sabato 20 giugno 2009

KS vs KM (e viceversa)

Mitrovica (la c si legge /z/, ça va sans dire!), una delle non poche città divise del XXI secolo; come se la lezione del muro di Berlino, 20 anni dopo, non fosse servita proprio a niente. Allora era una questione di ideologia; oggi - dicono - pare che la religione vada per la maggiore. A me, quando ero studente, quell'Huntington e la sua teoria dello scontro di civiltà mi sembravano assolutamente poco credibili; a tutt'oggi non mi capacito di come siano diventati il paradigma imperante delle relazioni internazionali.

Di qua dal ponte è Mitrovica, Kosova; si parla albanese, si paga in Euro, si vedono minareti. Di là dal ponte è Kosovska Mitrovica, Kossovo (Serbia); si parla serbo, si usano i dinari e si mangia il maiale. Attenzione, però: il punto è che il ponte non è su un confine mal disegnato fra due Stati vicini; è che questo confine, in effetti, non esiste affatto.
In generale per la Serbia non esiste proprio il Kossovo come Stato indipendente. Se da qui provassi a proseguire per Belgrado, mi fermerebbero da qualche parte e mi contesterebbero che sono entrata clandestinamente sul territorio serbo; lo provano, in effetti, i timbri kosovari sul mio passaporto. Il punto è: non esiste nessuna guardia di frontiera serba lungo il confine meridionale del Kossovo, quindi cos'altro avrei potuto fare se non farmi registrare in ingresso dalla polizia di frontiera di uno Stato che l'Italia riconosce come perfettamente legittimo? Certo, non se ne esce: nodo di Gordio in versione balkanica?

Il ponte, comunque, si attraversa senza problemi perché - appunto - non c'è nessun posto di frontiera (e in compenso militari stranieri in gran quantità).


Si racconta che questa fosse una città mista, bilingue e perfettamente integrata, come spesso succedeva - per storia - nei Balcani e come era normale in uno Stato federale. Oggi non è più così e i serbi vivono da un lato, gli albanesi dall'altro; nessuno se la sente di fare diversamente e - specie dopo le violenze contro la nuova minoranza serba nei primi anni Duemila - come si fa a non capirlo?

Parcheggiamo in tutta tranquillità da un lato e dall'altro del ponte: la nostra targa italiana ci fa da salvacondotto. Altrimenti bisogna fare attenzione alle lettere: la sigla KS indica immatricolazione kosovara (si usa la stessa sigla per tutte le città), mentre KM sta per Kosovska Mitrovica, quindi immatricolazione serba. Non che sia per forza una petizione di principio, più spesso una questione pratica. Comunque, per evitare di urtare sensibilità reciproche (e per non incoraggiare vandalismi superflui), si usa smontare la targa ove necessario e girare senza. Chiaro, in questo modo è evidente che uno proviene "dalla parte sbagliata", ma almeno mostra una certa accortezza.

Complicatissima etiquette dei confini ...

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