Oggi pomeriggio chiacchieravo del più, del meno e del mio futuro professionale con un mio amico, occasionale datore di lavoro, strepitoso accumulatore di cose disparate (informazioni, dati statistici, documenti di policy, paper di ricerca, spunti casuali, idee geniali di cui poi si scorda, traccie mp3, eccetera eccetera). Io mi diverto molto con lui (tranne quando cerca di convincermi a votare), anche perché è una delle poche persone che conosco che trova interessante il mio lavoro sulle questioni di genere; almeno così credo, visto che a volte me lo ha anche pagato... Quando parlo con lui divento creativa: tiro fuori dal cassetto la curiosità e la voglia (la capacità?) di vedere le cose da un altro punto di vista, recupero il gusto di fare un lavoro intellettuale - che è cosa diversa dal lavoro di concetto che faccio adesso.
Ora, mi rendo conto che questa cosa delle definizioni è un po' contorta ma cercherò di semplificare: nel settore in cui più o meno mi muovo io c'è un gran bailamme fra: esperti ricercatori collaboratori amministrativi tecnici funzionari strutturati non strutturati precari consulenti. Di fatto non ci si capisce niente, soprattutto perché - molto italianamente - da un lato si fa confusione fra tipologia contrattuale e inquadramento contrattuale, dall'altro ognuno si vuole chiamare in un modo che gli permetta di darsi importanza e di bulleggiare quelli “più sotto”.
In generale trovo la questione poco interessante. Mi ricordo sempre che, la prima volta che ebbi la brillante idea di presentarmi come “esperta di genere”, il mio interlocutore non riuscì a trattenersi dal domandarmi: scusa, ma di che genere? Da allora ho imparato a usare una perifrasi (esperta in questioni di genere, ma mentre che lo dici la persona con cui stai parlando si è già distratta da un pezzo) oppure la traduzione inglese/francese della stessa espressione, che non dà adito a questi simpatici giochi di parole. Ma soprattutto ho imparato che, quando si hanno argomenti solidi e/o buone competenze, le definizioni, come i titoli, sono decisamente poco importanti; e vale anche il contrario. Certo, se poi proprio mi bulleggiano... ammetto che un po' mi innervosisco!
Per la cronaca: di formazione io sono analista di politica internazionale e demografa. Sono dottore di ricerca, il che fa di me una ricercatrice. Conosco approfonditamente almeno due argomenti: migrazioni e questioni di genere, quindi sono un'esperta (collaborazioni accademiche, pubblicazioni, consulenze). Attualmente lavoro come PAT (personale amministrativo e tecnico) per una struttura ministeriale, ma sono assunta con un contratto di lavoro para-subordinato... quindi forse sono una para-PAT?!? Certo, capisco che sarebbe più semplice dire: sono ingegnere (o geometra, o cardiologa, o maestra) ... Ma tutto questo davvero dice qualcosa di interessante su di me?
Insomma il mio amico mi fa: inserisco anche te nello staff che lavora a questo progetto, dammi due righe di presentazione. E io ho un'illuminazione, mi è improvvisamente chiaro parola per parola chi sono io e cosa faccio nella vita: FORTUITOUS EXPERT, KINDLY PROVIDING BRIGHT ADVICE AND MORAL SUPPORT FOR PROJECT DESIGN AND IMPLEMENTATION. Che lui peraltro è anche capace di proiettare davvero una slide con quella scritta, non fosse altro perché si è scordato di cancellarla...
In tutto ciò, mi accorgo che il lavoro d'ufficio ricomincia a starmi stretto. Sono stanca di scarpe scomode da donna, tailleur (per quanto mai di color grigio fumo) e ore vuote alla scrivania: ho nostalgia di quella me che si aggira in pigiama per la casa rumuginando sulla frase più chiara possibile per dire convincentemente quello che pensa. Quando nel lavoro devi metterci anche delle idee tue, non solo saper fare delle cose. Mi sa che mi annoio. E io detesto annoiarmi.
PS: and he actually did!
Ora, mi rendo conto che questa cosa delle definizioni è un po' contorta ma cercherò di semplificare: nel settore in cui più o meno mi muovo io c'è un gran bailamme fra: esperti ricercatori collaboratori amministrativi tecnici funzionari strutturati non strutturati precari consulenti. Di fatto non ci si capisce niente, soprattutto perché - molto italianamente - da un lato si fa confusione fra tipologia contrattuale e inquadramento contrattuale, dall'altro ognuno si vuole chiamare in un modo che gli permetta di darsi importanza e di bulleggiare quelli “più sotto”.
In generale trovo la questione poco interessante. Mi ricordo sempre che, la prima volta che ebbi la brillante idea di presentarmi come “esperta di genere”, il mio interlocutore non riuscì a trattenersi dal domandarmi: scusa, ma di che genere? Da allora ho imparato a usare una perifrasi (esperta in questioni di genere, ma mentre che lo dici la persona con cui stai parlando si è già distratta da un pezzo) oppure la traduzione inglese/francese della stessa espressione, che non dà adito a questi simpatici giochi di parole. Ma soprattutto ho imparato che, quando si hanno argomenti solidi e/o buone competenze, le definizioni, come i titoli, sono decisamente poco importanti; e vale anche il contrario. Certo, se poi proprio mi bulleggiano... ammetto che un po' mi innervosisco!
Per la cronaca: di formazione io sono analista di politica internazionale e demografa. Sono dottore di ricerca, il che fa di me una ricercatrice. Conosco approfonditamente almeno due argomenti: migrazioni e questioni di genere, quindi sono un'esperta (collaborazioni accademiche, pubblicazioni, consulenze). Attualmente lavoro come PAT (personale amministrativo e tecnico) per una struttura ministeriale, ma sono assunta con un contratto di lavoro para-subordinato... quindi forse sono una para-PAT?!? Certo, capisco che sarebbe più semplice dire: sono ingegnere (o geometra, o cardiologa, o maestra) ... Ma tutto questo davvero dice qualcosa di interessante su di me?
Insomma il mio amico mi fa: inserisco anche te nello staff che lavora a questo progetto, dammi due righe di presentazione. E io ho un'illuminazione, mi è improvvisamente chiaro parola per parola chi sono io e cosa faccio nella vita: FORTUITOUS EXPERT, KINDLY PROVIDING BRIGHT ADVICE AND MORAL SUPPORT FOR PROJECT DESIGN AND IMPLEMENTATION. Che lui peraltro è anche capace di proiettare davvero una slide con quella scritta, non fosse altro perché si è scordato di cancellarla...
In tutto ciò, mi accorgo che il lavoro d'ufficio ricomincia a starmi stretto. Sono stanca di scarpe scomode da donna, tailleur (per quanto mai di color grigio fumo) e ore vuote alla scrivania: ho nostalgia di quella me che si aggira in pigiama per la casa rumuginando sulla frase più chiara possibile per dire convincentemente quello che pensa. Quando nel lavoro devi metterci anche delle idee tue, non solo saper fare delle cose. Mi sa che mi annoio. E io detesto annoiarmi.
PS: and he actually did!
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