giovedì 8 maggio 2008

radio tirana

Il mio amico Andrea (quello cintura nera di citazioni) mi ha ricordato ieri sera che “radio Tirana trasmette musiche balcaniche” ...

Forse è giunto il momento che io trovi il modo di sintonizzarmi. Non so se esiste il mal di Balcani. So che, anche mossi - come me - da imperterrita determinazione a cambiare esplorare scoprire costi quel che costi, il dolore di lasciare quello che si conosce non è trascurabile e non è nemmeno facile da gestire. Se quel che si lascia poi è l'Africa (persino l'Africa del nord!), è inevitabile giocare con l'idea di aver contratto quella misteriosa malattia chiamata “mal d'Africa”. Non lo so.

I giorni passano e ho già girato due fogli di calendario da quando sono qui. La Tunisia, inevitabilmente, si allontana, trova posto nei cassetti della mia memoria, quelli pieni di storie che amerei poter (saper) raccontare. Ma non ho abbastanza parole per dire il mare perfettamente azzurro sotto la mia finestra, il rumore delle onde che riempie lo spazio di una casa rimasta sempre di passaggio. Come non ho parole per dire la sabbia fine del deserto e la luce indecifrabile del mattino sullo Chott el-Djerid. Conservo ricordi con infinita tenerezza, e la complicità di chi era con me (come me) mi salva. Ho portato qui un pesciolino di terracotta azzurro, per tenere lontani gli spiriti cattivi e per tenere il segno in quella pagina della mia storia, quella da cui - qui e adesso - provengo. Ho trovato un appunto nel mio diario che dice “con la nostalgia farò gomitoli e poi maglioni per il freddo di Tirana”; mi sento rassicurata.

E questi sono i Balcani, praticamente un altro universo. E io sono ancora del tutto analfabeta. Devo sintonizzarmi. E restare il tempo che ci vorrà per avere la tentazione di perdermi, quel gioco pericoloso che faccio con me stessa, la mia personalissima coazione a ripetere.

Ho lasciato a Bruxelles il mio ultimo libro in francese. Si intitolava Tunis blues.

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