domenica 25 aprile 2010

le mie mentite spoglie

Il 25 aprile dell'anno scorso l'ho passato in un paesino verso il nord. All'inizio doveva essere una scampagnata da 25 aprile di quelle che si fanno in Italia, più per festeggiare la primavera che per commemorare la Resistenza diciamo ... Anche se io veramente sono tesserata dell'ANPI con la qualifica di "antifascista" e ne vado parecchio fiera e tutte le volte che sento un canto partigiano mi commuovo, specie quelli delle brigate anarchiche.

Poi invece all'ultimo momento è diventato una visita ad un'associazione locale; quello che ho fatto durante la giornata è stato servire la pasta ai bambini ed ascoltare le storie dei maestri che lavorano con gli "ambasciatori di pace". Non ho mai scritto del kanun e della vendetta su questo blog perché non è un argomento da storiella. Però quel giorno ho ripensato anche a certe cose di me, a quando - una o due vite fa - attraversare un ponte "proibito" e passare il mio tempo in un asilo o "nei quartieri" mi rendeva felice.
A volte mi capita, qui in Albania, che qualcuno venga nel mio ufficio per cercare di "sensibilizzarmi" sul tema della povertà o delle periferie; io annuisco paziente, com'è nel mio ruolo. Come se fossi nata dietro a quella scrivania e non avessi mai visto il mondo "di fuori"; e nel frattempo penso: e dire che non credevo mai di risultare convincente in questo travestimento!
Penso anche: ditemi qualcosa che non abbia già sentito; tipo - che so - qualcosa che suoni civico invece che missionario; ma so che sarebbe chiedere troppo. E comunque questo, forse, è un altro discorso.

La persona che mi ha portato lì quel giorno, non ho mai saputo come si aspettava che reagissi; conoscendolo, probabilmente non si aspettava niente; anzi, forse non ne abbiamo nemmeno mai più parlato. Sospetto che sia stato allora e attorno a quei giorni, però, che ho cominciato a sentirmi stanca delle mie mentite spoglie.

Quest'anno è brutto tempo e non sono riuscita ad andare fuori Tirana; sono rimasta a casa ad ascoltare lo speciale di Radio3 sulla Resistenza e a pensare a per come e per ché sono quella che sono e faccio quello che faccio. A un certo senso di inevitabile sconfitta, profonda serenità e - come dice il mio amico Martino - positiva rassegnazione.
Ma questo qui è decisamente un altro discorso.


CON LA RESISTENZA - CONTRO IL FASCISMO
www.anpi.it

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