giovedì 14 ottobre 2010

nonostante tutto

Quanto abbiamo riso ... Ho un buco nel controsoffitto di cartongesso del bagno e l'acqua ora piove dritta dentro un secchio; fa talmente tanto rumore che dovrò chiudere la porta per prendere sonno. Gli idraulici hanno lasciato un disastro da ripulire e io ho detto: intanto prendiamoci un caffè, poi ci pensiamo. Citavo una delle storie africane più belle che mi siano mai state raccontate, una con la brousse e quello che allora si chiamava Zaire e un console che cercava di evacuare i connazionali. Quando sono pronta per pulire, ovviamente è andata via l'acqua. Ci dev'essere un meccanismo di salvezza chimica nel nostro cervello, qualcosa che ci permette di sopravvivere alle avversità, una specie di euforia alcoolica che prende da sobri. Abbiamo cenato fuori perché non potevo cucinare e sono uscita in tuta perché non potevo nemmeno farmi la doccia. Ho parlato di cose che mi rendono felice: di migrazioni e di storie da raccontare e di viaggi e di scrittura e di quella leggera follia che ci accomuna, in giro per il mondo; ed ero molto più ubriaca di quanto avessi bevuto. Sono tornata a casa a piedi sotto la pioggia e ora dormirò, nonostante tutto, il sonno dei giusti. Domani si pensa ...

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