martedì 5 ottobre 2010

po pres ...

Aspetto. Che torni l'acqua (va via una o due volte al giorno), così posso farmi la doccia. Che arrivi il tecnico dell'internet caffé che c'è al pianterreno per collegarmi direttamente al suo server, tramite un cavo che si arrampica sulla parete esterna del palazzo fino alla mia finestra; poi che arrivi (il giorno dopo) il suo amico "esperto di Apple" per configurare l'IP sul mio laptop.

Che la mia signora delle pulizie prenda servizio, questo venerdì, e mi riabiliti all'uso della terrazza. Aspetto anche di capire come si fa, secondo questi padroni di casa, a affittare un appartamento per tre mesi senza comprare almeno un set di posate. Aspetto che la sarta, che sarebbe aperta çdo ditë nga ora 9 deri ora 17, decida di presentarsi per davvero in negozio. Cose così.

Alla sera, aspetto che mi si chiudano gli occhi sulla mia ipotesi di workshop su "l'analisi di genere delle forze di lavoro sul territorio provinciale" (o sulla mia sempre ostica grammatica di albanese) prima di andare a letto. E al mattino mi sveglio quando riprende il rumore di fondo della città; che significa alle 6:00, ma aspetto di abituarmi e riuscire a rimanere addormentata almeno fino alle 7:30.

C'era quel pezzetto di dialogo in Oceanomare che fece diventare famoso Baricco:
- Cosa stiamo aspettando?
- Che sia troppo tardi, Madame.

No, non è questo il mio caso: io aspetto per allenare la pazienza; nella speranza che poi sia davvero la virtù dei forti!

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