mercoledì 14 ottobre 2009

canzoni in ordine sparso

Vincenzo mi ha detto che la canzone della nostra storia, per lui, è E ti vengo a cercare; io ho risposto che per me è Almeno tu nell'universo.

Alessio è un disco intero di Suzanne Vega, ma soprattutto Tom's Diner; Elisabetta è il best-of di Cindy Lauper (va da sé!); Gianpaolo è tutto, ma proprio tutto, De Andrè (se mi tagliassero a pezzetti), e un pochino di Loredana Bertè. Ettore è Si può fare, Ivan Compagni di viaggio, Manfro Camera a sud; Gae è La cura, ma anche I migliori anni.

Io sono Balliamo sul mondo, qualche volta - raramente - Sally.

Lo so che non ho gusti musicali raffinati, benché mi circondi sempre di amici appassionati di musica e parecchio volenterosi di educarmi ... Portare pazienza!

lunedì 12 ottobre 2009

la festa di compleanno

Ieri c'è stata la mia festa di compleanno. In realtà ho dovuto dividerla con la festa di inaugurazione di una casa con una terrazza parecchio più grande del mio balcone, nonché con una specie di accoglienza per un gruppo di ragazzi e ragazze imbarazzantemente giovani e pieni di belle speranze.
Comunque di base era la mia festa di compleanno: c'erano le torte e anche i regali; mi sono distratta e non ho comprato le candeline (è che da quando sono qui mi prendono sempre per più giovane e ieri sera mi andava di approfittarmene).

Tutto è stato bello: le persone, la cena, il barbecue; la vista su Tirana in fieri che io trovo sempre affascinante, con quel suo modo un po' perverso e un po' disperato. Incongruità ovunque. Ho ricevuto dei regali di artigianato albanese che vanno dritti nella prima valigia per Bruxelles; mi pare esprimano una certa allusione alla mia casalinghitudine prossima ventura, ma va bene così: servirò la cena sulla tovaglia albanese (non garantisco che mi metterò il grembiule!) a tutti quanti avrò il piacere di rivedere e di ospitare quando sarò lì, nella capitale delle capitali di quelli che fanno questo lavoro.

Il dopo festa è stato fantastico: spediti quelli più piccoli a dormire, noi siamo rimasti lì a ridere non so più di cosa fino alle 4 del mattino. Forse era dall'università che non mi sentivo così. Se la mia vita procede (come procede) per cicli di 10 anni, questo sta per chiudersi. È che non riesco a immaginarmi cosa verrà dopo. Non riesco a immaginarmi che possa essere più straordinario di questo.


Ieri ho dovuto rinunciare a qualcosa. Perché crescere è farsi sempre nuove domande, ma anche imparare a rinunciare a certe piccole cose. Tipo: bere troppo e fare tardi la sera (perché poi ci vogliono tre giorni per riprendersi); o metterti quel jeans che ti stava benissimo a 20 anni e non riesci a buttarlo via (perché segnala crudamente che i 10 kili non li perderai mai più); o trattare le tue sorelle piccole come se ancora non sapessero badare a sé stesse (perché invece sono perfettamente capaci a sbagliare con la loro testa). Cose così, dentro e fuor di metafora.

Però va bene, e sono contenta. Perché - in compenso - forse raccoglierò una sfida che stavo cercando di evitare; perché il giorno prima un mio amico mi ha detto qualcosa che non avevo davvero capito; e soprattutto perché ho avuto uno dei sabato mattina più pieni di sole che mi ricordi a Tirana. Le sfumature sono tantissime: è questo che mi fa stare bene.

mercoledì 7 ottobre 2009

craquelé

Sto bene, è tutto a posto. Io sono a posto. La casa è in ordine, ho ritirato i vestiti in lavanderia, il bucato che avevo lasciato steso è piegato e stirato nei cassetti; la tv via cavo non funziona ma non ho fretta di farla sistemare: ogni sera uscendo dall'ufficio passo in videoteca; la connessione internet regge radio3 in streaming, e a volte ascolto la bbc in albanese (capisco una parola ogni 10 ma tengo il senso generale!) o la radio francese, incongruamente (da qui) concentrata sulle notizie da Parigi.
Domenica ho cucinato tutto il giorno per ingannare il tempo e ora ho il frigo pieno per la settimana. C'è più silenzio in casa; fa anche buio prima e la sera è fresco; arriva davvero l'autunno. Mi sono portata dei libri dall'Italia, per farmi compagnia.

Lunedì mattina stavo già bene, tutto era normale. Normale con le virgolette, ma normale. Tranne che non mi sono ancora tolta il cerchietto al naso e nessuno nel mio ufficio - stranamente - ha ancora protestato che "non è appropriato".

Immagino che sia una coping strategy come un'altra: svegliarmi la mattina e stare bene dove sto, sentirmi confortata da quello che mi risulta familiare, qualunque cosa sia ... compreso il cane Subdolo o il tombino aperto. Compreso il letto improvvisamente troppo grande.

Se non rischi mai di farti male, perdi tutto il succo della vita. Se ti fai solo male, d'altra parte, non ha senso. Bisogna trovare una qualche forma di equilibrio (anzi: di equilibrismo); e non perdere mai di vista - credo - l'emozione del gioco, lo stupore di quando eravamo bambini.

Io non sono infrangibile, nessuno lo è; eppure prendo un sacco di botte e spesso mi faccio male. A volte mi vanto dei miei lividi, per via delle storie di come me li sono procurati (fiera come un maschiaccio!). A volte soffro così profondamente che perdo il filo dei pensieri; o così stupidamente che non ne voglio nemmeno parlare. Non piango mai, quello è vero; perché grrrls don't cry. E qualcuno si fa persino l'idea che io sia solare.

Quando ero in Tunisia, andavamo tutti da Sadika a comprare degli oggetti di vetro lavorati a mano. I miei preferiti sono stati sempre quelli craquelé: vetri attraversati da leggerissime fratture, un disegno come di vene e stelle ma integri, perfettamente solidi; e bellissimi.

In questi momenti è così che mi piace pensarmi: comme du verre craquelé.

domenica 4 ottobre 2009

la verità ...

E allora diciamola la verità: che non è possibile. Non è possibile essere felici con questa vita, in questo modo, con l'anima sempre divisa in due. Possiamo raccontarci storie, ingannare il tempo, fare viaggi, raccoglierci sui divani e sulle terrazze, al caffè e attorno alle tavole imbandite. Possiamo ridere, scherzare, discutere, fare filosofia e persino letteratura. Possiamo trascorrere molte ore su skype, scrivere lunghe lettere, scambiarci foto e videostream; ma non è la stessa cosa.
La persona che amiamo è rimasta da qualche altra parte e essere felici è un'ipotesi, un ricordo o un migliore auspicio. Non qui e ora. Nessuno ci riesce: nemmeno quelli che se lo sono scelto, nemmeno i più allenati; nessuno resta indifferente al dolore e allo smarrimento del distacco.

Mi manca casa mia, quella dove abbiamo passato insieme i primi anni e dove credevo che avremmo vissuto per sempre. Mi manca l'uomo che ho scelto, che amo in tutte le piccole cose e che mi rende felice. Mi manca disperatamente, perché abbiamo preso due aerei diversi e ogni volta è uno strattone, sempre più forte, sempre più angosciante.

Domani starò bene; o farò come se.
Domani mi lascerò di nuovo sommergere dalle piccole e grandi inezie con cui si riempiono le mie giornate: lavoro, radiogiornale, corso di albanese, caffè o birra con gli amici, chi parte chi torna chi arriva, palestra, messimpiega, manicure sempre meno sobrie. Rido, scherzo, mi appassiono, mi guardo intorno, osservo e racconto.
Mi tengo impegnata, fino al prossimo aereo; e spero segretamente che il tempo passi in fretta.

Domani starò bene.

Oggi, però, vorrei che piovesse: piovesse a dirotto. Io non sono infrangibile ...

giovedì 1 ottobre 2009

trentatre

Odio il volo dell'alba. Sono nervosa e scontrosa e stravolta; la mancanza dello sportello schenghen e l'assoluta incapacità degli albanesi a fare la fila mi rendono del tutto politicamente scorretta. Sono a casa alle 10 e non so più nemmeno come si fa ad avviare la caldaia. Vado a letto e spengo la suoneria del cellulare; di tutti i cellulari; non ho portato il computer e il telefono fisso non dà segni di vita. Oggi compio 33 anni, ma per adesso voglio solo dormire.

Quando riemergo dalle mie nebbie sono quasi le 5. Il frigo è vuoto, Vince arriva stanotte e non ho avvisato quasi nessuno che sono qui; l'unica cosa che mi pare di aver voglia di fare è andarmene a Livorno. Mi metto jeans e scarpe da tennis, mi pettino i capelli all'infuori e - dal momento che butta pioggia - cerco una giacca; mi provo il giubbino di pelle e incredibilmente mi sta; da una scatolina sulla cassettiera recupero il cerchietto che prima portavo sempre al naso. Prima di fare questo lavoro, prima di questa vita. Nessuno che conosco a Tirana mi ha mai vista così, nemmeno in foto!

Chiudendo l'armadio mi guardo allo specchio e mi riconosco più del solito. Questa è Serena: Serena a 13 anni, Serena a 23. Non mi sono persa, non mi sono tradita; ho mantenuto le promesse che mi ero fatta e sono diventata la persona che volevo essere. Questo - solo questo - è veramente importante.

Tiro un sospiro di sollievo e corro giù a inseguire l'autobus. Una volta era il numero 8 e dietro c'era il mare; me lo ricordo come fosse adesso. Vent'anni sembrano un'eternità e non c'è niente che non mi ricordi per filo e per segno.

A me non è mai dispiaciuto invecchiare.

domenica 27 settembre 2009

con gli occhi degli altri

Da quando sono qui, nessuno è riuscito a farmi una bella fotografia ... e dire che frequento un numero spropositato di gente con macchine fotografiche semi-professionali!
Ho quindi elaborato una mia personale teoria: il fatto è che nessuno riesce a mettermi a fuoco. In generale non è facile "prendermi in foto" (ne sa qualcosa il fotografo del matrimonio...). Mi muovo, mi innervosisco, mi giro dall'altra parte all'ultimo momento; c'è sempre qualcosa che non va, e sono del tutto incapace di mettermi in posa.
Eppure non sono io che sfuggo: sono gli altri che non riescono a prendermi!

L'unica foto scattata a Tirana che mi piace molto l'ha fatta Ettore a me e Vincenzo, a conferma della mia ipotesi. E poi c'è quella della conferenza di maggio, che è bella perché è incongrua: sembro uscita da una copertina di Vanity Fair però sorrido (a Giorgio, direi) perché sono felice.
Veramente anche nella foto che fa da copertina a questo blog sono io, anche se non si vede: credito a Tiziano che almeno ci prova!


Visto che evito gli specchi, i ritratti sono l'unico modo che ho per guardarmi dal di fuori. Anzi: guardarmi con gli occhi degli altri, che mi sembra un'idea estremamente affascinante. Come quando guardo io le persone e le cose che finiscono nelle mie storielle (e in molti altri appunti di storielle che non posso raccontare).
Anche io - la parolaia! - vorrei essere raccontata, qualche volta: vorrei vedere un mio ritratto e riconoscermi; lo farei con infinito stupore. Possibilmente per foto ...

giovedì 17 settembre 2009

pioggia a Tirana

Piove a Tirana. Sta per cominciare l'autunno, e io sono contenta. Mi piace la pioggia e l'autunno è la mia stagione preferita.

E poi mi fa sorridere il fango: mi sembra un memento divertente della vita che facciamo, che ci siamo scelti. Con i tagli di corrente, le strade non asfaltate, i cavi della tv appesi fuori dalla finestra, il carretto accanto al mercedes, l'acqua non tanto potabile. A Tirana, altrimenti, rischi di non farci troppo caso.

Inoltre l'arrivo dell'autunno mi permette di chiudere definitivamente in valigia tutti i miei vestiti estivi. E questo è un bene, perché poi a Pisa la valigia diventerà una scatola ordinata nell'armadio: "serena d'estate".
E l'estate prossima - inshallah - vediamo dove la dobbiamo spedire.