Molto tempo fa (in realtà non è moltissimo: un anno e mezzo ... ma ora mi sembra un secolo!), quando ero arrivata da poco a Tirana, una mattina andando al lavoro dal lato di sheshi Skanderbeu mi è sembrato di vedere una latteria polacca.
Le latterie in Polonia - forse non tutte, o non più - sono dei posti in cui, oltre a comprare latte e latticini, si può prendere qualcosa di caldo da mangiare, in genere piatti che si preparano con panna, crema o formaggi. L'arredamento è spartano e il servizio minimale, come in genere accade nei posti veramente popolari. Se non sbaglio (il freddo mi distraeva), è stato in una latteria che ho mangiato per la prima volta i piroghi ... una variazione formidabile sul tema del raviolo!
Insomma: sarà la tenerezza per i ricordi di quel viaggio, ma per me la "latteria polacca" è una specie di icona, il segno (traccia e simbolo) di come doveva essere la vita, fino a poco tempo fa, in quello spazio non ben definito (della storia? della geografia? della civiltà?) che a scuola ci indicavano - con fare vago, allusivo, fuggevole - come "l'Europa dell'Est" o "oltre cortina", subito prima di saltare il capitolo.
Già nel 2004 (l'anno dell'Unione Europea a 25) queste latterie cominciavano a essere un po' incongrue rispetto al paesaggio; oggi non so cosa ne sia stato.
Arrivata in ufficio esordii entusiasta: "ma guarda, anche qui in Albania ci sono le latterie, come in Polonia! ce n'è una proprio qui sotto!". Registrai sguardi perplessi e alcuni "dici?", pronunciati con quel tono che si usa per chiudere le conversazioni. Mi rassegnai all'idea che fosse una specie di déjà-vu; che è quello che mi dico quando mi capita di "vedere le cose" ...
È che fra una mente creativa e una fulminata rimane un confine piuttosto incerto; e segnalare che mi capita di frequentarlo non è proprio il miglior biglietto da visita!
Oggi l'ho ritrovata. Mi è riapparsa come un miraggio, ma stavolta mi sono avvicinata per verificare. In effetti non è una latteria, men che mai polacca: è la buvette del Ministero del Turismo (quello del new mediterranean love!), che ha la sede accanto a Torre Drin. Forse non funzionava l'aria condizionata, per cui avevano aperto porte e finestre, che da fuori, quando sono chiuse, non si distinguono da quelle degli uffici. Una buvette un po' misera e un po' sgangherata, come spesso nei ministeri: portato di una burocrazia che fu gigante ma povera e - come molte cose, ovunque, della funzione pubblica - imperturbabilmente lenta a cambiare ...
Quindi un po' lo stesso concetto, ma decisamente meno poesia.
E io, comunque, non sono fulminata: è che noto i dettagli ...
Le latterie in Polonia - forse non tutte, o non più - sono dei posti in cui, oltre a comprare latte e latticini, si può prendere qualcosa di caldo da mangiare, in genere piatti che si preparano con panna, crema o formaggi. L'arredamento è spartano e il servizio minimale, come in genere accade nei posti veramente popolari. Se non sbaglio (il freddo mi distraeva), è stato in una latteria che ho mangiato per la prima volta i piroghi ... una variazione formidabile sul tema del raviolo!
Insomma: sarà la tenerezza per i ricordi di quel viaggio, ma per me la "latteria polacca" è una specie di icona, il segno (traccia e simbolo) di come doveva essere la vita, fino a poco tempo fa, in quello spazio non ben definito (della storia? della geografia? della civiltà?) che a scuola ci indicavano - con fare vago, allusivo, fuggevole - come "l'Europa dell'Est" o "oltre cortina", subito prima di saltare il capitolo.
Già nel 2004 (l'anno dell'Unione Europea a 25) queste latterie cominciavano a essere un po' incongrue rispetto al paesaggio; oggi non so cosa ne sia stato.
Arrivata in ufficio esordii entusiasta: "ma guarda, anche qui in Albania ci sono le latterie, come in Polonia! ce n'è una proprio qui sotto!". Registrai sguardi perplessi e alcuni "dici?", pronunciati con quel tono che si usa per chiudere le conversazioni. Mi rassegnai all'idea che fosse una specie di déjà-vu; che è quello che mi dico quando mi capita di "vedere le cose" ...
È che fra una mente creativa e una fulminata rimane un confine piuttosto incerto; e segnalare che mi capita di frequentarlo non è proprio il miglior biglietto da visita!
Oggi l'ho ritrovata. Mi è riapparsa come un miraggio, ma stavolta mi sono avvicinata per verificare. In effetti non è una latteria, men che mai polacca: è la buvette del Ministero del Turismo (quello del new mediterranean love!), che ha la sede accanto a Torre Drin. Forse non funzionava l'aria condizionata, per cui avevano aperto porte e finestre, che da fuori, quando sono chiuse, non si distinguono da quelle degli uffici. Una buvette un po' misera e un po' sgangherata, come spesso nei ministeri: portato di una burocrazia che fu gigante ma povera e - come molte cose, ovunque, della funzione pubblica - imperturbabilmente lenta a cambiare ...
Quindi un po' lo stesso concetto, ma decisamente meno poesia.
E io, comunque, non sono fulminata: è che noto i dettagli ...
2 commenti:
http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm
Siccome Moreno è mio amico, questo accostamento deve essere un complimento! Ma io lo so che non scrivo bene come Rumiz ... Certo: è anche che non mi pagano per viaggiare e raccontarlo; almeno, non ancora!
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