martedì 27 aprile 2010

il bombolaro

Ieri sera mi è finita la bombola del gas; disdetta, per un altro mese solo che devo stare qui ... È vero che potrei tirare avanti con la piastra elettrica, ma già l'armadio vuoto mi fa tristezza: preferisco che almeno gli elettrodomestici restino funzionali al 100%, così, per una parvenza di casa e di vita normale. Ora che ci penso: forse dovrei avvisarlo il padrone di casa che stavolta vado via per davvero; e dovrò avvisare anche la gente del pallati, a un certo punto. Mi fa impressione a pensarci.

Comunque. Sono passata a "ordinare" la bombola nuova. L'ordinazione consiste in me che ritrovo il garage qui vicino dove ha sede il bombolaro e conduco una surrealissima conversazione con la moglie del bombolaro stesso, che non parla italiano. «goza italiane - le dico (la ragazza italiana) - suo marito lo sa, ci è già venuto a casa mia; pallati i ri (il palazzo nuovo), questo qui dietro ha presente? vabbe', comunque suo marito lo sa». Quindi le lascio il mio numero di cellulare e il nome. Vado a casa e aspetto che mi chiami verso le 19 - questo perché avevo distinto chiaramente le parole në ora shtat (alle sette).

Alle sette suonano alla porta di casa: era il bombolaro. Si ricordava perfettamente il palazzo, la scala, il piano e la porta, vale a dire tutte le informazioni che servono per trovare un appartamento in una città senza numeri civici e senza l'usanza di suonare al citofono - tanto il portone è aperto. Certo, potrebbe anche aver chiesto giù alla signora del minimarket che tiene d'occhio la vita della comunità, ma propendo più per la prima ipotesi perché mi ha chiesto notizie di mio marito, di cui si ricordava benissimo ... anche se lo ha visto solo la prima volta che è venuto qui: quasi due anni fa! Che poi è quella volta che ho argomentato con Quaini che, nella sua qualità di ingegnere dell'Eni, era lui che doveva occuparsi del cambiamento della mia bombola del gas ...
La bombola nuova mi è sembrata parecchio più grande di quella vuota e gli ho chiesto da quanti litri me l'aveva portata; era da 15, dice che l'ho ordinata così a sua moglie. In effetti mi pare di ricordare che la signora abbia pronunciato uno di questi numeri albanesi con la decina incomprensibili: pesëmbëdhjetë, ma lì per lì non ci ho fatto caso, perché avevo capito che il marito mi avrebbe telefonato e avrei potuto parlare con lui in italiano. S'ka problem, se la troverà il prossimo inquilino ...

Il bombolaro non è precisamente un signore distinto, però è sempre molto cortese. Da quello che ho capito lui era immigrato in Italia, stava bene, lavorava; solo che poi ha fatto un incidente stradale ed è venuto fuori che non aveva i documenti in regola, così l'hanno rimpatriato. Mi ricordo che ce lo raccontò senza amarezza e senza risentimento, come una cosa della vita, tipo: «e quindi ora sono qui. ah, ma che bella l'Italia ...».
Ho notato che il suo italiano è peggiorato, si vede che non lo pratica. Andando via gli dispiaceva molto non ricordarsi un modo di dire italiano per augurarmi "tante belle cose" per il futuro mio e di mio marito, ora che vado via dall'Albania.

«buona vita - mi ha detto alla fine; che forse è la traduzione di un modo di dire albanese - e magari torni da turista».
«magari, sì», gli ho risposto.

1 commento:

Vincenzo ha detto...

Io e il bombolaro ci siamo visti due volte, non una...giusto per la precisione!