Vince mi ha portata nella sua nuova libreria preferita: si chiama "Filigranes". Noi due siamo ex bambini cresciuti con i libri e conserviamo da grandi quella strana affezione per gli scaffali, le biblioteche, le librerie come luoghi di pace e familiarità.
In libreria cerchiamo un po' di tutto: il filo di grandi discorsi più o meno d'attualità, l'incanto fragile della poesia, un numero infinito di storie, domande risposte e altre domande; sempre con quell'idea (ormai abbastanza vintage) che il libro stampato sia il primo e principale tramite del pensiero.
Da quando ho lasciato l'Italia, mi accorgo che nelle librerie cerco anche e soprattutto conforto: come se fossero isole in cui posso ripararmi dal mare in tempesta di città straniere dove la vita non è sempre - non è per forza - semplice da decifrare.
Filigranes, comunque, è LA libreria che tutti abbiamo sognato di aprire: nonsololibri ma anche caffè, musica dal vivo, presentazioni e dibattiti, sedie, poltrone e divani, un'intera sezione di libri d'arte, guide turistiche di tutto il mondo, comics (anzi: BD!), bricolage. Uno spazio del pensiero, dal quale mi viene facilissimo proiettarmi indietro nel tempo all'epoca in cui i caffé erano i luoghi in cui gli intellettuali esistevano in quanto tali e immaginavano forme nuove al mondo ... [Forse dovrei scrivere sceneggiature per RaiFiction: credo di avere una naturale propensione al feuilleton!]
Ho provato a girare per gli scaffali, decisa a comprare almeno un libro, possibilmente molti. Dopo pochi passi, però, mi è presa una specie di vertigine: non ci riesco, ce ne sono troppi. Vorrei della letteratura francofona, visto che sono qui, ma mi perdo persino nell'ordine alfabetico degli autori. Mentre mi sento come naufragare, realizzo all'improvviso che erano almeno tre anni che non mettevo piede in una libreria così grande: una vera libreria, insomma.
Ripensandoci, quasi tutte le mie Éditions Folio provengono dal giornalaio della Marsa, quello davanti allo Zephyr che aveva anche le riviste francesi; e mi ricordo perfettamente che la libreria a Carthage, quando ha aperto, ci sembrava enorme e moderna, ma in effetti aveva in tutto meno titoli della libreria di casa mia.
A Tirana, nonostante la buona volontà, le mie spese presso l'International Bookshop si limitano a guide dell'Albania e libri di cucina che non riuscirò a tradurre. Se in questo anno e mezzo ho continuato a leggere è stato perché ordinavo i libri su IBS, li facevo recapitare a casa di Alessio e li recuperavo via Vincenzo; soluzione che ora, con le nostre nuove rotte, diventa assai meno praticabile.
Questo discorso sui libri e le librerie mi porterebbe lontano. Ha a che fare con me, con la scrittura, col bisogno perenne di farmi raccontare storie che sta veramente alla base di tutti i mestieri che faccio.
Non prevedevo che la sezione 843 (letteratura di lingua francese) della mia biblioteca di casa dovesse espandersi ulteriormente, eppure sono uscita da Filigranes con quattro nuovi titoli e un'idea piuttosto chiara su come trascorrerò il mio prossimo tempo da casalinga bruxelloise ...
In libreria cerchiamo un po' di tutto: il filo di grandi discorsi più o meno d'attualità, l'incanto fragile della poesia, un numero infinito di storie, domande risposte e altre domande; sempre con quell'idea (ormai abbastanza vintage) che il libro stampato sia il primo e principale tramite del pensiero.
Da quando ho lasciato l'Italia, mi accorgo che nelle librerie cerco anche e soprattutto conforto: come se fossero isole in cui posso ripararmi dal mare in tempesta di città straniere dove la vita non è sempre - non è per forza - semplice da decifrare.
Filigranes, comunque, è LA libreria che tutti abbiamo sognato di aprire: nonsololibri ma anche caffè, musica dal vivo, presentazioni e dibattiti, sedie, poltrone e divani, un'intera sezione di libri d'arte, guide turistiche di tutto il mondo, comics (anzi: BD!), bricolage. Uno spazio del pensiero, dal quale mi viene facilissimo proiettarmi indietro nel tempo all'epoca in cui i caffé erano i luoghi in cui gli intellettuali esistevano in quanto tali e immaginavano forme nuove al mondo ... [Forse dovrei scrivere sceneggiature per RaiFiction: credo di avere una naturale propensione al feuilleton!]
Ho provato a girare per gli scaffali, decisa a comprare almeno un libro, possibilmente molti. Dopo pochi passi, però, mi è presa una specie di vertigine: non ci riesco, ce ne sono troppi. Vorrei della letteratura francofona, visto che sono qui, ma mi perdo persino nell'ordine alfabetico degli autori. Mentre mi sento come naufragare, realizzo all'improvviso che erano almeno tre anni che non mettevo piede in una libreria così grande: una vera libreria, insomma.
Ripensandoci, quasi tutte le mie Éditions Folio provengono dal giornalaio della Marsa, quello davanti allo Zephyr che aveva anche le riviste francesi; e mi ricordo perfettamente che la libreria a Carthage, quando ha aperto, ci sembrava enorme e moderna, ma in effetti aveva in tutto meno titoli della libreria di casa mia.
A Tirana, nonostante la buona volontà, le mie spese presso l'International Bookshop si limitano a guide dell'Albania e libri di cucina che non riuscirò a tradurre. Se in questo anno e mezzo ho continuato a leggere è stato perché ordinavo i libri su IBS, li facevo recapitare a casa di Alessio e li recuperavo via Vincenzo; soluzione che ora, con le nostre nuove rotte, diventa assai meno praticabile.
Questo discorso sui libri e le librerie mi porterebbe lontano. Ha a che fare con me, con la scrittura, col bisogno perenne di farmi raccontare storie che sta veramente alla base di tutti i mestieri che faccio.
Non prevedevo che la sezione 843 (letteratura di lingua francese) della mia biblioteca di casa dovesse espandersi ulteriormente, eppure sono uscita da Filigranes con quattro nuovi titoli e un'idea piuttosto chiara su come trascorrerò il mio prossimo tempo da casalinga bruxelloise ...
www.filigranes.be/fr/
1 commento:
Questo post è dedicato a una libreria di Taranto che si chiama "Dickens". Perché quando hai 15 anni e la periferia della periferia ti sta stretta addosso, scoprire un angolo di città fatto solo di libri può risolverti la vita. Puoi decidere che meriti di più, che farai quello che allora ti sembra "un gran salto": che le storie, tu, andrai a cercarle in giro per il mondo. La fortuna è stata che quell'angolo fosse proprio sulla strada da casa a scuola.
Credo che il libraio sia una di quelle "figure intermedie" di adulti (né genitori, né insegnanti) di cui gli adolescenti avrebbero enormemente bisogno. Ora non ci passo più da molti anni, ma non significa che me ne sia dimenticata. Quello è uno dei posti in cui ho imparato il piacere dei dettagli ...
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