mercoledì 18 giugno 2008

... e donne

Sono stanca, stanchissima ... "Ho le mie cose", come ci insegnavano a dire quando eravamo piccole (un interessante rimosso antropologico) e come ci dicono i maschi, con quel tono sempre un po' fra il curioso e lo spaventato! Ammetto che starei volentieri a casa e che non mi piace dover andare in ufficio; che poi non è che sono nervosa: sono solo fisicamente stremata da questa ciclica ineluttabilità.

Forse per questo sono particolarmente accondiscendente con le donne che, in un modo o in un altro, si occupano di me.
«Diana, facciamole corte stavolta le unghie perché mi sembrano un po' troppo aggressive ... anzi, magari le facciamo arrotondate?»; «No no, rifacciamo la french che è più elegante per l'ufficio, e poi ti sta meglio questa lunghezza che dico io» (l'estetista).
«Frida scusa, tagliali solo dietro che non mi piacciono queste codine di ricrescita, no?»; «No, meglio un po' lunghetti dietro, fa più femminile, e sopra belli gonfi» (la parrucchiera).
«Signora Luli, questo detersivo va bene sia per lavare per terra che per lavare il bagno»; «Jo jo, meglio due diversi, io comprare» (la signora delle pulizie).
«Signora Alma, i pantaloni nuovi facciamoli senza tasche, così sono più facili e non li rovino mettendoci le mani»; «No tasche? No no, ci vogliono tasche, più bello, non preoccupare» (la sarta).

Mi arrendo. Un po' perché è inutile opporsi (!), un po' perché in realtà anche questo è un modo per esplorare il paese, osservare, imparare. Un po' anche perché mi diverte accorgermi di che genere di immagine proietto di me stessa se ognuna di queste donne sente di dovermi spiegare lei cosa è meglio per me!
SO che il giorno che abiterò in Africa (o a Bruxelles) e avrò una bonne che pensa a tutto lei mentre io scrivo e/o lavoro, sarò definitivamente riconciliata con la mia personale femminilità ...


Judy GRAHN, Blood, bread and roses: How menstruation created the world, Beacon Press, c1993, e tutte le pubblicazioni più recenti che i motori di ricerca dei grandi e-bookshop (anglosassoni) associano a questo!

lunedì 16 giugno 2008

just in case

Just in case you might think I am kind of overtelling Albanian natural wild-wild beauty ...


www.guardian.co.uk/travel/2008/may/22/albania.beach?page=all

www.independent.co.uk/travel/europe/ the-beaches-are-clean-in-albania-and-theyre-almost-empty-847255.html

cocktail nel fine settimana

Il venerdi estremamente piovoso ha fatto rapidamente desistere da una possibile gita nel vicino Montenegro (visto mai lo spot turistico che danno su Euronews? Montenegro: bellezza selvaggia!).

Il sabato allora, approfittando del tempo incerto, mi sono convinta a celebrare finalmente la casetta tiranese, in cui non avevo ancora ricevuto nessuno; anzi, che proprio nessuno aveva ancora mai visto, tranne Flavio quando abbiamo portato qui le valige (ma c'erano ancora i lavori da finire in cucina) e Andrea quella volta che mi ha chiuso il gas...
Volevo assolutamente che ci fosse Vincenzo, che è qui da martedi notte, armi e bagagli come si dice. Perché Tirana non è come Tunisi, dove solo io avevo una "vita sdoppiata": l'altra casa, l'altra lingua, gli altri nuovi amici, e lui sempre un po' di passaggio che cercava ogni mese di recuperare sul tempo perso della nostra lontanaza. Tirana invece è vivere di nuovo insieme, proprio come a Pisa, e provare entrambi alla pari questo bizzarro, complicato, avvincente privilegio della vita da espatriati.

Quindi, inaugurazione della casa. Temevo fosse troppo piccola, ma ho anzi verificato che un'altra volta posso invitare qualche persona in più. Abbiamo organizzato giusto una piccola cena buffet con gli altri espatriati dell'ufficio; però mi sono distratta a sporzionare le lasagne (!!!) e non ho fatto nemmeno una foto.

Domenica pensavo che mi manca degli apéro a Tunisi (a parte la vista sul mare) il fatto che erano, appunto, l'occasione per vedere e frequentare persone diverse da quelle dell'ufficio e che mescolavo con una certa incongruità. Mi divertiva impegnarmici quel minimo a spostarmi da un gruppetto all'altro, presentare ognuno a tutti quanti, infilarmi e sfilarmi dalle conversazioni; certo, poi bisogna dire che il negroni sbagliato aiutava ... specie col mio francese!

Un collega milanese-acquisito, in effetti, ha gentilmente offerto il prosecco (non è adorabile?!?), ma a me colpevolmente mancavano martini rosso e campari ... Magari per la prossima mi organizzo meglio. Magari qualcuno mi viene a trovare?

http://it.wikipedia.org/wiki/negroni_sbagliato

venerdì 13 giugno 2008

kolonat

In Albania non ci sono McDonalds', che già mi sembra un buon segnale di civiltà. E non deve essere nemmeno un problema di antiamericanismo, come in certi Paesi arabi (che comunque pure mi troverebbe d'accordo), ché qui di bandiere a stelle e strisce ne sventolano in gran quantità.

Loro, gli albanesi, hanno la loro catena di fast food, dove entri, ordini guardando le foto sui cartelloni, fai le combinazioni "menu" panino/trancio di pizza/hamburger + patatine + bibita piccola/media/grande, prendi il vassoio e poi sparecchi, tutto come d'abitudine. Si chiama KOLONAT ed è molto più simpatico del McDo.

Uno, perché la gente è carina e parla italiano. Due, perché ordini un trancio piccolo di pizza e te ne danno praticamente due (in Albania usano porzioni belle grandi). Tre, perché c'è un panine greqi che è vegetariano e anche saporito. Quattro, e più importante di tutti, perché puoi comporre un menu Amstel o un menu Heineken in cui ti danno la birra al posto della bibita gassata. Panino, patatine e birra per un massimo di 390 leke, che sono circa 3 euro: una svolta. Ovviamente hanno anche un baby-menu con pupazzetto allegato al cestino. IN PIU' fanno il servizio di delivery (kolonat taksi) fino a mezzanotte, che mi preoccuperò di testare quanto prima.

Ma la cosa veramente veramente divertente, in tutto ciò, è che il logo del Kolonat è una buffa K gialla su fondo rosso che somiglia incredibilmente alla famigerata M!!! Dovete credermi: gli albanesi SONO più avanti di quello che uno si potrebbe immaginare ...

martedì 10 giugno 2008

uomini

Ho sempre avuto degli uomini come capi. A volte deludenti, immaturi, arroganti, francamente psicopatici, umanamente difficili da gestire o anche semplicemente distratti; il mio ex capo preferito è anzi quasi quasi fuori di testa, ma deve essere per questo che mi piace lavorare per lui.
Comunque uomini, e non è che io sia ingegnere meccanico o fisico nucleare o non so bene quale altra specialità fortemente "maschilizzata" (è un termine tecnico dei gender studies: don't bother): alla fine dei conti ho studiato "solo" scienze politiche ... Anche se, pensandoci bene, mi ricordo precisamente molte volte in cui, mentre facevo la specializzazione in politica internazionale, mi sono sentita dire "però, Serena, accidenti ... con te si può parlare (sottinteso: di politica estera) come se fossi un uomo", e altri ameni commenti consimili.
Poi per quattro anni che ho fatto ricerca a tempo pieno ho dovuto difendere che i women's/gender studies non sono un (mio) capriccio ma una branca legittima delle scienze sociali e di quelle politiche; nel giudizio con cui sono stata ammessa a discutere la mia tesi dottorale (che comunque nessuno aveva letto) è consegnato agli atti che si trattava di un buon lavoro, nonostante "una certa impostazione un po' vetero-femminista".
ODIO quando mi danno della vetero-femminista a sproposito !

Oltre a capi uomini, tendo ad avere colleghi e amici maschi. Trovo quelli della mia generazione abbastanza sopportabili, o forse io col tempo sono diventata più paziente: quando mi accorgo che uno è fondamentalmente cretino mi disconnetto dalla relazione, senza più pretendere di mangiarmelo vivo. E poi, sto scoprendo che i trentenni sono insospettatamente interessanti: hanno dei dubbi, si sentono a volte fragili, sanno che non necessariamente avrebbero la meglio a scontrarsi con una donna e non per forza nutrono rancore.
Mi rendo conto che frequento un gruppo molto selezionato e statisticamente poco significativo, ma questa sensazione mi lascia sperare che le cose possano andare meglio, che possa finire la stagione del "non posso più darti ordini, puttana, per cui ti do una badilata in testa e poi trovo anche un avvocato che ha la faccia come il culo di difendermi in tribunale" (storia vera, purtroppo). Forse la mia generazione può essere quella che "parliamone alla pari", e la generazione dopo la mia meglio ancora.

Indipendentemte dal mio più o meno vetero femminismo, è che oggi ho partecipato a un seminario internazionale sulla tratta delle donne. Gli anni che ci sono voluti, in Italia, per tirare fuori dal cilindro una fattispecie di reato simile alla riduzione in schiavitù. I secoli che ci vorranno perché gli uomini si rendano conto di cosa c'è dietro i loro puttan-tour. Nel Paese in cui erano gli anni Novanta del secolo XX quando è stato infine messo nero su bianco che lo stupro, nel nostro ordinamento, è un reato contro la persona e non contro la morale. E in cui ancora recentemente mi sono sentita dire che il limite di età sotto il quale non si ammette rapporto sessuale consenziente è stata un'esagerazione delle solite femministe (il rapporto con una minorenne è stupro solo se l'uomo è più di tre anni maggiore di lei, in realtà).

Quando smetterò di lavorare perché sarò definitivamente stanca dell'ufficio, credo che per un po' farò la volontaria; forse non sono abbastanza brava col sostegno psicologico ma credo di poter scrivere progetti e fare fund raising, che comunque serve per andare avanti. Mi piace avere degli obiettivi, mi piace sapere che posso fare delle cose che hanno un senso. Presto, direi.

lunedì 9 giugno 2008

back from the South

Sono talmente stanca che ho quasi la nausea e una discreta fitta sopra la tempia destra; mi succede quando dormo poco e male per molti giorni, come durante questo fine settimana.

Siamo stati in un posto spettacolare: mare blu scuro e turchese, calette di grossi ciottoli levigati e scogli che ricordano Gaudì, montagne piene di verde con le cime nascoste dentro grosse nubi filacciose. Eravamo in pratica di fronte a Corfù (però con meno infrastrutture e meno turismo, almeno per il momento). Ha piovuto enormemente i primi due giorni e c'è stato il sole solo domenica mattina, come da BBC Weather Forecasting. A me piace la pioggia sul mare, solo che poi ci vorrebbe un bel camino acceso e un fuoco di legna profumata per asciugare l'umido, e anche - possibilmente - una persona vicino. Mare d'inverno, insomma; tranne che siamo in giugno...
Invece faceva freddissimo, io non avevo un pigiama lungo, le coperte del bungalow erano troppo pulciose per usarle e al fin y al cabo la mattina mi facevano male le spalle dall'aver cercato di dormire contratta per il freddo. Ho anche avuto di nuovo dei sogni affollati, che è un'esperienza che mi stanca moltissimo, per via di quel mio leggero disturbo del sonno che non distinguo bene i ricordi sognati da quelli da sveglia, quindi mi sento spossata come se avessi ragionato per davvero con la gente fino all'alba. Conseguentemente mi sono tornati anche i déjà-vu, altro chiaro segno di temperamento creativo e/o di cervelletto andato a male.

Sento l'elettricità che mi gira nel cervello e si appunta alla tempia destra, mi scava le occhiaie e mi tocca la bocca dello stomaco. Odio essere in ufficio e vegetare mentre avrei potuto dormire profondamente ancora un paio d'ore e arrivare qui tardi ma lucida. Non so quando farò di nuovo una gita come questa perché ho davvero desiderio di visitare il Paese, però non potendo guidare mi innervosisco. Vorrei fermarmi anche sul monte una volta, perché per me è un paesaggio impressionante (sono pur sempre nata in Puglia ...) e perché mi ricordo distintamente che "ho voglia di montagna" era una delle stupide risposte che davo a chi mi chiedeva come mi era saltato in mente di lasciare Tunisi per Tirana (l'altra risposta essendo: mi piace vivere nelle città che iniziano con la T).

Comunque, vorrei fare un giro in macchina come questo al sud ma più in solitaria, oppure più con degli amici; e per inenarrabili associazioni mentali con della musica che ho ascoltato in macchina mentre salivamo sul Logarà, direi che mi piacerebbe soprattutto che ci fosse il Manfro alla guida. Con l'età si diventa nostalgici ...

venerdì 6 giugno 2008

lavori in corso

Piove. Pioveva a Pisa e piove anche a Tirana. Starei a casa a scrivere e studiare, diligentemente. E invece ho deciso di prendere una pausa e fare un'altra cosa che amo moltissimo: leggere.

Ho letto Lucia Etxevarria, ora sto leggendo Carmen Rico-Godoy. Leggo fino a che non mi si chiudono gli occhi, mi dimentico di cenare, di lavare i piatti, di mettere la lavatrice. Leggo e nella mia testa ritorna la Spagna e tutto quello che ha significato per me viverci, tornarci, passarci. La Spagna e le sue donne, le mie donne, quel tatuaggio rimasto in sospeso che credo farò qui. Perché è strano come certi fili sparsi ti ricapitino fra le dita quando meno te lo aspetti e nelle occasioni e nei posti meno probabili. Soprattutto nei posti.

Inoltre, a pesar de la lluvia, nella pausa pranzo farò un salto a casa a preparare lo zaino e prendo un passaggio su una macchina di amici e colleghi diretti a sud. Mantengo l'impegno a vedere questo paese, scoprirlo, raccontarlo: prometto che prenderò appunti per i prossimi post.

Dovrei infilare fra la fouta del mare e il giacchetto impermeabile anche il mio EU text book ... ma potrei anche dimenticarmelo all'ultimo momento, no?