mercoledì 29 luglio 2009

message in a bottle #3

Ho sentito dire che in un blog, da qualche parte nel cyberspazio, ci sono delle scuse per me. Forse non mi interessava nemmeno saperlo; e comunque non fa nessuna differenza. Le mie storie esistono solo per me e per quelli a cui ho voluto raccontarle. Non è la prima volta che mi scambiano per quella cattiva: in genere, invece, tendo a essere solo una che passava ...

A questo punto: posso riavere indietro il mio lettore?

martedì 28 luglio 2009

message in a bottle #2

La palma è uno degli alberi più antichi al mondo, al punto tale che non si riesce a stabilirne con certezza l'area di origine. Nel deserto mi hanno insegnato che sono le palme la chiave di quel microclima delle oasi che permette di generare tre diversi livelli di coltivazione, così da garantire l'esistenza di intere comunità. Quelle che io conosco meglio e ho imparato ad amare sono le palme da dattero, che appartengono a un genere chiamato phoenix: la fenice. Che è quella creatura mitica che rinasceva dalle proprie ceneri. Solo persone molto speciali riuscirebbero a portare un nome così.

lunedì 27 luglio 2009

message in a bottle #1

Durante una lunga attesa in aeroporto, ho cominciato a rimettere in ordine i miei vecchi SMS. Ne ho trovato uno di maggio in cui G. mi chiede quale indirizzo e-mail consulto più spesso. Immagino che fosse perché aveva in animo di scrivermi; ovviamente, invece, non l'ha fatto mai. Mi sono ricordata di un post-it antichissimo, dove c'era disegnato - come spesso accadeva a quei tempi - un albero di ulivo con le matite pastello. Il messaggio diceva: ti chiamo domani. In un certo senso, sto ancora aspettando ...

giovedì 23 luglio 2009

pezzi mancanti

Lo so: a questo blog mancano un sacco di pezzi. È che proprio non ho voglia. Tutto quello che faccio, qui a Bruxelles, è dormire, leggere e guardare dvd. Soprattutto dormire. Vado anche spesso al supermercato: trovo divertente perdermi in mezzo a scaffali pieni di marche sconosciute e oggetti edibili bizzarri.

Non so più chi mi ha fatto notare che, comunque, già da un pezzo le mie storielle sono sempre meno albanesi e sempre più bruxelloises. L'idea mi intriga, ma la verità è che i pezzi mancanti parlerebbero tutti dell'Albania: di una nottata imprevista a Vlore, di un posto che si chiama Zvernec, di un colpo di sole, della Piana dei Merli (perché a quanto pare non c'è Albania senza Kosova), eccetera.

Forse più in là: se torno, se resto, se riparto.

domenica 12 luglio 2009

stop by

Aeroporto di Ljubljana, scalo per Tirana. Non sono sicura di voler andare ma non ho modo per tornare indietro. E comunque tutta la mia roba è lì, tutta la mia vita; fosse anche solo per recuperarla, devo fare questo viaggio. E poi avevo già il biglietto, perché quello per frequentare la scuola all'ULB l'avevo fatto andata e ritorno.

Une drôle de sensation ... E nessuno ad aspettarmi.

È anche buio, l'aereo è in ritardo e ho già finito uno dei libri che avevo dietro. Dal gate accanto al mio parte il volo per Pristina. Una signora mi chiede informazioni in albanese.

Al duty-free ho comprato una bottiglia di vino di miele.

lunedì 6 luglio 2009

in-between

I am not a human rights specialist; actually, I am not even a lawyer, even though I maintain a fair understanding of international public law from my university years. I have been dealing with migration all my life; I have a family history embedded in migration; I am a migrant myself who married another migrant and both of us are still on the move. As a demographer and a policy analyst, I specialised on migration studies. And now, here I am, in this legal school, still uncapable of grasping the deepest why of managing frontiers as if from the heights of a fortress. Fortress Europe ...

I renounce. I renounced a long time ago. I see that my position appears to be extremist and I do not like to be underestimated as some kind of "naïve no-globalist" - which I am not. I keep silent, do my job, stick to my point of view. When I was a kid, I got this thing from Enlightenment that we were to be citizens of the world. I still take it.

According to the Universal Declaration of Human Rights (which is not technically binding), [...] "everyone has the right to leave any country, including his own, and to return to his country" (art. 13.2). This clearly establishes a human right to e-migration and to return, but no corresponding right to im-migration. One can leave but not enter. States are not obliged to let people in.

Is this a legal/political loophole?

This is where so many people get caught in-between.


http://www.un.org/en/documents/udhr/

lunedì 29 giugno 2009

una (nessuna?) e centomila ...

L'ingresso di questa palazzina è buio e angusto mentre fuori risplende, insolita, una Bruxelles piena di sole e di luce; passo davanti a un certo numero di specchi per raggiungere le scale.
Io non amo specialmente gli specchi e tendo a non possederli, fatto indubbiamente collegato alla mia scarsa attenzione per molte "cose da femmina" (quali: pettinarmi, truccarmi, scegliere le scarpe in tono con la borsa, indossare gioielli ... ) e forse anche - più profondamente - all'esercizio faticoso con cui, da molti anni a questa parte, mi applico a non fare la fine del buon Vitangelo Moscarda.

Rientrando dal mio primo giorno di scuola, lo sguardo mi è cascato su me stessa: accaldata, stanchissima, con i capelli legati, due borse a tracolla piene di documenti, i pantaloni di un tailleur (non tanto elegante) troppo lunghi per i miei tacchi bassi (la mia sarta non si convince che io non riesca a seguire la scarpa-fashion albanese) e senza giacca.
Questa sono io? Questa è quella Serena che arriva sempre o troppo tardi o troppo presto, che perde tutte le buone occasioni per non dire quello che pensa, che non riesce mai a concludere nessuna carriera con la scusa della curiosità? Quella Serena che non vorrebbe altro se non passare inosservata, ma che invece si mette sempre nei guai urtando sui nervi a gente che poi le rende difficile la vita? (E ha un bel dire il mio amico Moreno che se sono degli insicuri il problema è loro: viste le ripercussioni, il problema è tutto mio ... )
Direi di sì: questa è Serena. Col bello e col cattivo tempo, e con questa infantile attitudine all'onestà intellettuale di cui non riesco a sbarazzarmi. Questa è Serena più di quella spedita a difendere posizioni che non condivide (francamente underperforming), e forse anche più di quella a piedi nudi e spada sguainata che pure so di essere stata.

Una persona che mi conosce da poco mi ha definita "solare": aggettivo che suona veramente strano associato a me e su cui continuo a farmi domande. Cosa vedono gli altri di noi stessi? Quale immagine proiettiamo sugli sconosciuti? E cambia mano a mano che entriamo in confidenza? Ci sono persone capaci di indovinarci? E se si sbagliano, avremo mai diritto di replica?

Benché eviti di specchiarmi, in realtà, io lo so bene chi sono e chi voglio essere; dico solo che a volte è veramente difficile resistere. E allora mi ripeto una verità etimologica che mi risulta rassicurante: serena significa "come il cielo senza nuvole".