giovedì 1 ottobre 2009

trentatre

Odio il volo dell'alba. Sono nervosa e scontrosa e stravolta; la mancanza dello sportello schenghen e l'assoluta incapacità degli albanesi a fare la fila mi rendono del tutto politicamente scorretta. Sono a casa alle 10 e non so più nemmeno come si fa ad avviare la caldaia. Vado a letto e spengo la suoneria del cellulare; di tutti i cellulari; non ho portato il computer e il telefono fisso non dà segni di vita. Oggi compio 33 anni, ma per adesso voglio solo dormire.

Quando riemergo dalle mie nebbie sono quasi le 5. Il frigo è vuoto, Vince arriva stanotte e non ho avvisato quasi nessuno che sono qui; l'unica cosa che mi pare di aver voglia di fare è andarmene a Livorno. Mi metto jeans e scarpe da tennis, mi pettino i capelli all'infuori e - dal momento che butta pioggia - cerco una giacca; mi provo il giubbino di pelle e incredibilmente mi sta; da una scatolina sulla cassettiera recupero il cerchietto che prima portavo sempre al naso. Prima di fare questo lavoro, prima di questa vita. Nessuno che conosco a Tirana mi ha mai vista così, nemmeno in foto!

Chiudendo l'armadio mi guardo allo specchio e mi riconosco più del solito. Questa è Serena: Serena a 13 anni, Serena a 23. Non mi sono persa, non mi sono tradita; ho mantenuto le promesse che mi ero fatta e sono diventata la persona che volevo essere. Questo - solo questo - è veramente importante.

Tiro un sospiro di sollievo e corro giù a inseguire l'autobus. Una volta era il numero 8 e dietro c'era il mare; me lo ricordo come fosse adesso. Vent'anni sembrano un'eternità e non c'è niente che non mi ricordi per filo e per segno.

A me non è mai dispiaciuto invecchiare.

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