Il nove novembre del millenovecentottantanove io ero una ragazzina di 13 anni inquieta, curiosa e piuttosto notturna. Quello è il primo dei miei famosi "anni col nove", e novembre è sempre un mese in cui "succedono cose".
Insomma, mi aggiravo in cucina e mi venne in mente per caso di guardare il tg della notte; allora non credo che avrei saputo trovare Berlino sulla carta geografica e senz'altro avevo un'idea vaga di cosa significavano il muro e la cortina di ferro; eppure percepii dal tono della voce e dal montaggio dei servizi che quello doveva essere proprio il soffio della storia. Mi ricordo che andai a letto con questa strana sensazione, che non sapevo decifrare. E ricapitò quell'anno, a dicembre, quando la televisione mandò in onda le immagini di Ceauşescu fucilato.
Insomma, mi aggiravo in cucina e mi venne in mente per caso di guardare il tg della notte; allora non credo che avrei saputo trovare Berlino sulla carta geografica e senz'altro avevo un'idea vaga di cosa significavano il muro e la cortina di ferro; eppure percepii dal tono della voce e dal montaggio dei servizi che quello doveva essere proprio il soffio della storia. Mi ricordo che andai a letto con questa strana sensazione, che non sapevo decifrare. E ricapitò quell'anno, a dicembre, quando la televisione mandò in onda le immagini di Ceauşescu fucilato.
Non capivo cosa stava succedendo, ma sapevo che era importante. Anche se ero solo una bambina e tutto quello che ci si aspettava da me era che tirassi fuori dal sacchetto i numeri della tombola. Nella periferia della provincia del mondo.
Dieci anni dopo avevo una laurea in Scienze Politiche Internazionali, perché la letteratura non mi sarebbe potuta bastare. Altri dieci anni dopo vivo in Albania e il baricentro del mio lavoro si sposta sempre più a est, intorno e dentro a questo mondo che - come dice il mio amico Marco - da un certo momento in poi non esiste più; senza sapere esattamente cosa deve diventare.
Ho rivisto "Good-bye Lenin" e credo di avere capito meglio molte cose. Ho ascoltato con i brividi le interviste sulla BBC ai protagonisti dell'epoca, ai corrispondenti, alla gente comune. Ci sono ancora tantissime storie da raccontare su quel mondo: epiche, private, misteriose, emozionanti.
Bisogna solo andarle a cercare, finché la gente se le ricorda; anche qui, in Albania.
Dieci anni dopo avevo una laurea in Scienze Politiche Internazionali, perché la letteratura non mi sarebbe potuta bastare. Altri dieci anni dopo vivo in Albania e il baricentro del mio lavoro si sposta sempre più a est, intorno e dentro a questo mondo che - come dice il mio amico Marco - da un certo momento in poi non esiste più; senza sapere esattamente cosa deve diventare.
Ho rivisto "Good-bye Lenin" e credo di avere capito meglio molte cose. Ho ascoltato con i brividi le interviste sulla BBC ai protagonisti dell'epoca, ai corrispondenti, alla gente comune. Ci sono ancora tantissime storie da raccontare su quel mondo: epiche, private, misteriose, emozionanti.
Bisogna solo andarle a cercare, finché la gente se le ricorda; anche qui, in Albania.
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