domenica 28 febbraio 2010

albiversario

Di nuovo 28 febbraio, ancora in Albania; sono passati due anni e quella che viene sarà la mia terza primavera a Tirana. Non credevo che ci sarei arrivata e non era nei miei piani; non saprei nemmeno dire cos'è che mi trattiene qui ... Mi piace tornare.

Quando sono rientrata all'inizio del mese ho trovato sotto casa mia un nuovo supermercato; Majlinda (la parrucchiera) ha cambiato taglio e si è fatta bruna; lo Unit (il locale del giovedi sera) è completamente ridecorato; vicino all'Ambasciata italiana apre un megastore della Coin; Djana (l'estetista) aspetta un bambino; la cattedrale ortodossa è quasi finita e si vede il campanile; la torre dell'orologio è stata restaurata; un ennesimo centro commerciale (il City-Park) si è aggiunto alle destinazioni per lo struscio (xhiro) del sabato. E sono mancata solo un mese e mezzo ...

Alcune persone che ho frequentato molto sono partite; qualcun'altra è arrivata da poco. Anche questo è già successo, e non è sempre facile.

In ufficio c'erano ancora le mie cose, ma a un certo punto mi sono accorta che mi avevano cancellata dal repertorio telefonico interno. Un collega di un altro ufficio mi ha raccontato che era passato per salutare e quando ha chiesto al nuovo stagista «ma Serena quando torna?», quello ha risposto: «e chi è Serena?».


L'anno scorso diedi una festa a casa per il mio primo "albiversario"; c'erano la torta, la candelina e la notizia ufficiale che Vincenzo partiva per Bruxelles. Quest'anno ho preferito tenerlo per me; e ho amato molto la coincidenza del viaggio a Shkodër che, assai più del calendario, mi ha dato il senso del tempo che è passato. Che mi è passato addosso, e anche attraverso.


Aspetto di fare nei prossimi giorni almeno un brindisi con due persone che mi sono molto care. A chi parte, a chi resta e a chi (brevemente) ritorna.

giovedì 25 febbraio 2010

un'idea per pranzo

Sono andata al blloku per un appuntamento a pranzo; non ci vado mai a quell'ora perché non mi è di strada.

Mentre passavo davanti allo Sky Tower ho visto un ragazzino rom portare via due piccioni (vivi) sotto le braccia; in volto l'espressione soddisfatta di quello che ha avuto un'idea geniale.
Ho visto anche uno dei molti guardiani che si danno il turno in quella strada (piena di uffici di internazionali) che gli diceva qualcosa; mi sono immaginata un dialogo del tipo:
- ma dove vai con quei piccioni?
- che ti importa? non li ho mica rubati: erano lì sul marciapiede e non sono di nessuno.

È durato solo un momento; e non ho nessun commento intelligente da aggiungere sui rom, sulla povertà o sull'inclusione sociale.

Io e il mio tailleur siamo passati oltre: quelli come me non cambiano il mondo.

Mi piace comunque - almeno - l'idea di raccontarlo.

mercoledì 24 febbraio 2010

anche no

"Anche no" è come rispondo (scherzando, ma non troppo) quando mi chiedono di fare qualcosa di cui non ho affatto voglia. Per esempio, alla domanda: "Serena, ti va di guardare la finale di Sanremo / la partita di campionato / la seratona di X-Factor?", tendo a rispondere "anche no", e vado via.
Lo stesso principio si applica a questioni più complesse: ti andrebbe di ridisegnare l'intero data-base, di organizzare la conferenza, di accompagnare la missione, di facilitare la composizione della controversia? Anche no, in effetti ... Tranne che, in casi come questi, in genere poi lo faccio.

Da quando ho lasciato l'Italia, anche no riassume il mio atteggiamento nei confronti della "politica" (per così dire ... ) italiana. Ti andrebbe di interessarti a quello che succede nel tuo Paese, all'attualità politica, al buon funzionamento delle istituzioni, alle sorti dell'istruzione e della sanità, al dibattito parlamentare? Anche no. Spesso, anzi, decisamente no. Per questo motivo vivo serenamente senza seguire la stampa italiana; quando in Italia succede qualcosa di veramente serio lo vengo a sapere da BBC World o da EuroNews: poiché i believe in professionalism, mi fido della loro selezione.

Certe volte, però, i miei amici si sentono in dovere di mandarmi dei link: si tratta di notizie o situazioni di cui senz'altro preferirei non sapere nulla (anche no); e invece devo.

Questa lunga premessa serve a citare l'ennesima "infelice battuta" di cui si è parlato recentemente. Non cercherò nemmeno di argomentare lo sdegno; che non è qui solo di donna e di femminista e di italiana che vive in Albania (come se non fosse sufficiente).
Il vero problema - e forse questo aspetto è stato poco commentato - è che lo sdegno è istituzionale, nel senso più ampio possibile. Ma cos'altro aspettarsi da un Paese con l'ex velina (omofoba) Ministra delle Pari Opportunità? Abbiamo creduto che "nani e ballerine" fosse il peggio possibile; ma il Presidente del Consiglio che scherza sulla tratta delle donne albanesi dice profondamente che al peggio non c'è mai fine.

Serena, avresti voglia di tornare a vivere in Italia?
Anche no.


www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/12482/1/41/

domenica 21 febbraio 2010

in ascensore

Palazzo; ascensore.

- Mirëmbrëma
- Mirëmbrëma; çfarë kati?
- Njëmbëdhjetë
- You are from Italy?
- Yes, indeed
- I understand Italian, but I can't speak. I've never been to Italy: I went to the US

Ottavo piano: il signore scende e mi augura have a nice evening; you too, rispondo, e premo il bottone per l'undicesimo.

A parte che secondo me ha indovinato che sono italiana più dal fatto che all'undicesimo piano abitano gli unici stranieri (italiani) del condominio, che non da come ho pronunciato (male) due parole di albanese.
E comunque: in quale altro paese al mondo la conversazione da ascensore non verte sul tempo ma su dove uno era emigrato?

Non posso farci niente: a me piace questo posto ...

mercoledì 17 febbraio 2010

qui e ora

Stasera qualcuno (che non lo aveva mai fatto prima) ha cucinato per me.

E mentre ero lì, mi sono accorta che è passato un intero anno. E - in un certo senso - una gran parte di un anno intero è passata tutta in una volta durante lo scorso fine settimana.

Ho pensato alle mie scelte e alle cose di cui sono convinta: il mare; fidarsi; le trame e le parole. E anche le sfumature, i dettagli, le storie, i paesaggi. Ho pensato a quello che rischio e a quello a cui rinuncio, ogni volta che faccio la valigia; al fatto che scappare mi determina così profondamente e che, finché dura questa vita, "qui e ora" è l'unica maniera che ho per stare al mondo.

Comprese le persone che mi capitano intorno. Soprattutto le persone che mi capitano intorno.

giovedì 11 febbraio 2010

continua ...

Così che, fra dicembre e gennaio, sono tornata in tutte le mie case: quella in cui sono cresciuta, quella su cui pago il mutuo e quella in cui ho deciso di abitare. Per una decisamente priva di radici, è stato un viaggio parecchio impegnativo ... Ho avuto anche un sacco di tempo, fra treni e aerei, per chiedermi se qualcosa, nella mia vita, avrebbe potuto o dovuto essere diverso; sono abbastanza sicura di no, e comunque non è nemmeno così importante.

Durante quei mesi a volte ho avuto voglia di scrivere, ma non l'ho mai fatto. Mi andava di tenermi i miei piccoli ricordi ambientati in posti strani tipo Zvernec (monastero ortosso, passerella di legno, colpo di sole), Prizren (tequila sale e limone, balcone, giroscopio rai), Blinisht (bambini, maestri coraggiosi, nonnina sorda) e molte stradine e palazzi di Tirana. Ho cercato di raccontare a vecchi e nuovi amici qualcosa di interessante, qualcosa che lasciasse indovinare la bizzarra passione con cui si può abitare nel "paese delle aquile"; ma mi sono accorta che non ci riuscivo: perché serenainalbania, fuori dall'Albania, è un dettaglio secondario, una parentesi fra il prima e il dopo; una cartolina fra le moltissime che ho mandato.
E non volevo insistere; anzi, mi faceva bene riconnettermi con il resto del mondo, con tutto il resto della mia storia. Ripensavo a quando Andrea è venuto a trovarci e alle cose in codice che ci dicevamo e alla valigia piena di niente; partendo da Tirana avevo portato via il batik che gli avevo promesso e gliel'ho mandato in Italia, per la sua nuova casa. Pensavo a Ettore, al fatto che non ci siamo salutati nemmeno alla stazione di Senigallia («non ti ho salutato a Tirana, non vedo perché dovrei farlo qui» ... ) e all'energia che ci vuole per ricominciare. Ho tirato fuori la playlist della mia festa di addio a Tunisi, quella con la luna sopra il mare e il negroni sbagliato e la Roby incinta; e mi sono sentita felice. Ho riscosso un certo successo, a Bruxelles, con la mia conoscenza della letteratura cubana, della guayaba e della creatività dei dialetti italiani per chiamare l'anatomia maschile e femminile. Sono tornata anche a Madrid, 10 anni dopo, per bere il vermut e rivedere i ritratti di Velazquez.


Poi un lunedi mi è arrivato il biglietto Bruxelles-Tirana; partenza il giovedi, rientro dopo 6 settimane.

E così è che sono tornata. Nella solita casa, ma con una sola piccola valigia. E di nuovo senza sapere cosa succederà, dopo. E - temo - senza sapere cosa succederà dentro. Mi sono detta che forse potevo evitare di chiedermelo, che probabilmente non c'era più niente che valesse la pena raccontare.

Alla fine, comunque, ho ceduto, ed è tornata anche serenainalbania. Ho ceduto perché non è vero, come spesso mi dico, che scrivo solo per nostalgia: invece scrivo anche perché sono felice, perché mi piace esserlo e mi piace ricordarmelo.

E mi sento di ringraziare Fabio e Tiziano, perché - da un capo e dall'altro di questa strana storia delle città con la T - me lo hanno chiesto esplicitamente. E Andrea, perché sono sicura che mi perdonerà se, nonostante le nostre bellissime lettere su tornare a casa dopo più di 3 anni fuori, io invece all'ultimo momento sono ripartita (e senza avvisare ... ). E le persone che, in alcune altre città (Roma, Milano, Torino, Venezia, Pisa), continuano a farmi sentire che - profondamente - ho sempre un posto dove posso tornare; casomai ...
E anche Antonio, perché quella sera mi è venuto a prendere con la macchina nuova (che, per ragioni puramente letterarie, definiremo "color zucca").

mercoledì 10 febbraio 2010

cronaca di una fine annunciata ...

La mia idea era che questo blog finisse assieme al mio viaggio in Albania. Ho pensato di prendermi un po' di tempo, raccogliere gli ultimi commenti, farne un back-up e cancellarlo. D'altronde le storielle albanesi, al principio, dovevano essere solo un gioco, il modo per non perdere il filo di certi discorsi cominciati da tutta un'altra parte del mare; anche se poi, piano piano, hanno cominciato a vivere una loro vita indipendente, a portarmi in posti che non mi ero immaginata, fuori e dentro di me ... Non mi sembra nemmeno possibile che sia passato così tanto tempo. E forse ha ragione il mio amico Marco che, prima di partire per Sofia, un giorno mi disse che «serenainalbania è imbarazzante: è troppo personale».

Ho un vago proposito di lavorare a una versione cartacea che mi piacerebbe conservare, per ritrovarla un giorno in qualche cassetto e provarne la vertigine. Sospetto che, a rileggerle, la maggior parte delle storielle non mi piacerebbe più o non mi sembrerebbe coerente con la narrazione; pensavo, ad esempio, che potrei eliminare tutte le impressioni dei viaggi fuori dall'Albania, tranne magari il Kosovo.
Eppure: se io non fossi stata in Slovenia, non avrei mai saputo del sangue e del miele; quindi non lo avrei mai usato come argomento di conversazione prima di un film; quindi una persona che allora conoscevo appena non avrebbe mai cominciato a raccontarmi storie di confini. In totale, non ci sarebbe stato per me nessun Kosovo: tanto per fare un esempio ...
Alla fine mi sa che terrò tutto, perché tutto si tiene. Come quell'estate in cui avevo deciso di riprendermi la mia vita e, per cominciare, ho sistemato in dei grandi album quasi dieci anni di fotografie che tenevo in una scatola. Esattamente un anno dopo sarei stata in Africa; ma questo, allora, non potevo saperlo.

Insomma, contavo di chiudere il blog con le mie ultime storielle di dicembre. Tipo: Tiziano con gli occhiali GirgioArmani e il suo imperdibile amico artista che assomiglia a Alvaro Vitali; il caffé-libreria sotto casa di Isabella che sta diventando il nostro nuovo posto preferito; il Tirana Book Festival e il Tirana Film Festival; la mia appassionata ricerca di film albanesi recenti con sottotitoli leggibili; la copia di "In alto mare" dedicata e autografata dall'autore (ma non per me ... ). Vincenzo che viene a riprendermi e diciamo a tutti (per scherzo?) che è per assicurarsi che io venga via ... La casa completamente vuota e l'aria di neve che si sentiva all'improvviso, quel sabato mattina mentre andavamo a Rinas. E infine, inaspettato, il nuovo bar Segafredo dell'aeroporto, con la zona fumatori più geniale che abbia mai visto e un'intera tavolata di persone che adoro.

Così, più o meno, sarebbe finito il blog. E dopo: Bruxelles, una vita tutta da reinventare, e chissà cos'altro.


Questo è quello che mi ero immaginata. Ma così, ovviamente, non è andata.

Anzitutto mi hanno proposto di rientrare subito con un nuovo contratto, a partire dal 10 gennaio. In quanto a tempismo, chi si ricorda del febbraio 2008 a Tunisi avrà a questo punto un déjà-vu ... Ho rifiutato, perché ho deciso che stavolta c'erano delle cose più importanti del mio lavoro, delle cose di cui avevo bisogno; soprattutto avevo bisogno di tempo e di pace e di mettere in ordine le mie valige e di sentirmi bene nella mia nuova casa.

Avevo deciso di lasciare l'Albania, e avevo davvero bisogno di farlo; non tanto per l'Albania ma per me stessa: volevo tornare a casa.

(continua ... )