lunedì 12 ottobre 2009

la festa di compleanno

Ieri c'è stata la mia festa di compleanno. In realtà ho dovuto dividerla con la festa di inaugurazione di una casa con una terrazza parecchio più grande del mio balcone, nonché con una specie di accoglienza per un gruppo di ragazzi e ragazze imbarazzantemente giovani e pieni di belle speranze.
Comunque di base era la mia festa di compleanno: c'erano le torte e anche i regali; mi sono distratta e non ho comprato le candeline (è che da quando sono qui mi prendono sempre per più giovane e ieri sera mi andava di approfittarmene).

Tutto è stato bello: le persone, la cena, il barbecue; la vista su Tirana in fieri che io trovo sempre affascinante, con quel suo modo un po' perverso e un po' disperato. Incongruità ovunque. Ho ricevuto dei regali di artigianato albanese che vanno dritti nella prima valigia per Bruxelles; mi pare esprimano una certa allusione alla mia casalinghitudine prossima ventura, ma va bene così: servirò la cena sulla tovaglia albanese (non garantisco che mi metterò il grembiule!) a tutti quanti avrò il piacere di rivedere e di ospitare quando sarò lì, nella capitale delle capitali di quelli che fanno questo lavoro.

Il dopo festa è stato fantastico: spediti quelli più piccoli a dormire, noi siamo rimasti lì a ridere non so più di cosa fino alle 4 del mattino. Forse era dall'università che non mi sentivo così. Se la mia vita procede (come procede) per cicli di 10 anni, questo sta per chiudersi. È che non riesco a immaginarmi cosa verrà dopo. Non riesco a immaginarmi che possa essere più straordinario di questo.


Ieri ho dovuto rinunciare a qualcosa. Perché crescere è farsi sempre nuove domande, ma anche imparare a rinunciare a certe piccole cose. Tipo: bere troppo e fare tardi la sera (perché poi ci vogliono tre giorni per riprendersi); o metterti quel jeans che ti stava benissimo a 20 anni e non riesci a buttarlo via (perché segnala crudamente che i 10 kili non li perderai mai più); o trattare le tue sorelle piccole come se ancora non sapessero badare a sé stesse (perché invece sono perfettamente capaci a sbagliare con la loro testa). Cose così, dentro e fuor di metafora.

Però va bene, e sono contenta. Perché - in compenso - forse raccoglierò una sfida che stavo cercando di evitare; perché il giorno prima un mio amico mi ha detto qualcosa che non avevo davvero capito; e soprattutto perché ho avuto uno dei sabato mattina più pieni di sole che mi ricordi a Tirana. Le sfumature sono tantissime: è questo che mi fa stare bene.

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