lunedì 31 agosto 2009

back to normal (?) life ...

Eccomi: sono tornata. Già da una settimana. A Tirana e alla mia vita normale.

Le coppie di virgolette si sprecano. Come se fosse "normale" che stasera troverò il letto vuoto; a Tunisi mi capitava di spostarmi nella stanza degli ospiti dopo che Vincenzo partiva, per fare finta di non accorgermene; qui dormirei sul divano, ma il frigorifero fa troppo rumore. "Normale" che i miei migliori amici - quelli che diventano come una famiglia - siano persone che fino a ieri l'altro non conoscevo e che da dopodomani, verosimilmente, non vedrò mai più. "Normale" che io abbia lo stesso computer e la stessa scrivania, ma un altro lavoro: posizione più prestigiosa, inquadramento più precario; devo sbrigarmi a attaccare alla parete un poster nuovo, o rischio di non fare in tempo a guardarlo.

Fino a qualche giorno (ormai qualche mese?) fa, non sapevo bene dove stavo di casa. Ora invece mi sembra di non sapere bene cosa ci faccio qui. Perché sono tornata? Perché non ne ho approfittato per lasciare questo posto e questa vita e installarmi in quella tutta nuova che ho intravisto e assaggiato a Bruxelles? Davvero mi erano rimaste talmente tante cose in sospeso, qui, che era così importante che ritornassi?

Probabilmente sì. Solo che ora non mi vengono in mente ... Magari ci vuole ancora qualche giorno: il tempo di riabituarmi a certe assenze e a altre presenze.

Tutto qui.


Sarei felice se qualcuno mi venisse a trovare.

mercoledì 29 luglio 2009

message in a bottle #3

Ho sentito dire che in un blog, da qualche parte nel cyberspazio, ci sono delle scuse per me. Forse non mi interessava nemmeno saperlo; e comunque non fa nessuna differenza. Le mie storie esistono solo per me e per quelli a cui ho voluto raccontarle. Non è la prima volta che mi scambiano per quella cattiva: in genere, invece, tendo a essere solo una che passava ...

A questo punto: posso riavere indietro il mio lettore?

martedì 28 luglio 2009

message in a bottle #2

La palma è uno degli alberi più antichi al mondo, al punto tale che non si riesce a stabilirne con certezza l'area di origine. Nel deserto mi hanno insegnato che sono le palme la chiave di quel microclima delle oasi che permette di generare tre diversi livelli di coltivazione, così da garantire l'esistenza di intere comunità. Quelle che io conosco meglio e ho imparato ad amare sono le palme da dattero, che appartengono a un genere chiamato phoenix: la fenice. Che è quella creatura mitica che rinasceva dalle proprie ceneri. Solo persone molto speciali riuscirebbero a portare un nome così.

lunedì 27 luglio 2009

message in a bottle #1

Durante una lunga attesa in aeroporto, ho cominciato a rimettere in ordine i miei vecchi SMS. Ne ho trovato uno di maggio in cui G. mi chiede quale indirizzo e-mail consulto più spesso. Immagino che fosse perché aveva in animo di scrivermi; ovviamente, invece, non l'ha fatto mai. Mi sono ricordata di un post-it antichissimo, dove c'era disegnato - come spesso accadeva a quei tempi - un albero di ulivo con le matite pastello. Il messaggio diceva: ti chiamo domani. In un certo senso, sto ancora aspettando ...

giovedì 23 luglio 2009

pezzi mancanti

Lo so: a questo blog mancano un sacco di pezzi. È che proprio non ho voglia. Tutto quello che faccio, qui a Bruxelles, è dormire, leggere e guardare dvd. Soprattutto dormire. Vado anche spesso al supermercato: trovo divertente perdermi in mezzo a scaffali pieni di marche sconosciute e oggetti edibili bizzarri.

Non so più chi mi ha fatto notare che, comunque, già da un pezzo le mie storielle sono sempre meno albanesi e sempre più bruxelloises. L'idea mi intriga, ma la verità è che i pezzi mancanti parlerebbero tutti dell'Albania: di una nottata imprevista a Vlore, di un posto che si chiama Zvernec, di un colpo di sole, della Piana dei Merli (perché a quanto pare non c'è Albania senza Kosova), eccetera.

Forse più in là: se torno, se resto, se riparto.

domenica 12 luglio 2009

stop by

Aeroporto di Ljubljana, scalo per Tirana. Non sono sicura di voler andare ma non ho modo per tornare indietro. E comunque tutta la mia roba è lì, tutta la mia vita; fosse anche solo per recuperarla, devo fare questo viaggio. E poi avevo già il biglietto, perché quello per frequentare la scuola all'ULB l'avevo fatto andata e ritorno.

Une drôle de sensation ... E nessuno ad aspettarmi.

È anche buio, l'aereo è in ritardo e ho già finito uno dei libri che avevo dietro. Dal gate accanto al mio parte il volo per Pristina. Una signora mi chiede informazioni in albanese.

Al duty-free ho comprato una bottiglia di vino di miele.

lunedì 6 luglio 2009

in-between

I am not a human rights specialist; actually, I am not even a lawyer, even though I maintain a fair understanding of international public law from my university years. I have been dealing with migration all my life; I have a family history embedded in migration; I am a migrant myself who married another migrant and both of us are still on the move. As a demographer and a policy analyst, I specialised on migration studies. And now, here I am, in this legal school, still uncapable of grasping the deepest why of managing frontiers as if from the heights of a fortress. Fortress Europe ...

I renounce. I renounced a long time ago. I see that my position appears to be extremist and I do not like to be underestimated as some kind of "naïve no-globalist" - which I am not. I keep silent, do my job, stick to my point of view. When I was a kid, I got this thing from Enlightenment that we were to be citizens of the world. I still take it.

According to the Universal Declaration of Human Rights (which is not technically binding), [...] "everyone has the right to leave any country, including his own, and to return to his country" (art. 13.2). This clearly establishes a human right to e-migration and to return, but no corresponding right to im-migration. One can leave but not enter. States are not obliged to let people in.

Is this a legal/political loophole?

This is where so many people get caught in-between.


http://www.un.org/en/documents/udhr/