martedì 23 giugno 2009

post scriptum

Ho tardato molto a pubblicare tutte le storielle del primo viaggio in Kossovo. Avevo moltissimi appunti e tutto mi sembrava straordinariamente intenso: solo ora mi accorgo che sono stati solo quattro giorni, alla fine dei conti.

Ma a parte questo, è che mi sono chiesta a lungo come fare a raccontare quello che per me stessa era stato più di tutto il viaggio dentro il racconto di qualcun altro; anzi: se raccontarlo. Con la fascinazione assoluta che ci veniva (a tutti, non solo a me) da questa strana sensazione: come se il pandino con noi dentro viaggiasse in uno di quei libri pop-up per bambini, quelli in cui a ogni pagina "saltano su" le figure di cartone. E a ogni tappa si materializzava proprio la figura che ci eravamo immaginati lungo il tragitto, ascoltando le storie. Nel mio caso da prima ancora di partire, ascoltando le storie.

Insomma: nei miei ricordi, le scene vere dei paesaggi che attraversavamo in macchina si mescolano con questa specie di cartone animato che andava in onda nella mia testa. Pare che la mancanza di sonno bruci i neuroni, in effetti ...

Comunque ci ho provato; ho raccontato meglio che potevo, ho fatto qualche prova, ho chiesto pareri. Marco mi ha gentilmente offerto il commento fotografico. E Antonio alla fine me ne ha regalata anche una scritta: parla di Ferizaj, il posto dove viveva lui. Sono le prime impressioni, lo stupore di una vita tutta nuova che iniziava allora e che non era previsto durasse così a lungo; né che arrivasse, a un certo punto, a Tirana. Abbiamo parlato e riso spesso di questi dettagli, di cosa si prova all'inizio, di come ci si senta sperduti e di come il "trucco" sia proprio continuare a guardarsi attorno, con gli occhi bene aperti; per iscritto, comunque, fa un effetto un po' diverso.

Tutto questo è più di questo, in realtà. È un pezzetto di un altro discorso sui fratelli e le sorelle, maggiori e minori: magari lo farò qualche volta, da qualche altra parte. Per ora, ricambio l'abbraccio. E, a chi si trova: buona passeggiata ...



Eccomi qua…
Solo per fermarmi un po’ nel tepore della mia stanza e rubandovi 10 minuti per una passeggiata tra queste righe.

Fuori di qui il freddo kossovaro comincia ad entrare nelle ossa, la puzza di cipolla e peperoni si mescola con l’odore di legna appena tagliata che i vecchi lasciano in mostra ai lati delle strade, carretti pieni di ciocchi da conservare per l’inverno. Conviene avere una caldaia a legna, nelle serate senza corrente è l’unico modo per scaldare la casa.
La gente aspetta seduta nel comby, un pulmino vecchio e impolverato da otto - dieci posti che parte solo quando è pieno; destinazione Pristina, Prizren, Gijlan, Peje, Mitrovica. Un treno che va in Macedonia, solo due viaggi, alla mattina si va, la sera si torna, a che ora passa? Beh, nessuno sa dirti senza larga approssimazione quando andare in stazione…

Il venditore di formaggio, seduto, mastica semi di zucca davanti alla sua bacinella piena di un’indefinita sostanza bianchiccia dal nauseante puzzo di capra. Un’insegna di MacDonald domina il corso principale, ma dentro niente hamburger congelate o coca cola alla spina, solo un simpatico qebaptore intento a soffriggere carne di manzo da servire con verza e pomodori rossi, un giorno gli chiederò dove ha rimediato quell’insegna...

Una moschea e una chiesa ortodossa condividono lo stesso giardino, venti metri le dividono, non esiste posto al mondo in cui questi due luoghi di culto siano così vicini: la leggenda vuole due fratelli (una sorta di Romolo e Remo oltreadriatico), uno mussulmano, l’altro ortodosso che alla morte del padre si divisero il terreno avuto in eredità e si costruirono ognun per sé il proprio angolo di preghiera...

Questo è il centro di Ferizaj (in albanese)/ Urosevac (in serbo, anche se i serbi da qui se ne sono andati via tutti), da casa mia, per arrivarci, devo evitare di uscire il venerdì mattina quando la moschea di fronte è piena e le macchine sono parcheggiate anche dentro il nostro giardino ed uscire è un’impresa... cinquecento metri schivando buche, crateri e bambini che attraversano la strada sfrecciando con le loro biciclette senza freni, supero l’incrocio principale con prepotenza (le precedenze studiate sui manuali di scuola guida qui non esistono e senza un po’ di sana arroganza rischi di rimanere incastrato lì per ore..), giro a destra superando le rotaie, e eccomi in centro città, da cosa si capisce? Beh, dal parcheggio a pagamento 30 cents l’ora anche la notte!!

Questa è la nuova vita che mi gira intorno, mi manca il ciccione pasticciere di Via Balestra e l’Old Moon Bar, ma basta fare cento metri per entrare in un’ottima panetteria, la parola d’ordine è “burek me mish”, un quindicenne con la maglietta di Ronaldo scompare per un attimo e torna con un fumante sandwich di pasta sfoglia ripieno di carne e cipolla: 50 centesimi, 5 minuti di pura goduria gustativa e almeno 15 ore di rutti assicurati...
Di fronte c’è un elettrauto, economico, gentile, rapido, efficiente, un solo piccolo problema: risolve il guasto per cui ci vai e ne crea almeno un altro paio.. così i fari che ieri non funzionavano oggi vanno che è una meraviglia, peccato che una cassa dello stereo sia fuori uso e dai bocchettoni per il riscaldamento esca solo aria fredda.

Oggi, però, c’è per strada un silenzio e una calma irreale, è il Bajram i madhe (il grande Bajram), la festa per la fine del ramadan: in programma c’è moschea la mattina e poi grande abbuffata con i parenti più stretti; non conto di incontrare troppa gente qui fuori fino a domani.. anche per me è festa, ho dormito fino a tardi e passerò il resto della giornata a leggere o scrivere (potrei anche vedere la tv, ma dovrei sapere il tedesco, visto che la parabola è sintonizzata solo sulla tv di Berlino e non riusciamo a cambiare frequenza, vabbè almeno mi disintossico un po’).

Domani è un mese che vivo in questo splendido posto e volevo farvi passare per 10 minuti da queste parti (non so con quanto successo), così, giusto per condividere con tutti voi questo piccolo angolo di Balcani che mi ha catturato la mente e incollato i piedi…
Qualcuno forse si chiederà perché non ho scritto niente su quello che faccio, come mi trovo con le persone con cui lavoro o vivo, qualcuno si aspettava un racconto strappalacrime fatto di guerre negli occhi e dolori insopportabili.. beh ci sarà tempo per tutto questo (concedetemi un po’ di suspance), questo pomeriggio volevo solo farvi da Cicerone nella “mia” Ferizaj e godere di questo freddo ma coraggioso sole.
Qualcun altro si chiederà, vabbè, ma questo quando la finisce di scrivere? Ecco ho fatto…giusto il tempo di salutare tutti, di ringraziarvi per aver partecipato a questa scampagnata, per invitarvi a scrivermi come va da quelle parti, e a venire da queste…

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