domenica 13 luglio 2008

la mia itaca? (stopping by in Pisa)

Ho nostalgia di casa. Non una nostalgia astratta e metaforica per un odore, una sensazione, delle persone care, una sfumatura precisa di blu, una certa luce del mattino. Una nostalgia solida e concreta, invece, per casa mia: piccola com'è, arredata a metà, con le scatole dei traslochi ancora nel garage. Ho speso una fortuna all'epoca per tinteggiare le pareti e ora mi accorgo che il tempo ci si è posato sopra mentre io non ero lì, ero altrove.

Sento che vorrei tornare e fermarmi per qualche tempo. Vorrei farlo senza preoccuparmi di tagli nel budget né di gente molto più arrivista di me. L'idea che coltivo è di lavorare come consulente invece di strutturarmi proprio per darmi la possibilità di stare a casa, di tanto in tanto. Vorrei arredare la sala, avere il mio studio in un angolo, altre librerie, mensole in cucina; vorrei sistemare una volta per tutte il garage e andare a casa dei miei per recuperare e spedire tutto quello che è rimasto lì dai tempi dei tempi, da quando ho lasciato via Martiri, da quando facevo il dottorato. Ieri mi è venuto in mente che non so nemmeno dov'è la mia laurea. Vorrei cambiare colore alle pareti, cambiare le tende, piantare gerani. Prendere il sole sul balcone. Mi ci vorrebbero sei mesi, come minimo.

Lo so che a un certo punto mi annoierei, ma è così che deve funzionare: c'è un tempo per partire e uno per restare, un tempo per andare e un altro per tornare. Si dice che “casa” è dove abita il nostro cuore, e “casa” per me è in larga misura un qualsiasi posto in cui quest'uomo che amo si addormenta accanto a me. Ma non basta: “casa” è anche, inevitabilmente, un luogo fisico in cui ho voglia di tornare. Come Itaca, insomma; ma senza Penelope.

E, trovandosi a Pisa, anche senza mare: per non correre il rischio di rimanerci troppo a lungo ...

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