Tempo di gelato, ormai. Fine settimana pieno di sole che passo in casa, come una gatta pigra, minimizzando le vie di fuga fra me e i libri che devo studiare. Non sono uscita nemmeno per andare al parco a prendere il sole e mi è mancato il mare. Glace chocolat noir et cannelle, minfadlek; deux boules, aishk. Lo so che questa cosa non tornerà mai più e vorrei un giorno scrivere una storia e farne un regalo di non-compleanno. O forse no, tanto non ne vale la pena. Il mare azzurro, comunque, e quel gusto speciale di cioccolata amara e cannella. Strani pensieri della domenica sera?
E' che ho acceso la tv e ho trovato un cantante che mi faceva impazzire quando ero ragazzina, l'unico di cui sono andata a vedere i concerti. Le canzoni più vecchie sono dell'epoca che facevo ancora il liceo, e poi tutta l'Università, quando avevo vent'anni e la rabbia che portavo dentro era energia e credevo di prendere il mondo a grandi morsi, con la fretta di chi pensa di avere avuto poco dalla vita e anche di non avere abbastanza tempo. La mia golosità è cambiata crescendo: piccoli morsi, adesso, e sapori non banali. Cioccolata amara e cannella, di nuovo.
Che strano rivedere quel cantante; che peraltro lui è sempre più famoso, sono io che non ho più l'età per scrivere i testi delle canzoni sul diario! E, sempre per quegli strani giri che fanno a volte i pensieri, mi accorgo che ora quelle canzoni sono anche la colonna sonora di una serata ventosa su una terrazza a Gammarth, quella volta che sono stata iniziata al pericoloso rito del "negroni sbagliato" e come conseguenza la mattina dopo Vincenzo è dovuto andare in aeroporto da solo perché io non mi reggevo in piedi...
Dopo quella sera Vincenzo ha capito che nessun costoso concerto di musica colta mi avrebbe mai resa felice quanto il paroliere di Ligabue, e si è arreso amorevolmente a questa evidenza. Perché per me "le parole contano", e il resto di meno.
Ho messo via, insomma. Ricordi, soprattutto, istantanee che non avrei potuto scattare e che non so raccontare. Devo fare posto, come è normale. Ho assaggiato il gelato albanese (akullore), ma non mi sembra buono per niente...
E' che ho acceso la tv e ho trovato un cantante che mi faceva impazzire quando ero ragazzina, l'unico di cui sono andata a vedere i concerti. Le canzoni più vecchie sono dell'epoca che facevo ancora il liceo, e poi tutta l'Università, quando avevo vent'anni e la rabbia che portavo dentro era energia e credevo di prendere il mondo a grandi morsi, con la fretta di chi pensa di avere avuto poco dalla vita e anche di non avere abbastanza tempo. La mia golosità è cambiata crescendo: piccoli morsi, adesso, e sapori non banali. Cioccolata amara e cannella, di nuovo.
Che strano rivedere quel cantante; che peraltro lui è sempre più famoso, sono io che non ho più l'età per scrivere i testi delle canzoni sul diario! E, sempre per quegli strani giri che fanno a volte i pensieri, mi accorgo che ora quelle canzoni sono anche la colonna sonora di una serata ventosa su una terrazza a Gammarth, quella volta che sono stata iniziata al pericoloso rito del "negroni sbagliato" e come conseguenza la mattina dopo Vincenzo è dovuto andare in aeroporto da solo perché io non mi reggevo in piedi...
Dopo quella sera Vincenzo ha capito che nessun costoso concerto di musica colta mi avrebbe mai resa felice quanto il paroliere di Ligabue, e si è arreso amorevolmente a questa evidenza. Perché per me "le parole contano", e il resto di meno.
Ho messo via, insomma. Ricordi, soprattutto, istantanee che non avrei potuto scattare e che non so raccontare. Devo fare posto, come è normale. Ho assaggiato il gelato albanese (akullore), ma non mi sembra buono per niente...
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