lunedì 29 giugno 2009

una (nessuna?) e centomila ...

L'ingresso di questa palazzina è buio e angusto mentre fuori risplende, insolita, una Bruxelles piena di sole e di luce; passo davanti a un certo numero di specchi per raggiungere le scale.
Io non amo specialmente gli specchi e tendo a non possederli, fatto indubbiamente collegato alla mia scarsa attenzione per molte "cose da femmina" (quali: pettinarmi, truccarmi, scegliere le scarpe in tono con la borsa, indossare gioielli ... ) e forse anche - più profondamente - all'esercizio faticoso con cui, da molti anni a questa parte, mi applico a non fare la fine del buon Vitangelo Moscarda.

Rientrando dal mio primo giorno di scuola, lo sguardo mi è cascato su me stessa: accaldata, stanchissima, con i capelli legati, due borse a tracolla piene di documenti, i pantaloni di un tailleur (non tanto elegante) troppo lunghi per i miei tacchi bassi (la mia sarta non si convince che io non riesca a seguire la scarpa-fashion albanese) e senza giacca.
Questa sono io? Questa è quella Serena che arriva sempre o troppo tardi o troppo presto, che perde tutte le buone occasioni per non dire quello che pensa, che non riesce mai a concludere nessuna carriera con la scusa della curiosità? Quella Serena che non vorrebbe altro se non passare inosservata, ma che invece si mette sempre nei guai urtando sui nervi a gente che poi le rende difficile la vita? (E ha un bel dire il mio amico Moreno che se sono degli insicuri il problema è loro: viste le ripercussioni, il problema è tutto mio ... )
Direi di sì: questa è Serena. Col bello e col cattivo tempo, e con questa infantile attitudine all'onestà intellettuale di cui non riesco a sbarazzarmi. Questa è Serena più di quella spedita a difendere posizioni che non condivide (francamente underperforming), e forse anche più di quella a piedi nudi e spada sguainata che pure so di essere stata.

Una persona che mi conosce da poco mi ha definita "solare": aggettivo che suona veramente strano associato a me e su cui continuo a farmi domande. Cosa vedono gli altri di noi stessi? Quale immagine proiettiamo sugli sconosciuti? E cambia mano a mano che entriamo in confidenza? Ci sono persone capaci di indovinarci? E se si sbagliano, avremo mai diritto di replica?

Benché eviti di specchiarmi, in realtà, io lo so bene chi sono e chi voglio essere; dico solo che a volte è veramente difficile resistere. E allora mi ripeto una verità etimologica che mi risulta rassicurante: serena significa "come il cielo senza nuvole".

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