sabato 19 luglio 2008

il cast

Annotazione sulla strada da Roma a Fiumicino, verso Tirana. Ieri sono stata a questo benedetto CAST RELEX 2008 organizzato da EPSO (European Personnel Selection Office). Non è un casting, anche se un po' ci somiglia! Serve per accedere a una lista dalla quale in teoria (molto in teoria) vengono pescati possibili "agenti temporanei" (che significa funzionari a tempo determinato) da assegnare alle Delegazioni della Commissione europea. Io ho partecipato alla selezione nel settore development - social & cultural issues.

Non mi dilungo sulla discussa efficienza ed efficacia di questa pratica: non mi importa (poi la borsa di studio della mia Summer School copre il viaggio Tirana/Firenze che ho fatto via Roma, quindi alla selezione ci sono andata gratis, ottimamente). Il test si compone di tre parti: 25 domande di conoscenza generale dell'UE; 20 test logico-verbali con 10 numerici; altre 50 domande, di cui la metà comuni su relex-development e l'altra metà più specifiche sul settore scelto.

Sono molto orgogliosa soprattutto per la prima parte, perché fino a qualche mese fa la mia consapevolezza del processo di integrazione era rimasta praticamente bloccata all'Atto Unico europeo ... che è del 1986! Considerando che ho dato l'esame di diritto comunitario nel 1998 mentre già si discuteva il Trattato di Amsterdam ... e che vivo con un giurista comunitarista (che infatti ha sempre trovato incomprensibile il fatto che "mi rifiutassi" di capire la storia dei tre pilastri) ... Insomma, almeno ho recuperato su questo buco che avevo, e mi ci sono anche abbastanza appassionata, per cui leggerò altri libri, magari più centrati sulle policies e meno su quanti giudici ci sono nella Corte di Giustizia e in quante diverse formazioni si riunisce il Consiglio, possibilmente.

Per la parte settoriale devo dire che social & cultural è stata una scelta di ripiego, che avevo fatto scommettendo che almeno le conoscenze su genere e migrazioni potessero tornarmi utili. Così non è stato, in effetti, però su sanità ed educazione molte domande riguardavano indici e misure, cose che conosco - o a cui potevo arrivare ragionandoci - per il fatto di essere (o essere stata) una demografa.

E con questo si chiudono queste due settimane in cui ho rispolverato questa parte "demografa" della mia identità, a cui non riesco mai a dedicare sufficiente attenzione ma che, in effetti e profondamente, ho cara.

Ho visto Roberta col pancione, mancano tre o quattro settimane: sarà Matilde ... Le mie amiche tendono a mettere al mondo bambine femmine, a quanto pare!

giovedì 17 luglio 2008

reporting from Fiesole #5 (last)

La scuola per me finisce oggi, con queste 6 (SEI) ore di EU migration law and policy, che sono state la parte decisamente migliore di tutto il corso. Stasera riparto per Roma, domattina ho il cast.

Ho proposto un saggio finale su "Approaching migration and development via labour policies: the case of pre-accession Albania", che mi è stato accettato. Non sono obbligata a farlo, potrei tenermi il certificato di frequenza, passare un agosto spensierato e evitare di scrivere un articolo scientifico da sottomettere al giudizio del collegio dei docenti per conseguire un diploma che, di fatto, non mi serve a niente. Ma sono recidiva e incorreggibile: mi secca rinunciare di fronte a una sfida. Ho cercato, evidentemente, un compromesso e ho selezionato un tema molto specifico che comporta studiarmi una documentazione che mi torna comunque utile (volevo scrivere "di cui ho bisogno", ma mi è rimasto nella tastiera ...) per il mio lavoro.

Ho molti pensieri abbozzati nella testa dopo questa esperienza, e cercherò di metterli giù in ordine nei prossimi post. Ora è il momento di chiudere e di avviarmi alla stazione. Solo una riflessione, a proposito di quello che in filosofia si chiama "sapere situato" e a proposito anche - più semplicemente - di quello che la vita suggerisce.

Questa scuola è riservata a migration experts. Io sono quella che sono, notoriamente senza radici, e sono quasi la più sfigata di tutti qua dentro. La ragazza seduta accanto a me è greco-egiziana e viveva a Bruxelles prima di venire a studiare all'IUE. Accanto ancora una francese di orgini burkinabé che ha vissuto in Mali, poi è tornata in Francia, poi ha reclamato la cittadinanza del Burkina Faso per scoprire infine che un passaporto europeo è molto più comodo di uno africano per attraversare le frontiere, anche in Africa. Poi c'è una ragazza australiana che ha fatto le scuole superiori e l'università in Francia e ora sta chiedendo la cittadinanza francese, anche se in effetti abita fra Napoli e Fier perché studia l'emigrazione albanese in Campania. Un'americana con una faccia completamente irlandese e un cognome libanese, sposata a un italiano, che ora lavora in UK. Una mezza messicana mezza spagnola che studia in Francia ma sta per trasferirsi negli USA. Un'altra messicana che abita in Spagna. Una turca che ha studiato in Olanda; una moldava che insegna in Francia; un'altra moldava che lavora a Bruxelles (sua sorella vive a Londra con un inglese mezzo indiano); un'italiana che vive in Portogallo, un'altra in Olanda. E così via.

Studiare le migrazioni aumenta la mobilità personale? O viceversa? Io ho una sola cittadinanza, un solo passaporto, statisticamente non è chiaro se posso essere considerata emigrata oppure no (praticamente sono un'immigrata in situazione irregolare in Albania, il che è abbastanza ironico). Sono mobilissima, su questo non c'è dubbio. Studiamo quello che siamo? Ci applichiamo alla ricerca scientifica per capire qualcosa di noi stessi?

Ma soprattutto: quanto è univoca la risposta alla domanda "da dove vieni"? Sfumature ...

mercoledì 16 luglio 2008

reporting from Fiesole #4

Alla fine ieri sera sono riuscita ad andare a vedere lo spettacolo “The best of Momix 2008”. Il risultato è che stamattina non riuscivo quasi a uscire dal letto e oggi pomeriggio la lezione di Economics of Migration mi produce lo stesso effetto di un film di Kiarostami ...

Lo spettacolo mi è costato 36 euri + 6 di taxi per tornare nello studentato pulcioso dopo mezzanote. Ma era strordinario, onestamente incredibile: ho passato la maggior parte del tempo letteralmente a bocca aperta!
E lo scenario del Giardino di Boboli è prezioso: passeggiare per Firenze con lo sguardo di chi non abita più abitualmente a un'ora di treno da qui mi fa capire perché questa città esercita sugli stranieri un fascino irresistibile. Detto questo, la quantità di turisti presenti nonché demanding è decisamente al di là della mia personale soglia di sopportazione.

La cosa buffa è che credo di avere sviluppato un tale disorientamento nei confronti dell'Italia (e conseguente stupore per i segnali di civiltà) che le persone con cui mi relaziono (al bar, alla biglietteria, alla stazione di taxi) mi prendono per una straniera che parla bene l'italiano ma comunque fondamentalmente scema - come tutti gli stranieri.

Ma tornerò più là, alla fine della scuola e diffusamente, sul concetto di “identità mobile” ...

http://www.festivalopera.it/

martedì 15 luglio 2008

reporting from Fiesole #3

L'interesse per la scuola diminuisce di giorno in giorno. Capisco che, in parte, l'interesse possa essere inversamente proporzionale alla stanchezza; inoltre ho questa preoccupazione sotterranea per il cast di venerdi che né mi riesce di tradurre in studio serio e applicato né mi permette di “godermi” di più la scuola, tipo leggendo con attenzione i materiali delle classi, anticipando il lavoro per il saggio finale o anche semplicemente visitando, come fanno le altre, un museo diverso ogni giorno. Insomma: una specie di fallimento su tutti i fronti che mi fa sentire abbastanza frustrata. C'è anche da dire che lo studentato dello IAO è un pessimo posto per studiare, per quanto la mia stanza si affacci sull'orto botanico.

To think pink (come si diceva quando ero piccola), posso dire che uno dei motivi per cui riesco a disinteressarmi è che non mi capita di sentire in classe niente di veramente nuovo, senz'altro niente che non avessi mai sentito menzionare. E questo, a ben vedere, considerato il livello della scuola, significa che all'università ho davvero imparato ogni e qualsiasi cosa che c'era in giro all'epoca in tema di migrazioni e sviluppo! Com'è possibile? Immagino che avere studiato sui libri e sulle ricerche di alcuni dei docenti della scuola (o di loro allievi) spieghi molto; poi essere una demografa che viene da scienze politiche mi rende naturalmente “multidisciplinare”. Forse ho studiato tantissimo quando ero (più) giovane e l'ho fatto con una tale golosità e energia che mi sembrava tutto facile e quasi non mi sono accorta della quantità e varietà di informazioni che mi sono rimaste nella testa e che ora tornano a galla da chissà quali profondità remote. Strano come funziona il cervello: come se la mia storia accademica fosse successa una vita fa, o a qualcun'altra. E tutte queste ore di lezione teorica mi fanno tenerezza ma mi risultano ridondanti: le uniche che mi sono davvero piaciute sono quelle dei funzionari internazionali ... e forse anche questo DICE qualcosa di me, no?

Comunque sono determinata a mantenere un buon record di life-long learning nel mio CV perché: 1) mi sembra un buon modo per fare ginnastica mentale (meglio dell'enigmistica!); 2) credo che faccia parecchio “giovane e moderna” all'intenzione di potenziali nuovi datori di lavoro; 3) evitando di avere una qualche forma di concorso in contemporanea, rappresenta un'ottima scusa per visitare graziose città universitarie ...
Per l'anno prossimo ho in animo di fare un investimento più serio, cioè metterci dei soldi di tasca mia per frequentare due corsi estivi in Development Economics alla London School of Economics. Non so bene cosa poi me ne dovrei fare in termini professionali ma non si sa mai ... è bello avere un hobby!

Oggi penso di prendere uno dei miei libri di test e infilarmi dentro un pub a partire dalle 6 del pomeriggio. C'è uno spettacolo dei Momix ai Giardini di Boboli e so che se non ci vado avrò modo di auto-recriminarmi, ma tendo a rinunciare a tutto quando sono da sola ...

domenica 13 luglio 2008

la mia itaca? (stopping by in Pisa)

Ho nostalgia di casa. Non una nostalgia astratta e metaforica per un odore, una sensazione, delle persone care, una sfumatura precisa di blu, una certa luce del mattino. Una nostalgia solida e concreta, invece, per casa mia: piccola com'è, arredata a metà, con le scatole dei traslochi ancora nel garage. Ho speso una fortuna all'epoca per tinteggiare le pareti e ora mi accorgo che il tempo ci si è posato sopra mentre io non ero lì, ero altrove.

Sento che vorrei tornare e fermarmi per qualche tempo. Vorrei farlo senza preoccuparmi di tagli nel budget né di gente molto più arrivista di me. L'idea che coltivo è di lavorare come consulente invece di strutturarmi proprio per darmi la possibilità di stare a casa, di tanto in tanto. Vorrei arredare la sala, avere il mio studio in un angolo, altre librerie, mensole in cucina; vorrei sistemare una volta per tutte il garage e andare a casa dei miei per recuperare e spedire tutto quello che è rimasto lì dai tempi dei tempi, da quando ho lasciato via Martiri, da quando facevo il dottorato. Ieri mi è venuto in mente che non so nemmeno dov'è la mia laurea. Vorrei cambiare colore alle pareti, cambiare le tende, piantare gerani. Prendere il sole sul balcone. Mi ci vorrebbero sei mesi, come minimo.

Lo so che a un certo punto mi annoierei, ma è così che deve funzionare: c'è un tempo per partire e uno per restare, un tempo per andare e un altro per tornare. Si dice che “casa” è dove abita il nostro cuore, e “casa” per me è in larga misura un qualsiasi posto in cui quest'uomo che amo si addormenta accanto a me. Ma non basta: “casa” è anche, inevitabilmente, un luogo fisico in cui ho voglia di tornare. Come Itaca, insomma; ma senza Penelope.

E, trovandosi a Pisa, anche senza mare: per non correre il rischio di rimanerci troppo a lungo ...

martedì 8 luglio 2008

reporting from Fiesole #2

Che siccome nel frattempo mi si è scaricato il Mac e non ho ancora recuperato l'adattatore, scrivo velocemente due righe da una specie di saletta computer/internet dello IAO piena di studenti africani che devono sentirsi decisamente più deracinés di me ... e che forse per questo si sentono nel pieno diritto di ascoltare a tutto volume la loro musica tradizionale in quella che deve essere stata pensata dall'architetto come una sala studio (?!?).

Alla Summer School siamo quasi tutte ragazze; sospetto che questo aumenti significativamente il livello di aggressività latente, con buona pace della socio-biologia e delle teorie sul testosterone. Oggi mi hanno fatto notare che ero passionate durante una lezione basata su una ricerca empirica con analisi multilivello dei dati. E dire che durante una vuotissima querelle su "metodi quantitativi vs qualitativi" ero rimasta zitta e buona!

Che strano: con tutte le lezioni che abbiamo, con tutti gli argomenti su cui avrei qualcosa da dire dal punto di vista o scientifico o professionale, dov'è che spunta fuori la mia verve? Sull'analisi multilivello ... che a malapena so cos'è e verso la quale peraltro nutro ampio e salubre scettiscismo!!!

By the way ... perché quello seduto accanto a me si sarà cambiato i calzini puzzolenti giusto qui e adesso???

domenica 6 luglio 2008

reporting from Fiesole #1

Questa notte dormo a Firenze allo IAO, l'Istituto Agronomico per l'Oltremare, che è - chioso per i non addetti ai lavori - un pezzetto del Ministero degli Affari Esteri italiano, anzi proprio della Cooperazione italiana allo Sviluppo (cfr. legge 49/1987). E' infatti uno di quei posti per i quali ho sempre pensato e sperato di lavorare, specie quando ero più giovane e più sprovveduta. E oggi eccomi qui ... non per lavoro però, almeno non precisamente.

Passerò qui a Firenze due settimane, e lo IAO semplicemente dispone di una specie di “struttura ricettiva” (direi una casa dello studente, se vogliamo chiamare le cose col loro nome!) convenzionata con l'Istituto Universitario Europeo. E questa è la vera notizia: che sono stata ammessa a partecipare (con tanto di borsa di studio) ad una delle esclusive Summer School dell'IUE, questa specie di faro illuminante della ricerca e della divulgazione scientifica in Europa che io ho sempre guardato da lontano con invidia e ammirazione. Non che quelli dell'IUE siano particolarmente più in gamba di me che vengo dalla Statale di Pisa, come non lo sono mai stati quelli della Scuola Sant'Anna; però insomma ... diciamo questa cosa sta nel mio CV come una stelletta!

La scuola è su “migration and development”, il tema con cui è cominciata la mia carriera di ricerca e di cui oggi anche al lavoro torno - finalmente - a occuparmi. Non so se il comitato di selezione si è lasciato impressionare dal mio curriculum accademico (ormai un po' datato), dalle mie pubblicazioni (nessuna particolarmente prestigiosa) o dalla mia lettera motivazionale ... o se semplicemente avanzava un posto! Fatto sta che sono qui e che domattina alle 8:00 assisterò all'allocuzione di benvenuto di - nientedimenoche - Philippe Fargues; ho comprato un tailleur di lino apposta (color pervinca), nel quale prevedo di sciogliermi a meno che il Refettorio dell'antica Badia fiesolana non si dimostri inaspettatamente al riparo dalla nota calura fiorentina (quella che - deh: non c'è una BAVA di vento).

Saranno giorni molto intensi, con 8 ore di lezione, seminari, compiti a casa, mentre io sto ancora disperatamente cercando di mettermi in pari per il CAST RELEX del 18 luglio. Ho fatto solo un'altra Summer School prima di questa, quando avevo appena iniziato il dottorato, e me la ricordo come impegnativa e bellissima, anche perché era in women's studies. Certo: io ora ho un'altra consapevolezza, più maturità come ricercatrice e anche un insight (che a me piace moltissimo) nel “dietro le quinte” del policy-making; quindi non mi sento di fare previsioni, ma sono molto positiva.

Peccato che mi sono scordata a Tirana: la macchina fotografica, il caricabatterie del cellulare e l'adattatore della spina del Mac. E anche il mio quasi-marito ...