Quello di oggi e domani è un evento super-importante: se questo funziona, altri seguiranno e ne deriverà di conseguenza una direzione nuova e molto più interessante a tutto il mio lavoro a Tirana.
Sono settimane che ci prepariamo. Visto da fuori - lo so - tutto si risolve in un susseguirsi di presentazioni in .ppt inframezzate dalle pause caffè. Eppure non è così: le conferenze internazionali sono partite che si giocano fino a subito prima e a partire da subito dopo.
È in queste occasioni che mi sento rassicurata: era proprio scienze politiche internazionali che dovevo studiare nella vita, e non ingegneria o letteratura ...
Appuntamento alle 8:30 al bar dello Sheraton. Ieri sera sono stata dalla parrucchiera a farmi i capelli, così guadagno tempo; sono anche passata dalla lavanderia a ritirare il tailleur e la camicia nuova. Mi sveglio prestissimo con la morsa dell'adrenalina: mi basterà un quarto d'ora per essere pronta, tanto salto la colazione. Mi infilo sotto la doccia e via.
Non c'è elettricità.
Non è praticamente mai successo per tutto l'inverno: ci sono state pochissime interruzioni di corrente a Tirana quest'anno. E giusto stamattina, a un'ora da una cosa veramente e definitivamente cruciale per la mia carriera, nel mio quartiere manca l'elettricità. Quindi non funziona l'autoclave, quindi sono senza acqua corrente. Sono troppo allibita anche per bestemmiare.
E qui è quando entrano in gioco le famose "risorse nascoste". Siccome alla fine dei conti sono cresciuta in una zona d'Italia in cui l'emergenza idrica non è niente di strano, tengo sempre da parte un bidone d'acqua da 5 litri, che in questo caso mi salva. Certo, l'andirivieni fra fornelli e bagno mi fa perdere moltissimo tempo, ma comunque riesco a vestirmi, uscire in bilico sui tacchi, infilarmi in un taxi al volo e arrivare in tempo per l'inizio della conferenza, sperando che nessuno mi faccia notare il ritardo.
Porto pazienza per tutta la prima parte dei lavori. Pranzo amabilmente (e velocemente) con gli Svedesi e i Croati. Poi mi scuso: credo che approfitterò di quest'oretta di pausa che rimane per passare dalla palestra; sì sì, quella dello Sheraton è senza dubbio la migliore palestra di Tirana ...
Scendo, mi infilo sotto la doccia (questa funziona), poi resto venti minuti in sauna a riflettere sui paradossi, sugli imprevisti, sul fatto che dovrei aggiungere in grassetto nel mio CV una frase del tipo "problem-solving attitutude plus high capacity to cope with unexpected situations". Uscendo, la ragazza della palestra mi chiede se va tutto bene; "Benissimo, grazie", rispondo.
Mi ricongiungo a un collega a cinque minuti dall'inizio dei lavori del pomeriggio.
- Ma dove eri sparita?
- Perché, qualcuno mi cercava?
- No, però mi chiedevo
- Ero in palestra
- Facevi sport durante la conferenza?
- Non proprio ...
In generale, questo episodio dovrebbe mandarmi ai matti: dovrei lamentarmi, sbraitare, pretendere che qualche datore di lavoro mi riporti illico nella civiltà avanzata, laddove l'acqua corrente non è una variabile aleatoria. Molti miei colleghi hanno questo atteggiamento; io no. Del resto, uno dei motivi per cui mi sono iscritta alla palestra dello Sheraton è che posso farmi la doccia tutti i giorni anche se manca la corrente a casa: detto, fatto.
Stando qui, la mia percezione di ciò che è normale muta e si adatta; come è giusto che sia.
La conferenza comunque sta andando bene. E sono sicura che, un giorno, di storielle come questa avrò immensa (irresistibile?) nostalgia ...
Sono settimane che ci prepariamo. Visto da fuori - lo so - tutto si risolve in un susseguirsi di presentazioni in .ppt inframezzate dalle pause caffè. Eppure non è così: le conferenze internazionali sono partite che si giocano fino a subito prima e a partire da subito dopo.
È in queste occasioni che mi sento rassicurata: era proprio scienze politiche internazionali che dovevo studiare nella vita, e non ingegneria o letteratura ...
Appuntamento alle 8:30 al bar dello Sheraton. Ieri sera sono stata dalla parrucchiera a farmi i capelli, così guadagno tempo; sono anche passata dalla lavanderia a ritirare il tailleur e la camicia nuova. Mi sveglio prestissimo con la morsa dell'adrenalina: mi basterà un quarto d'ora per essere pronta, tanto salto la colazione. Mi infilo sotto la doccia e via.
Non c'è elettricità.
Non è praticamente mai successo per tutto l'inverno: ci sono state pochissime interruzioni di corrente a Tirana quest'anno. E giusto stamattina, a un'ora da una cosa veramente e definitivamente cruciale per la mia carriera, nel mio quartiere manca l'elettricità. Quindi non funziona l'autoclave, quindi sono senza acqua corrente. Sono troppo allibita anche per bestemmiare.
E qui è quando entrano in gioco le famose "risorse nascoste". Siccome alla fine dei conti sono cresciuta in una zona d'Italia in cui l'emergenza idrica non è niente di strano, tengo sempre da parte un bidone d'acqua da 5 litri, che in questo caso mi salva. Certo, l'andirivieni fra fornelli e bagno mi fa perdere moltissimo tempo, ma comunque riesco a vestirmi, uscire in bilico sui tacchi, infilarmi in un taxi al volo e arrivare in tempo per l'inizio della conferenza, sperando che nessuno mi faccia notare il ritardo.
Porto pazienza per tutta la prima parte dei lavori. Pranzo amabilmente (e velocemente) con gli Svedesi e i Croati. Poi mi scuso: credo che approfitterò di quest'oretta di pausa che rimane per passare dalla palestra; sì sì, quella dello Sheraton è senza dubbio la migliore palestra di Tirana ...
Scendo, mi infilo sotto la doccia (questa funziona), poi resto venti minuti in sauna a riflettere sui paradossi, sugli imprevisti, sul fatto che dovrei aggiungere in grassetto nel mio CV una frase del tipo "problem-solving attitutude plus high capacity to cope with unexpected situations". Uscendo, la ragazza della palestra mi chiede se va tutto bene; "Benissimo, grazie", rispondo.
Mi ricongiungo a un collega a cinque minuti dall'inizio dei lavori del pomeriggio.
- Ma dove eri sparita?
- Perché, qualcuno mi cercava?
- No, però mi chiedevo
- Ero in palestra
- Facevi sport durante la conferenza?
- Non proprio ...
In generale, questo episodio dovrebbe mandarmi ai matti: dovrei lamentarmi, sbraitare, pretendere che qualche datore di lavoro mi riporti illico nella civiltà avanzata, laddove l'acqua corrente non è una variabile aleatoria. Molti miei colleghi hanno questo atteggiamento; io no. Del resto, uno dei motivi per cui mi sono iscritta alla palestra dello Sheraton è che posso farmi la doccia tutti i giorni anche se manca la corrente a casa: detto, fatto.
Stando qui, la mia percezione di ciò che è normale muta e si adatta; come è giusto che sia.
La conferenza comunque sta andando bene. E sono sicura che, un giorno, di storielle come questa avrò immensa (irresistibile?) nostalgia ...
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