martedì 12 agosto 2008

compleanni e altri eventi di rilievo

Oggi è il compleanno di una mia (giovane) collega e abbiamo festeggiato, come usanza, mangiando qui in ufficio la torta e brindando a spumante. Ha preparato un tiramisù, che in altri tempi deve essere anche stato il mio dolce preferito.

Mi sono ricordata che appena arrivata qui a Tirana mangiare un VERO tiramisù (con del VERO mascarpone) mi sembrava una cosa incredibilmente lussuriosa ... Questo perché tutto è sempre relativo, la nostra identità è posizionale e io ero un'italiana che veniva dalla Tunisia, dove la vera cucina italiana e i veri ingredienti italiani, nonostante la prossimità geografica, erano una specie di lusso da mercato nero. Tanto che, in effetti, de bouche à oreille si diffondeva la notizia che il mascarpone si poteva trovare in un centro di smistamento di prodotti importati à la valise, situato in un altrimenti anonimo baracchino di frutta e verdura a La Marsa. E "alla valigia" in senso letterale, visto che una volta ci ho trovato una confezione di fette biscottate marca Coop, che non sono commercializzate nemmeno in Italia fuori dai circuiti Coop!

Comunque, a proposito di compleanni, ho appena scoperto che dovrò passare il mio a Tirana (invece che a Pisa come speravo), causa impegni di lavoro, il che implica anticipare il mio previsto rientro dalle ferie di fine settembre. Peraltro in quegli stessi giorni Vince ha il concorso a ricercatore e COME AL SOLITO io sarò altrove.
Certo, rispetto al concorso a funzionario è già un passo avanti: quella volta lui era a Bruxelles per il colloquio finale e io a Bamako. E quando ha ricevuto la notifica di essere entrato "nella lista" cercava insistentemente di avvisarmi sul cellulare tunisino, ma io avevo finito il credito e non potevo ricevere telefonate in roaming perché nel frattempo ero in CdA al Cairo.

Magari anche questa volta porta bene ...

lunedì 11 agosto 2008

chiuso per ferie

L'Artist ha chiuso per ferie. Questo rappresenta per me e Vince un gravissimo evento ... e in effetti il personale ha avuto l'accortezza di avvisarci per tempo, per evitare che ci presentassimo il prossimo sabato mattina affamati e disperati.

L'Artist è attualmente il nostro posto preferito. Il sabato e la domenica mattina siamo clienti fissi: arriviamo verso le 11:30 - 12:00, consumiamo lunghissimi brunch, chiaccheriamo, leggiamo riviste, ridiamo tantissimo. Ha praticamente sostituito le colazioni a letto del fine settimana a casa a Pisa. I camerieri conoscono a memoria le nostre fissazioni: frappé di caffé senza latte per lui e senza zucchero per me, frullato ma senza banana, col gelato / senza gelato, oggi sono a dieta, e la frittata stamattina non c'è?, oggi ho voglia di cheese cake, eccetera. Ci tentano con le proposte del giorno, ci servono sanduiç me perime e sallata e frutat sempre diverse. Sospetto che trovino particolarmente spassosi i nostri tentativi di decifrare il menu. A volte la casa ci offre un supplemento di frutta o un "triple chocolate" caldo col gelato: siamo decisamente dei top client!

Come faremo per le prossime due settimane???

Meno male che nel frattempo abbiamo scovato un potenziale concorrente con un taglio un po' nordeuropeo, better advertising, elaborazioni moderne sul tema del byrek (byrek me kashkaval e girella di byrek con spinaci, il mio preferito) e soprattutto ... dei frozito buonissimissimi!!!

domenica 10 agosto 2008

xhiro

Siamo usciti vestiti bene per fare anche noi, come i tiranesi, un po' di xhiro (che si legge /giro/!!!), cioè di "struscio".

Seguendo le indicazioni della guida, ci siamo avventurati a cena al Sarajet, già dimora della potente famiglia Toptani - ben tre strade dedicate a loro nei dintorni - e apparentemente "one of Tirana's finest examples of Ottoman urban architecture [...] with beautifully carved wooden ceilings whose workmanship and state of preservation must be unique in Tirana". Benché molto affollato di giorno, il posto è praticamente vuoto la sera, forse anche a causa della scarsa illuminazione che lo rende poco riconoscibile: gli unici avventori eravamo noi due e tre francesi muniti anche loro di guida turistica fuorviante. Di soffitti intarsiati nemmeno l'ombra, pare a causa di lavori di restauro (o così ci è sembrato di capire).

Mentre che c'eravamo siamo rimasti. Intendersi col cameriere è stato particolarmente laborioso, e il menu bilingue albanese/tedesco non era di grande aiuto. Fortunatamente a forza di fare la spesa e leggere ostinatamente qualsiasi parola albanese che riesco a distinguere, ce la siamo cavata riconoscendo peperoni con formaggio bianco, carpaccio di melanzane e due risotti. Non particolarmente buoni, ma bisogna dire che ci mettono tutta la buona volontà!

sabato 9 agosto 2008

walkabout Tirana

Fa caldo. E se lo sento io, che ho dormito il sonno dei giusti in Africa nera per un mese di fila in luglio senza condizionatore né ventilatore, vuol dire che fa VERAMENTE caldo. Più che altro è un problema di umidità, di cappa, e il mare è troppo lontano per portare sollievo.

Abbiamo dovuto aspettare le 18:30 per poter uscire a fare una passeggiata turistica, un walkabout Tirana, seguendo le indicazioni della guida Bradt (un po' troppo sintetiche) e i commenti molto più lively e ironici della nuova guida “In-your-pocket” che abbiamo comprato (400 lek spesi benissimo nel principale international bookshop, per il resto tristemente sguarnito) e che conferma la nostra impressione di questa città come un posto divertente e con tantissime piccole cose da scoprire. Questo Paese è davvero unico, ed è un privilegio trovarsi qui in questa fase finale dell'apertura sul resto del mondo, quando ancora i turisti attirano curiosità, cenare nel ristorante più chic della città costa 1.000 lek a testa e l'italiano è la lingua straniera che tutti conoscono.

Alla fine della passeggiata lungo il bulevard, comprensiva dei principali monumenti cittadini e di tre quarti della communist nostalgia, abbiamo fatto una fermata al Kolonat e poi ci siamo infilati nel cinema (kinema), alla ricerca di pace, frescura artificiale e lingua inglese. La scelta non è amplissima, ma rinuncio volentieri ai film d'essai dato che i sottotitoli sono in albanese e non sono di quelli che sostengono di capire perfettamente tutti i dialoghi a orecchio. L'unico problema è che io e Vince abbiamo praticamente lo stesso livello di listening comprehension, quindi ci perdiamo gli stessi identici pezzi di conversazione e solo alla fine della proiezione, confrontandoci, siamo riusciti a ricostruire intuitivamente i passaggi oscuri! Il biglietto del cinema è numerato: fila = radha e poltrona = karrigia, che mi suona tanto a “cadrega”.

Mi accorgo che la città ci sta assorbendo. Non vedo l'ora di avere qui qualcuno con cui condividere questa nostra nuova buffissima passione ...

Da consultare ASSOLUTAMENTE (free download) http://www.inyourpocket.com/albania/city/tirana.html

domenica 3 agosto 2008

pazari i ri

Ho convinto Vincenzo a fare una passeggiata per la città, cominciando con una destinazione non specialmente avventurosa: il mercato centrale. Non ho mai conosciuto una persona meno dotata di senso dell'orientamento, per cui siamo usciti muniti di mappe della città e abbiamo percorso solo strade principali, tracciando contemporaneamente il percorso sulla cartina, controllando i nomi delle strade, scegliendo punti di riferimento chiari e ben visibili anche da lontano.

Al mercato centrale - che sia chiama pazari i ri: mercato nuovo - ci siamo intrattenuti per circa 20 minuti con un venditore di frutta secca che ci parlava solo in albanese, poi abbiamo comprato (sospetto con un deciso sovrapprezzo turistico) una gran quantità di una strana bacca rossa: una specie di ribes però massiccio e allungato, che secondo la venditrice sarebbe tipik. C'erano anche le more, che donnine scese dalla montagna in questa stagione vendono a ogni angolo di strada, già comodamente sporzionate in bicchieri di plastica. Noi invece, incapaci di dire in albanese “di meno, di meno”, abbiamo finito per comprarne al mercato una quantità adatta a farci la marmellata; la fruttivendola sosteneva che anche le more sono “tipiche albanesi”, al che sono stata seriamente tentata di rispondere: “va bene che sono vestita da turista, ma ti sembro per caso, che so io, SVEDESE che non conosco le more?!?” (ma non l'ho fatto).

C'erano anche molte varietà di olive conce, ortaggi sottaceto e le piccole melanzane che si trovano qui, in una pittoresca preparazione ripiene di peperoni (!) e formaggio locale, una specie di feta molliccia che si ricava - a quanto ho decifrato - dal caglio dello yogurt. Vincenzo però si è opposto all'acquisto, con la ragionevole argomentazione che c'erano almeno 38 gradi e niente che lasciasse immaginare che il formaggio fosse stato conservato al fresco prima di essere esposto per la strada. Per questa volta ho lasciato correre ...

Questo primo giro è stato divertente, limitatamente esplorativo ma utile per cominciare ad appropriarsi della mappa della città, ampliando quello che i sociologi - nel loro consueto esercizio di attribuire nomi affascinanti a concetti di senso comune - chiamano “lo spazio vissuto”. Ho anche comprato alcune delle bamboline di terracotta in abiti tradizionali che avevo visto e ho trovato la toppa albanese per il mio zaino da campeggio (un'altra delle mie piccole fissazioni da viaggio). Sfortunatamente c'erano davvero 38°, la scelta dell'orario non è stata felice e, per come mi sento, credo di averne ricavato un colpo di calore.

sabato 2 agosto 2008

souvenir


Anche a Tirana esistono dei negozi di souvenir: pochi, poco forniti e ancor meno frequentati, ma esistono. Dal momento che i turisti (incredibilmente!) ancora non accorrono a frotte, mi sono fatta l'idea che i clienti possano essere gli albanesi emigrati che, quando tornano qui in vacanza, si comprano piccole cose da portare con sé, tipo le bandiere. Per esempio, un giorno a Firenze aspettando l'autobus ho visto passare un furgoncino con la bandiera albanese nell'abitacolo; quando si emigra si diventa sentimentali: confesso di avere tenuto il gagliardetto di Taranto appeso in camera mia per anni ...

Passo spesso davanti a uno di questi negozi perché è sulla strada per andare dall'estetista (quella col salone zebrato). In genere non hanno niente di interessante, sono riuscita a comprare solo il nuovo portachiavi per la mia collezione (uno per ogni Paese in cui vivo, per usarlo mentre abito nel Paese successivo...), con la solita aquila bicefala nera in campo rosso, e alcune cartoline poco meno che orripilanti. Oggi invece ho notato delle graziose bamboline di terracotta in abiti tradizionali che portano l'acqua o ricamano la bandiera. Be' sì: magari sono un tantino fissati col loro simbolo nazionale, ma forse è perché non ce ne sono altri con cui identificarsi. A me piace molto anche l'elmetto cornuto di Skanderbeg, ma forse è meno iconico della bandiera; d'altra parte, Shqipëria - il nome originale dell'Albania - pare che significhi appunto "il paese delle aquile".


Tornando alle bambole, ho notato una coppia, femmina e maschio, in abiti tradizionali: lei è praticamente uguale a Barbie (anche se lui non somiglia affatto a Ken né a Big Jim). Però dubito che la Mattel sia arrivata a tanto ... quindi mi immagino che si tratti di una barbie farlocca vestita da albanese e non escludo che sulla scatola possa esserci un logo del tipo "Mattef" o "Mattej". A suo modo, questa audacia imprenditoriale mi affascina ...

venerdì 25 luglio 2008

rac-contare

A me piaccione le persone, davvero: mi affascinano. Mi piace osservarle, frequentarle, conoscerle, mi piacciono le loro storie. E' come guardare le serie in tv, con la differenza che le storie vere sono enormemente più interessanti e imprevedibili, quindi più belle. Io sono curiosa per natura, e mi appassiono.

Quando abitavo a via Montello e stavo per finire il mio dottorato, Nicolone una volta mi fa: "serena, ma tu cos'è che studi? demografia? e che sarebbe?". Io glielo spiego a parole semplici: la popolazione, misurare e interpretare la società, i fenomeni più direttamente legati alla vita: nascite, morti, spostamenti, malattie, lavoro, istruzione, comportamenti ... Lui mi guarda assorto e risponde: "insomma, conti le persone". Resto un attimo perplessa: non credo, non direi, non esattamente ... Ma questo era il bello della mia vita di quegli anni: avere attorno gente che mi costringeva a guardare sempre le cose da un'altra prospettiva, ancora meno scontata, ancora più sfumata.
Conto le persone? Proprio io, che mi rendo la carriera accademica difficile perché di ogni indicatore vedo chiaramente la povertà "esplicativa", il limite narrativo, quello che si chiama tecnicamente "il danno", cioè la perdita di informazioni? Io, che della curva normale ho sempre trovato appassionanti solo le code?

Non conto le persone. Le rac-conto, sì. "Contare" e "raccontare" si dice con la stessa parola in certe lingue, per esempio in spagnolo. E io osservo e racconto, da tutta la vita: è il mio modo di stare al mondo, come a un cinematografo infinito. E scrivo, ma solo a volte. Le persone mi piacciono, e quel dialogo con Nicolone è un altro dei miei ricordi preferiti.