Quando siamo andati a Shkoder abbiamo visitato una fabbrica di maschere veneziane che si chiama "Arlecchino". Si tratta di un laboratorio artigianale; alcune creazioni si ripetono ogni anno e altre sono prodotte come pezzi unici, assieme ai costumi. Noi ci siamo andati di domenica, per cui non siamo riusciti a vedere l'atelier all'opera; il padrone ci ha ricevuti in una piccola sala da esposizione, dove ci ha lasciato provare per ore tutte le maschere che c'erano, fino a che ognuno di noi ha trovato "quella giusta".
Lui si chiama Edmond Angoni; è un artista emigrato in Italia nel 1991 che ora crea maschere a Scutari, insegna e gestisce un'impresa che impiega oltre 30 operai e produce per il mercato veneziano e per altri mercati di lusso come USA e estremo oriente. Guida una macchina con la targa italiana.
Alcune delle maschere in esposizione sono esattamente uguali a quelle del film "Eyes wide shut"; secondo lui sono quelle del film, nel senso che è stato lui il fornitore della produzione hollywoodiana. Uno dei miei colleghi ha commentato con aria di sufficienza: "Sì, ti immagini ... ora Kubrick veniva a comprare le maschere a Scutari ... "
Non lo so. A parte che ho imparato da Gianpaolo (che di mestiere produce film) che le produzioni cinematografiche seguono a volte percorsi imperscrutabili. Quello che dico io è: perché no? Senz'altro le maschere costeranno meno a ordinarle qui che a Venezia e per il resto l'arte è quella, la cartapesta pure, il risultato è uguale. Ma soprattutto: cosa importa se è vera o inventata? è una storia bella da raccontare, in ogni caso.
Anche io ho pagato il mio tributo all'arte e alla storia: la storia delle migrazioni (circolari? di ritorno? permanenti?) fra Italia e Albania e la storia dell'antica dominazione veneziana su Scutari, che ha lasciato tracce a volte non proprio evidenti sulle facciate di certi palazzi, sul disegno delle strade e persino sul gusto del Carnevale. Ho comprato una coppia di arlecchini, così potremo usarli l'anno prossimo - solo la maschera, con un abito da sera - per qualche festa chic a Bruxelles e faremo un figurone. Mi immagino già i commenti: "Ecco gli italiani, hanno quelle maschere veneziane, che meraviglia!"
Gli italiani con le maschere veneziane che vengono da Scutari, Albania. Oui, ça me dit ...
Lui si chiama Edmond Angoni; è un artista emigrato in Italia nel 1991 che ora crea maschere a Scutari, insegna e gestisce un'impresa che impiega oltre 30 operai e produce per il mercato veneziano e per altri mercati di lusso come USA e estremo oriente. Guida una macchina con la targa italiana.
Alcune delle maschere in esposizione sono esattamente uguali a quelle del film "Eyes wide shut"; secondo lui sono quelle del film, nel senso che è stato lui il fornitore della produzione hollywoodiana. Uno dei miei colleghi ha commentato con aria di sufficienza: "Sì, ti immagini ... ora Kubrick veniva a comprare le maschere a Scutari ... "
Non lo so. A parte che ho imparato da Gianpaolo (che di mestiere produce film) che le produzioni cinematografiche seguono a volte percorsi imperscrutabili. Quello che dico io è: perché no? Senz'altro le maschere costeranno meno a ordinarle qui che a Venezia e per il resto l'arte è quella, la cartapesta pure, il risultato è uguale. Ma soprattutto: cosa importa se è vera o inventata? è una storia bella da raccontare, in ogni caso.
Anche io ho pagato il mio tributo all'arte e alla storia: la storia delle migrazioni (circolari? di ritorno? permanenti?) fra Italia e Albania e la storia dell'antica dominazione veneziana su Scutari, che ha lasciato tracce a volte non proprio evidenti sulle facciate di certi palazzi, sul disegno delle strade e persino sul gusto del Carnevale. Ho comprato una coppia di arlecchini, così potremo usarli l'anno prossimo - solo la maschera, con un abito da sera - per qualche festa chic a Bruxelles e faremo un figurone. Mi immagino già i commenti: "Ecco gli italiani, hanno quelle maschere veneziane, che meraviglia!"
Gli italiani con le maschere veneziane che vengono da Scutari, Albania. Oui, ça me dit ...
1 commento:
Aggiungerei che l'effetto suggestione era al livello di eyes wide shut. Se il padrone ci avesse chiesto di recitare una festa pagana, ebbri dei visi di cartapesta che ci circondavano e ricambiavano i nostri sguardi, avremmo probabilmente acconsentito. Riducendo il divaro fra visi veri e visi finti.
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