Mi manca Tiziano. Questo pensiero non è granché originale e nemmeno molto profondo, ma tant'è.
Il mio piano di non tornare a vivere in Albania quest'anno avrebbe dovuto proteggermi anche da questo: dalle persone che se ne vanno. Perché va bene che fa parte del gioco di vivere da espatriati, che ci si fa l'abitudine e che anzi io sono sempre quella che "non bisogna amare al risparmio o con l'occhio al calendario ma amare e basta". Come capita; se capita.
La verità, però, è che impariamo a non farcelo capitare; impariamo a stare bene con le persone sapendo che "domani", a un certo punto, saremo tutti da qualche altra parte e avremo intorno tutt'altri paesaggi e tutt'altre persone faranno parte della nostra vita di tutti i giorni. Ne faranno parte fino a confonderci, fino ad avere l'impressione che siano sempre stati lì e che non potrebbe essere altrimenti. E poi, di nuovo, partiremo; o partiranno; e poi di nuovo.
E cosa resta? E ne vale la pena? Domande oziose ...
Quindi mi manca, Tiz. Mi mancano le nostre confabulazioni dall'aria filosofica e mi manca la sua voglia di non litigare con nessuno. Mi mancano anche un sacco di altre cose, ma piccole, quotidiane e tendenzialmente insignificanti: mi manca perché non è più a Tirana, non è più a portata di mano. Tutto qui. O meglio: "tutto" (con le virgolette) qui.
Mi vengono in mente un sacco di scene e di immagini, ma non saprei scegliere. Mi ricordo precisamente (e mi succede solo con le persone importanti) la prima volta che ho visto Tiziano: era in quella stradina buia che si chiama rruga Islam Alla e mi verrebbe da dire che andavo da Ettore ma non tornerebbero i tempi; quindi forse era proprio la prima volta che andavo a cercare Antonio, per quella questione dei divani e dei sostituti. Notai questo tizio e pensai: "sicuro è italiano; anzi, somiglia a mio cognato"! E dopo qualche giorno me lo sono ritrovato in ufficio, in un gruppo di lavoro che ci ha tenuti insieme - con tanta pazienza - nonostante le susseguenti scadenze dei miei contratti. Pensa le coincidenze ...
Ma Tiziano è anche quello che cita la scala di Kinsey mentre prendiamo il sole sulla spiaggia a Zvernec o con cui chiacchiero della rivoluzione del paradigma di Kuhn mentre cerchiamo il bar per fare colazione a Kotor (questo è uno dei miei ricordi preferiti in assoluto!): un privilegio piuttosto raro. E poi ci sono dei pezzetti di conversazione geniali che non riuscirei a riprodurre. E dei momenti, come delle istantanee; sul balcone della sala riunioni, fuori dallo Unit, all'Artist, qui a casa a cena o la domenica a pranzo, al film festival, al confine croato. Un epico frammento dalla festa del mio compleanno (chi c'era indovinerà di cosa parlo). O quella volta a dicembre che eravamo tutti fermi al bar dell'aeroporto causa neve in Italia. Cose così.
Una mattina mi ha chiamata da Rinas per dirmi che il contratto nuovo era confermato e che sarebbe partito all'inizio di aprile. Credo di aver detto parecchie cose incoraggianti in quel momento e sono abbastanza sicura di avere fatto la mia parte di amica supportive; nel frattempo, però, controllavo il calendario: ci sarò quando parte? Ci voglio essere quando sarà partito?
È davvero tempo che me ne vada anche io ...
Più tardi, a casa, ho controllato i voli Bruxelles-Amman: credo di sapere cosa mi regalerò per il mio prossimo compleanno.
Il mio piano di non tornare a vivere in Albania quest'anno avrebbe dovuto proteggermi anche da questo: dalle persone che se ne vanno. Perché va bene che fa parte del gioco di vivere da espatriati, che ci si fa l'abitudine e che anzi io sono sempre quella che "non bisogna amare al risparmio o con l'occhio al calendario ma amare e basta". Come capita; se capita.
La verità, però, è che impariamo a non farcelo capitare; impariamo a stare bene con le persone sapendo che "domani", a un certo punto, saremo tutti da qualche altra parte e avremo intorno tutt'altri paesaggi e tutt'altre persone faranno parte della nostra vita di tutti i giorni. Ne faranno parte fino a confonderci, fino ad avere l'impressione che siano sempre stati lì e che non potrebbe essere altrimenti. E poi, di nuovo, partiremo; o partiranno; e poi di nuovo.
E cosa resta? E ne vale la pena? Domande oziose ...
Quindi mi manca, Tiz. Mi mancano le nostre confabulazioni dall'aria filosofica e mi manca la sua voglia di non litigare con nessuno. Mi mancano anche un sacco di altre cose, ma piccole, quotidiane e tendenzialmente insignificanti: mi manca perché non è più a Tirana, non è più a portata di mano. Tutto qui. O meglio: "tutto" (con le virgolette) qui.
Mi vengono in mente un sacco di scene e di immagini, ma non saprei scegliere. Mi ricordo precisamente (e mi succede solo con le persone importanti) la prima volta che ho visto Tiziano: era in quella stradina buia che si chiama rruga Islam Alla e mi verrebbe da dire che andavo da Ettore ma non tornerebbero i tempi; quindi forse era proprio la prima volta che andavo a cercare Antonio, per quella questione dei divani e dei sostituti. Notai questo tizio e pensai: "sicuro è italiano; anzi, somiglia a mio cognato"! E dopo qualche giorno me lo sono ritrovato in ufficio, in un gruppo di lavoro che ci ha tenuti insieme - con tanta pazienza - nonostante le susseguenti scadenze dei miei contratti. Pensa le coincidenze ...
Ma Tiziano è anche quello che cita la scala di Kinsey mentre prendiamo il sole sulla spiaggia a Zvernec o con cui chiacchiero della rivoluzione del paradigma di Kuhn mentre cerchiamo il bar per fare colazione a Kotor (questo è uno dei miei ricordi preferiti in assoluto!): un privilegio piuttosto raro. E poi ci sono dei pezzetti di conversazione geniali che non riuscirei a riprodurre. E dei momenti, come delle istantanee; sul balcone della sala riunioni, fuori dallo Unit, all'Artist, qui a casa a cena o la domenica a pranzo, al film festival, al confine croato. Un epico frammento dalla festa del mio compleanno (chi c'era indovinerà di cosa parlo). O quella volta a dicembre che eravamo tutti fermi al bar dell'aeroporto causa neve in Italia. Cose così.
Una mattina mi ha chiamata da Rinas per dirmi che il contratto nuovo era confermato e che sarebbe partito all'inizio di aprile. Credo di aver detto parecchie cose incoraggianti in quel momento e sono abbastanza sicura di avere fatto la mia parte di amica supportive; nel frattempo, però, controllavo il calendario: ci sarò quando parte? Ci voglio essere quando sarà partito?
È davvero tempo che me ne vada anche io ...
Più tardi, a casa, ho controllato i voli Bruxelles-Amman: credo di sapere cosa mi regalerò per il mio prossimo compleanno.
1 commento:
Che dire,arrossisco e basta. Compra questo biglietto, dai!
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