venerdì 9 maggio 2008

la mia nuova sarta

Trovare una sarta in Italia che ti faccia un orlo ai pantaloni? Me la ricordo come una fatica improba! Anzi, una volta credevo di aver fatto un affarone a Roma perché a fine saldi avevo trovato un paio di pantaloni che mi piacevano ma non era proprio proprio la mia taglia ma “basterà qualche ritocchino”... maledetta commessa in malafede! Tipo 20 euro di pantaloni e 18 di ritocchi! GIURO che se rinasco femmina imparerò a cucire a ricamare e a fare la calza, indipendentemente dal peso atavico della pressione sociale mirata a programmare la definizione dell'identità di genere femminile come intrinsecamente subalterna eccetera eccetera. Insomma: mi farò gli orli da sola.

In questa vita, invece, in Albania ho trovato una sarta nella quale ripongo ottimistica fiducia: secondo me è una sveglia. Anzitutto ha montato la sua boutique praticamente nel sottoscala di Torre Drin, un building di uffici internazionali a quattro/cinque stelle, compresa una banca e la cooperazione italiana, e negozi carissimi (e agenzie di viaggio molto sospette, ma questa è un'altra storiella); dove con “sottoscala” intendo proprio sotto una rampa di scale. Geniale. Poi parla italiano, il che senza dubbio la avvantaggia.
Come prima cosa, per metterla alla prova, le ho chiesto di farmi dei buchi a una cintura. LO SO che le sarte normalmente non fanno i buchi alle cinture, ma insomma ... Sta di fatto che lei coglie la palla al balzo e mi dice: “io non faccio ma ti faccio fare, tu lascia me due giorni”. Questa donna ha una marcia in più.
Dopo ho provato con un task più difficile: fare i buchi E ANCHE accorciare un'altra cintura. Questa ho dovuto riportargliela perché l'aveva fatta accorciare ma ancora i buchi non erano abbastanza (sì: l'avevo comprata da uomo!!) quindi ero un po' delusa, ma oggi mi ha stupita: invece di fare questi benedetti buchi l'ha fatta accorciare di più, così mi sta decisamente meglio e non “avanza” troppo fra un passante e un altro. Sono conquistata.
Ora le ho lasciato una tuta da accorciare e un paio di pantaloni da copiare uguali e identici. Siccome io non so comprare le stoffe, non ho il tempo di andarci e soprattutto non parlo albanese, le ho chiesto di pensarci lei, che mi fido. E il colore? “Prendo pezzettini di tutti i colori per scegliere”, mi dice. Sono più che conquistata: già sogno di modellini di Burda che si materializzano su misura per me ...

Ma sarà meglio non correre troppo, per non rimanerci male: vedremo come andrà a finire!

NB: per capire davvero questa storiella bisogna aver provato (e riprovato, e riprovato) come me a ottenere qualcosa dal più sveglio dei ciabattini in Tunisia ... o dei falegnami ... o degli idraulici ... o dei camerieri ...

1 commento:

Anonimo ha detto...

... un piccolo passo avanti é stato fatto: ora ci lasci entrare ... anche se stai alla porta a controllare gli inviti !! :)
Ma é giusto cosi' !! :)
Certo che se mi ritrovo davanti al "peso atavico della pressione sociale mirata a programmare la definizione dell'identità di genere femminile come intrinsecamente subalterna " mi trovo spiazzato e comincio a soffrire di ansie da prestazione !!! Se poi dovesse cominciare a postare commenti anche "l'amico delle citazioni" ... beh ... mi sentirei proprio emarginato !!! ;)
De toute façon se mi chiamavi te lo dicevo anch'io che era meglio accorciare che fare altri buchi nella cintura !!! C'e' un sottoscala à louer nella Torre Drin ? :D