domenica 27 settembre 2009

con gli occhi degli altri

Da quando sono qui, nessuno è riuscito a farmi una bella fotografia ... e dire che frequento un numero spropositato di gente con macchine fotografiche semi-professionali!
Ho quindi elaborato una mia personale teoria: il fatto è che nessuno riesce a mettermi a fuoco. In generale non è facile "prendermi in foto" (ne sa qualcosa il fotografo del matrimonio...). Mi muovo, mi innervosisco, mi giro dall'altra parte all'ultimo momento; c'è sempre qualcosa che non va, e sono del tutto incapace di mettermi in posa.
Eppure non sono io che sfuggo: sono gli altri che non riescono a prendermi!

L'unica foto scattata a Tirana che mi piace molto l'ha fatta Ettore a me e Vincenzo, a conferma della mia ipotesi. E poi c'è quella della conferenza di maggio, che è bella perché è incongrua: sembro uscita da una copertina di Vanity Fair però sorrido (a Giorgio, direi) perché sono felice.
Veramente anche nella foto che fa da copertina a questo blog sono io, anche se non si vede: credito a Tiziano che almeno ci prova!


Visto che evito gli specchi, i ritratti sono l'unico modo che ho per guardarmi dal di fuori. Anzi: guardarmi con gli occhi degli altri, che mi sembra un'idea estremamente affascinante. Come quando guardo io le persone e le cose che finiscono nelle mie storielle (e in molti altri appunti di storielle che non posso raccontare).
Anche io - la parolaia! - vorrei essere raccontata, qualche volta: vorrei vedere un mio ritratto e riconoscermi; lo farei con infinito stupore. Possibilmente per foto ...

giovedì 17 settembre 2009

pioggia a Tirana

Piove a Tirana. Sta per cominciare l'autunno, e io sono contenta. Mi piace la pioggia e l'autunno è la mia stagione preferita.

E poi mi fa sorridere il fango: mi sembra un memento divertente della vita che facciamo, che ci siamo scelti. Con i tagli di corrente, le strade non asfaltate, i cavi della tv appesi fuori dalla finestra, il carretto accanto al mercedes, l'acqua non tanto potabile. A Tirana, altrimenti, rischi di non farci troppo caso.

Inoltre l'arrivo dell'autunno mi permette di chiudere definitivamente in valigia tutti i miei vestiti estivi. E questo è un bene, perché poi a Pisa la valigia diventerà una scatola ordinata nell'armadio: "serena d'estate".
E l'estate prossima - inshallah - vediamo dove la dobbiamo spedire.

mercoledì 9 settembre 2009

vocali

Oggi ho ripreso il mio corso di albanese. Ho trovato un'insegnante più qualificata che viene da me in ufficio e ho scelto le lezioni individuali. Non so come mai divento seriamente dedicata all'apprendimento delle lingue incomprensibili solo quando la mia permanenza nel Paese ha già una data ufficiale di scadenza. Comunque mi piace, è più di tutto un hobby, una curiosità; so bene che non parlerò mai shqip, ma mi diverte l'idea di riconoscere sempre più parole e di indovinare sempre di più il senso di quello che viene detto intorno a me.

La mia nuova insegnante - che è specializzata in dialettologia - ha decretato dopo il primo giorno che non so pronunciare le vocali. Ora: fosse quello il problema, ho detto io; le vocali più o meno somigliano a quelle dell'italiano, mentre molte consonanti sono del tutto aliene e spesso in combinazioni di quattro!

No, no, mi ha spiegato lei: con l'esercizio riuscirai a pronunciare tutto. E' che però dici le vocali (sbagliate) come un'albanese del nord.

Questa la dovevo proprio raccontare a Alessio ...

martedì 8 settembre 2009

due tizi con la barba

Ormai è passato quasi un anno. Era dicembre e pioveva tantissimo. Il 2008 era stato complicato e non ero felice; non ero sicura che lo sarei stata; non trovavo il modo per venirne a capo e la soluzione più semplice sarebbe stata lasciar perdere.

Mi sono ritrovata in un bar trucido con delle luci al neon verdognole piuttosto inquietanti e due maxischermi sintonizzati su skysport. Eravamo io e due tizi con la barba che oggettivamente conoscevo poco e che ciononostante erano la cosa più simile a due amici che mi fosse venuta in mente.

Ero seduta fra loro due, con la mia abituale corona al limone. Gli spiegavo i miei dubbi, le mie angosce, la frustrazione, lo smarrimento. Parlavo parlavo parlavo e cercavo conforto; o qualcosa di simile; o qualunque cosa.
Loro due guardavano la partita. Ogni tanto avranno anche annuito, ma direi che era senz'altro per il dribbling o il possesso di palla assai più che per me.

Qundi ho capito, e mi è venuto da ridere. Ho capito che era giusto così: che erano un sacco di cazzate e che mi stavo incartando nella mia stessa entropia. Ero lì perché volevo esserci, e solo questo era importante.

Uno di questi tizi è poi diventato quello del divano. Quell'altro prepara una pasta ai pomodori secchi veramente improponibile. Ci sono innumerevoli modi diversi in cui una persona può fare parte della tua vita, fosse anche solo transitoriamente.
E non è che io sia specialmente appassionata di tassonomia ma, passando in rassegna la mia esperienza empirica in Albania 2008 e 2009, comincio a pensare che potrebbe configurarsi - almeno nella mia vita - una tipologia specifica nota come "amico con la barba".

venerdì 4 settembre 2009

direzione nord

E allora parto. Un po' di nascosto, perché mi piace quest'idea che non per forza tutti debbano sapere tutto di me. Ho detto che vado a fare una passeggiata in montagna; senza specificare di quale Paese ...

Percorriamo la famosa nuova autostrada "della grande Albania", direzione nord. L'hanno già inaugurata (campagna elettorale obligeait), ma non è che sia proprio finita; e una galleria è crollata, per cui ne resta una sola percorribile e bisogna fare lunghi turni per il senso di marcia. Comunque in tre ore e mezzo eravamo per davvero a Prizren: desenclavement e integrazione nel sistema europeo dei trasporti tutto in una volta. La gente non ci pensa, ma anche questo è il soffio della storia.

Cambio la scheda al cellulare e scompaio.

Non c'è una ragione precisa per cui sono qui. In effetti ho solo preso un passaggio in macchina: ho un amico (il solito amico) che viene in Kosovo per lavoro e io lo accompagno. Questa volta sono davvero una turista, niente altro che una turista; mi sono procurata in libreria l'apposita guida Bradt.

L'altra volta, a giugno, era tutto diverso. Io ero diversa, la compagnia era diversa, lo spirito l'atmosfera il senso del viaggio la gente che abbiamo incontrato; l'alchimia. A luglio, quando sono rientrata a Bruxelles con un biglietto di sola andata (di solo ritorno), ho pensato seriamente fino al giorno prima della partenza di volare su Liegi via Prishtina, con stand-by a Peja e un ultimo pezzo in treno per arrivare a casa.
Poi all'ultimo ho lasciato perdere.

Perché una sera a Prizren, dopo molti giri di tequila, qualcuno aveva detto qualcosa del tipo "Brindiamo a chi resta nei Balcani". E io volevo restare; in quel momento, lo volevo più di ogni altra cosa al mondo. Volevo esserci, farne parte. E allora ho pensato: se resto, solo se resto, faccio anche un altro giro in Kosovo.

Che è questo qui.

giovedì 3 settembre 2009

risposte

Ho sentito la Roby per e-mail: siccome va a Londra con Gianluca, le ho chiesto se recupera a casa di Isi la macchina fotografica che ho lasciato lì a luglio, così poi passo da Roma andando a Pisa, la riprendo e me la riporto a Tirana.

E poi ho pensato che spesso, alla domanda ricorrente "ma cosa ci troverai mai a stare in Albania?", la risposta vera è semplicemente: "che se ne sta ferma da una parte".

mercoledì 2 settembre 2009

la latteria polacca

Molto tempo fa (in realtà non è moltissimo: un anno e mezzo ... ma ora mi sembra un secolo!), quando ero arrivata da poco a Tirana, una mattina andando al lavoro dal lato di sheshi Skanderbeu mi è sembrato di vedere una latteria polacca.

Le latterie in Polonia - forse non tutte, o non più - sono dei posti in cui, oltre a comprare latte e latticini, si può prendere qualcosa di caldo da mangiare, in genere piatti che si preparano con panna, crema o formaggi. L'arredamento è spartano e il servizio minimale, come in genere accade nei posti veramente popolari. Se non sbaglio (il freddo mi distraeva), è stato in una latteria che ho mangiato per la prima volta i piroghi ... una variazione formidabile sul tema del raviolo!
Insomma: sarà la tenerezza per i ricordi di quel viaggio, ma per me la "latteria polacca" è una specie di icona, il segno (traccia e simbolo) di come doveva essere la vita, fino a poco tempo fa, in quello spazio non ben definito (della storia? della geografia? della civiltà?) che a scuola ci indicavano - con fare vago, allusivo, fuggevole - come "l'Europa dell'Est" o "oltre cortina", subito prima di saltare il capitolo.
Già nel 2004 (l'anno dell'Unione Europea a 25) queste latterie cominciavano a essere un po' incongrue rispetto al paesaggio; oggi non so cosa ne sia stato.

Arrivata in ufficio esordii entusiasta: "ma guarda, anche qui in Albania ci sono le latterie, come in Polonia! ce n'è una proprio qui sotto!". Registrai sguardi perplessi e alcuni "dici?", pronunciati con quel tono che si usa per chiudere le conversazioni. Mi rassegnai all'idea che fosse una specie di déjà-vu; che è quello che mi dico quando mi capita di "vedere le cose" ...
È che fra una mente creativa e una fulminata rimane un confine piuttosto incerto; e segnalare che mi capita di frequentarlo non è proprio il miglior biglietto da visita!

Oggi l'ho ritrovata. Mi è riapparsa come un miraggio, ma stavolta mi sono avvicinata per verificare. In effetti non è una latteria, men che mai polacca: è la buvette del Ministero del Turismo (quello del new mediterranean love!), che ha la sede accanto a Torre Drin. Forse non funzionava l'aria condizionata, per cui avevano aperto porte e finestre, che da fuori, quando sono chiuse, non si distinguono da quelle degli uffici. Una buvette un po' misera e un po' sgangherata, come spesso nei ministeri: portato di una burocrazia che fu gigante ma povera e - come molte cose, ovunque, della funzione pubblica - imperturbabilmente lenta a cambiare ...
Quindi un po' lo stesso concetto, ma decisamente meno poesia.

E io, comunque, non sono fulminata: è che noto i dettagli ...