelare. Ma non intendo sottrarmi alla necessaria e dovuta domanda: i macedoni, ce la possono o non ce la possono fare?
Devo dire onestamente che non mi sento ancora di esprimere un giudizio. Come giustamente ci faceva osservare la manager, questo è un Paese che è passato dalla dominazione turca al comunismo alla guerra balcanica e l'idea stessa del lavoro come etica (e anche proprio del lavoro in quanto tale!) è piuttosto nuova. Lei ha tenuto a precisarci che è sicura di avere lo staff migliore disponibile sul mercato, nonostante tutte le lacune di cui è ben consapevole. Noi ci siamo astenuti dal segnalare le svariate disavventure con le ordinazioni che abbiamo accumulato in appena due giorni di permanenza; forse per implicita riconoscenza - oltre che per marketing mirato sul'inatteso target “espatriati italiani che vivono a Tirana” - lei ci ha assicurato che ovviamente la regola del check-out a mezzogiorno per noi non vale e ci ha offerto il brunch della domenica. Il bilancio del fine settimana, quindi, è complessivamente positivo, anche se l'osservazione mi pare troppo condizionata dalle cinque stelle lampeggianti sotto il nome dell'hotel.
La birra locale, infine, è buona e abbastanza corposa, il che non guasta, e quando gliela ordini ti fanno dei gran sorrisi come se gli stessi giurando che il loro Paese è stupendo. Ancora non so se ce la possono fare, ma direi che ci provano e io per questo porto rispetto e, soprattutto, tanta tanta tanta pazienza.
Questa era un'altra tappa del nostro viaggio di nozze, ma mi riprometto di arrivare fino a Skopje alla prossima occasione!
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