Che strana sensazione. Oggi è festa in Albania e sono a casa; avrei anche una lunga lista di cose urgenti da fare e invece sono qui che aspetto che passi il tempo; come in certe domeniche uggiose in cui persino il materiale delle mie storielle mi innervosisce più di quanto non riesca a divertirmi.
Attraversare la strada ai semafori tutto intorno a piazza Skanderberg è una roulette russa e l'unico marciapiede agibile per il momento è una giungla di banchetti, fango, macchine parcheggiate e varia umanità. Chissà se appostandomi riuscirei a cogliere il momento esatto in cui si materializzano e si smaterializzano i venditori di ombrelli ... è uno dei misteri più misteriosi della urban life metroglobale. E perché oggi due omini apparentemente non vestiti da operai stavano picconando nel bel mezzo del cammino? E di cosa vive quel vecchietto seduto all'angolo, con la sua cassetta di mele dell'orto ... dovrei comprarle? un chilo di mele piccole e toccate, per dormire tranquilla, stanotte? Perché il muezzin chiama in arabo invece che in albanese? perché tutte queste venerande barbe e questi pudichi veli nella patria dei bektashi, musulmani di ispirazione sufi che predicano il dio-amore, la vita e la convivenza?
Sono solo troppo stanca, lo so. C'è poca luce, molto rumore, e passo la vita a rincorrere le scadenze degli altri. Nella sezione "capacità sociali e organizzative" del mio CV Europass dovrei indicare: sviluppata capacità di fare da punching-ball; pare vada per la maggiore quando si valuta se offrirmi un nuovo lavoro. E se smettessi di lavorare, che? mica crollerebbe il mondo ... Nell'acqua della mia vasca da bagno ho una visione alla Frida Khalo: la infida sensazione di avere sbagliato tutto galleggia verso di me come una medusa. Ho voglia di prendere l'aereo; e possibilmente non tornare più.
Provo a immaginare cosa mi mancherebbe, se smettessi di tornare qui. Mi vengono in mente solo cose stupidissime, tipo le crêpes sotto casa di Fulvio. E da lì però, in rapida successione, ripenso a centinaia di altre scene: la "fermata" dell'autobus in corsa al semaforo; la doppia caffettiera sulla piastra elettrica; due idraulici e un "amministratore di condominio" che cercano il tubo che perde nel soffitto del mio bagno; la palletta di vetro con dentro la coppia di sposi albanesi in abito tradizionale e la neve di brillantini; il gitano seriamente tamarro che balla il flamenco al teatro dell'opera; raccolte di cartoline veramente improponibili nei negozi di souvenir; il concerto dal vivo in un basso claustrofobico di gran moda; i locali chic sembra abbiano tutti i camerieri col basco. Luci stroboscopiche, migliaia di sigarette, femminismo anticulinario. A volte mi sorprendo a parlare in italiano con gli errori tipici dell'albanese, per cercare di farmi capire.
E' già un po' di tempo che il mio medico dice che questa vita a singhiozzo non mi fa per niente bene; sono una paziente indisciplinata e senza disciplina le pillole non bastano.
Non credevo che sarebbe successo e invece ecco: ho proprio voglia di tornarmene a Bruxelles ...
Attraversare la strada ai semafori tutto intorno a piazza Skanderberg è una roulette russa e l'unico marciapiede agibile per il momento è una giungla di banchetti, fango, macchine parcheggiate e varia umanità. Chissà se appostandomi riuscirei a cogliere il momento esatto in cui si materializzano e si smaterializzano i venditori di ombrelli ... è uno dei misteri più misteriosi della urban life metroglobale. E perché oggi due omini apparentemente non vestiti da operai stavano picconando nel bel mezzo del cammino? E di cosa vive quel vecchietto seduto all'angolo, con la sua cassetta di mele dell'orto ... dovrei comprarle? un chilo di mele piccole e toccate, per dormire tranquilla, stanotte? Perché il muezzin chiama in arabo invece che in albanese? perché tutte queste venerande barbe e questi pudichi veli nella patria dei bektashi, musulmani di ispirazione sufi che predicano il dio-amore, la vita e la convivenza?
Sono solo troppo stanca, lo so. C'è poca luce, molto rumore, e passo la vita a rincorrere le scadenze degli altri. Nella sezione "capacità sociali e organizzative" del mio CV Europass dovrei indicare: sviluppata capacità di fare da punching-ball; pare vada per la maggiore quando si valuta se offrirmi un nuovo lavoro. E se smettessi di lavorare, che? mica crollerebbe il mondo ... Nell'acqua della mia vasca da bagno ho una visione alla Frida Khalo: la infida sensazione di avere sbagliato tutto galleggia verso di me come una medusa. Ho voglia di prendere l'aereo; e possibilmente non tornare più.
Provo a immaginare cosa mi mancherebbe, se smettessi di tornare qui. Mi vengono in mente solo cose stupidissime, tipo le crêpes sotto casa di Fulvio. E da lì però, in rapida successione, ripenso a centinaia di altre scene: la "fermata" dell'autobus in corsa al semaforo; la doppia caffettiera sulla piastra elettrica; due idraulici e un "amministratore di condominio" che cercano il tubo che perde nel soffitto del mio bagno; la palletta di vetro con dentro la coppia di sposi albanesi in abito tradizionale e la neve di brillantini; il gitano seriamente tamarro che balla il flamenco al teatro dell'opera; raccolte di cartoline veramente improponibili nei negozi di souvenir; il concerto dal vivo in un basso claustrofobico di gran moda; i locali chic sembra abbiano tutti i camerieri col basco. Luci stroboscopiche, migliaia di sigarette, femminismo anticulinario. A volte mi sorprendo a parlare in italiano con gli errori tipici dell'albanese, per cercare di farmi capire.
E' già un po' di tempo che il mio medico dice che questa vita a singhiozzo non mi fa per niente bene; sono una paziente indisciplinata e senza disciplina le pillole non bastano.
Non credevo che sarebbe successo e invece ecco: ho proprio voglia di tornarmene a Bruxelles ...
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