martedì 7 aprile 2009

genius loci

Nell'antica mitologia romana esisteva una divinità chiamata genius loci. Sono spiriti benigni che custodiscono i luoghi che gli uomini (e le donne) abitano o frequentano. L'idea che tutti i luoghi (nullus locus sine genio) - e soprattutto le case - siano protetti contro il malocchio, l'invidia e la cattiveria del mondo mi ha sempre affascinata.

Nella mia vita di espatriata, ho imparato che anche nella comunità che frequentiamo - il "luogo umano" nel quale abitiamo, senza avere necessariamente troppa libertà di scelta - c'è sempre qualcuno che diventa (forse per tutti, per me sicuramente) il genius loci. Quello che, più o meno consapevolmente, tiene tutti insieme e salva il nostro piccolo piccolissimo mondo.

A volte penso che mi piacerebbe avere io questo ruolo, ma mi accorgo che non ne sono proprio capace. E allora sono enormemente grata a chi invece lo fa: perché così anche io - con le guerriglie che devo sopportare e i tacchi che non porto volentieri e i dubbi che mi tengono sveglia la notte - sono al sicuro. Che poi è il senso primo e originario di "sentirsi a casa", nonostante tutto: nonostante la lingua che non parliamo, il paesaggio che non ci appartiene, le assenze a tratti intollerabili.

Mi capita di scrivere cose incomprensibili del tipo "grazie, anche se non sai perché". E apprezzo (sollevata e divertita) che non seguano domande.

Il mio boccale da un litro di birra kaon è limitatamente pertinente rispetto a questa riflessione.

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