Ieri sono stata al mare. Ci siamo mossi troppo tardi e siamo riusciti ad arrivare solo a Durazzo, che deve essere una delle spiagge più brutte del mondo: abusivismo (o anarchismo) edilizio di grande formato a ridosso della battigia, fila di navi che aspettano di entrare nel porto, sensibilità ambientale vicina allo zero, eccetera.
Però era mare, e io ne avevo voglia. Mi sono seduta sulla mia futa tunisina e ho quasi finito il mio "Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, raccontato da Italo Calvino". Mentre Astolfo sull'ippogrifo partiva verso la luna per recuperare l'ampolla col senno perduto del conte paladino, il fatto che il mio lavoro qui potrebbe concludersi a fine giugno - con sei mesi di anticipo sul previsto - ha riacquistato il giusto posto nel mio personale ordine di priorità.
Non sono forte fortissima: sono solo testarda e incosciente. Testardamente: penso che quello che so fare, professionalmente, deve corrispondere a un inquadramento contrattuale adeguato, anche tara fatta di inevitabili compromessi; perché io la libera professione l'ho scelta, e non per ripiego. Incoscientemente: lo so già da un pezzo che questo modo di fare non mi porterà da nessuna parte nella vita, e lo accetto come parte del gioco. È questo che mi consente di tenere sempre i piedi per terra, di non dare niente per scontato e di stare attenta a non perdermi nemmeno una briciola di questa avventura speciale in cui mi sono ritrovata.
Fossi stata sul Titanic, avrei continuato a danzare fino all'ultimo.
In ogni caso, non sono pronta a lasciare l'Albania senza preavviso. Quindi resterò qui per conto mio, andrò in giro, scriverò, forse cercherò persino un altro lavoro. Farò le cose con calma: ho voglia di regalarmelo.
Però era mare, e io ne avevo voglia. Mi sono seduta sulla mia futa tunisina e ho quasi finito il mio "Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, raccontato da Italo Calvino". Mentre Astolfo sull'ippogrifo partiva verso la luna per recuperare l'ampolla col senno perduto del conte paladino, il fatto che il mio lavoro qui potrebbe concludersi a fine giugno - con sei mesi di anticipo sul previsto - ha riacquistato il giusto posto nel mio personale ordine di priorità.
Non sono forte fortissima: sono solo testarda e incosciente. Testardamente: penso che quello che so fare, professionalmente, deve corrispondere a un inquadramento contrattuale adeguato, anche tara fatta di inevitabili compromessi; perché io la libera professione l'ho scelta, e non per ripiego. Incoscientemente: lo so già da un pezzo che questo modo di fare non mi porterà da nessuna parte nella vita, e lo accetto come parte del gioco. È questo che mi consente di tenere sempre i piedi per terra, di non dare niente per scontato e di stare attenta a non perdermi nemmeno una briciola di questa avventura speciale in cui mi sono ritrovata.
Fossi stata sul Titanic, avrei continuato a danzare fino all'ultimo.
In ogni caso, non sono pronta a lasciare l'Albania senza preavviso. Quindi resterò qui per conto mio, andrò in giro, scriverò, forse cercherò persino un altro lavoro. Farò le cose con calma: ho voglia di regalarmelo.
1 commento:
Insomma non pensare solo a te, facci anche a noi questo regalo :)
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