martedì 8 settembre 2009

due tizi con la barba

Ormai è passato quasi un anno. Era dicembre e pioveva tantissimo. Il 2008 era stato complicato e non ero felice; non ero sicura che lo sarei stata; non trovavo il modo per venirne a capo e la soluzione più semplice sarebbe stata lasciar perdere.

Mi sono ritrovata in un bar trucido con delle luci al neon verdognole piuttosto inquietanti e due maxischermi sintonizzati su skysport. Eravamo io e due tizi con la barba che oggettivamente conoscevo poco e che ciononostante erano la cosa più simile a due amici che mi fosse venuta in mente.

Ero seduta fra loro due, con la mia abituale corona al limone. Gli spiegavo i miei dubbi, le mie angosce, la frustrazione, lo smarrimento. Parlavo parlavo parlavo e cercavo conforto; o qualcosa di simile; o qualunque cosa.
Loro due guardavano la partita. Ogni tanto avranno anche annuito, ma direi che era senz'altro per il dribbling o il possesso di palla assai più che per me.

Qundi ho capito, e mi è venuto da ridere. Ho capito che era giusto così: che erano un sacco di cazzate e che mi stavo incartando nella mia stessa entropia. Ero lì perché volevo esserci, e solo questo era importante.

Uno di questi tizi è poi diventato quello del divano. Quell'altro prepara una pasta ai pomodori secchi veramente improponibile. Ci sono innumerevoli modi diversi in cui una persona può fare parte della tua vita, fosse anche solo transitoriamente.
E non è che io sia specialmente appassionata di tassonomia ma, passando in rassegna la mia esperienza empirica in Albania 2008 e 2009, comincio a pensare che potrebbe configurarsi - almeno nella mia vita - una tipologia specifica nota come "amico con la barba".

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